il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2025
Turchia, estrema destra, 007, mafia e coca: comanda la Gomorra di Erdogan
Del leader dell’estrema destra turca, Devlet Bahçeli, si sa ben poco. È nota soprattutto la sua passione per gli abiti su misura e le auto d’epoca. È noto anche che nel 1978, mentre la Turchia era sull’orlo della guerra civile, lacerata dalle violenze tra estrema sinistra e estrema destra, la Renault bianca di Bahçeli, all’epoca docente all’università di Ankara, era stata fermata dalla polizia con un carico di armi da guerra nel bagagliaio. Ma poiché l’aveva prestata ad amici – e grazie anche ad amicizie altolocate – Bahçeli non fu indagato. Leader del partito del Movimento nazionalista (MHP) dal 1997, Devlet Bahçeli, 77 anni, è alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan dal 2017. Questi può contare sulla base elettorale dell’MHP (circa l’8%) e sulla sua influenza all’interno delle forze di polizia. Negli ultimi anni, il saluto dei Lupi Grigi, il movimento estremista nazionalista turco – che si fa con l’indice e il mignolo alzati a formare il muso di un lupo -, si vede sempre più spesso durante le cerimonie di consegna dei diplomi delle scuole di polizia. Il giuramento pronunciato dalle forze speciali dell’esercito e della polizia ricalca quello degli “idealisti”, termine con cui si definiscono i fascisti turchi. Bahçeli contribuisce alla deriva mafiosa del regime di Erdogan tramite l’alleanza tra estrema destra, criminalità organizzata e servizi di sicurezza, che già esisteva in Turchia negli anni ‘90. Le prove non mancano. Bahçeli ha ottenuto la liberazione di diversi padrini “idealisti”, tra cui Kürsat Yılmaz, Sedat Sahin e Alaatin Çakıcı, celebre mafioso turco, liberato nel 2020 (era stato arrestato, nel 1998, in un casinò di Nizza, in possesso di un passaporto diplomatico turco con il nome falso).
Da allora il “padrino” non esita a minacciare i leader dell’opposizione e a mostrarsi in pubblico insieme all’assassino del giornalista armeno Hrant Dink, ucciso nel 2007, anche lui tornato in libertà. La collusione tra estrema destra e mafia si ritrova nel traffico di droga. Negli anni ‘90, gli “idealisti” si arricchivano facendo transitare l’eroina dall’Afghanistan all’Europa. Oggi il nuovo Eldorado è la cocaina. La droga, in provenienza dal sud America, transita in navi cargo verso l’Europa, dove viene gettata in mare aperto, nel Mediterraneo, per essere recuperata da altri, oppure viene importata direttamente in Turchia, in particolare attraverso il porto di Mersin, per poi essere distribuita in Russia o nei Paesi del Golfo e in Israele, dove si vende al prezzo più alto. Questi legami occulti talvolta emergono alla luce del giorno: il 18 luglio scorso, un’auto con la targa diplomatica è stata fermata alla frontiera tra Bulgaria e Turchia. All’interno, la polizia bulgara ha trovato 206 kg di cocaina, per un valore commerciale di 20 milioni di euro. Su alcuni imballaggi figurava il logo dell’MHP. La salute precaria di Bahçeli, ricoverato in ospedale e praticamente invisibile dall’inizio dell’anno, alimenta tensioni all’interno del partito. Negli ultimi mesi, la battaglia interna per la successione alla leadership ha persino fatto dei feriti. Già nel 2022, l’assassinio di Sinan Ates, ex presidente degli Ülkü Ocakları, i “Focolari idealisti”, legati all’MHP, aveva mostrato la violenza della lotta interna per il potere e i legami tra estrema destra, criminalità organizzata e polizia, oltre che il malfunzionamento della giustizia turca. Sinan Atesş era stato estromesso dalla direzione degli Ülkü Ocakları per divergenze ideologiche e personali prima di essere assassinato in una via di Ankara. A giugno, la corte d’Appello di Ankara ha respinto il ricorso presentato da venti persone condannate per questo omicidio a pesanti pene detentive. Tra loro, il killer, un narcotrafficante, e gli agenti delle forze speciali che lo avevano accompagnato ad Ankara. La giustizia turca ha anche identificato e condannato il mandante, a sua volta un narcotrafficante, già ricercato anche per furto, sfruttamento della prostituzione e per un omicidio del 2013: aveva aperto il fuoco contro dei militanti di sinistra durante una manifestazione contro la droga, nel quartiere di Maltepe, a Istanbul, uccidendone uno. Tuttavia, la famiglia di Sinan Ates, e malgrado le minacce a cui si espone, continua a sostenere che i veri mandanti vanno cercati altrove, tra gli attuali dirigenti dei Focolari idealisti e nei ranghi dell’MHP in Parlamento. Nell’ambito dell’inchiesta, tuttora in corso, la giustizia turca ha arrestato il 4 ottobre scorso altri due individui, sospettati di aver trasmesso delle informazioni e fatto da intermediari tra il mandante e il killer. I due poi sono stati rilasciati sotto controllo giudiziario. Si tratta di un poliziotto, Mustafa Ensar Aykal, ex direttore della sezione omicidi di Ankara, e di un avvocato, Serdar Ökten, candidato alle legislative del 2023 a Istanbul in una lista dell’MHP.
La sorte di quest’ultimo è stata rapidamente segnata. Serdar Ökten, che durante gli interrogatori aveva dichiarato di soffrire di problemi di memoria legati al Covid, era stato ricoverato durante la detenzione. In ospedale aveva ricevuto la visita del capo degli “idealisti”, Ahmet Yigit Yıldırım, accusato da Ayse Ates, la vedova di Sinan Ates, di essere uno dei principali mandanti dell’omicidio del marito. Quest’uomo è stato fotografato mentre parlava con le guardie carcerarie responsabili della sorveglianza del detenuto. “Serdar Ökten è una figura chiave in tutta questa faccenda, chi ha ucciso mio marito teme che possa parlare”, aveva avvertito la donna a inizio anno. Sui social, l’avvocato aveva pubblicato infatti dei messaggi in cui lasciava intendere che aveva delle rivelazioni da fare. Ma, la sera del 5 ottobre, la sua auto, bloccata nel traffico di Istanbul, è stata crivellata di proiettili e l’avvocato è morto nell’agguato. Il patto tra l’AKP, il partito di Erdogan, e l’MHP si inserisce in un contesto in cui si moltiplicano i casi di corruzione che coinvolgono persone vicine al potere. Il Paese è diventato un crocevia per il riciclaggio del denaro sporco. Una pratica collaudata, soprattutto attraverso il gioco d’azzardo, via le piattaforme online e nei casinò del nord di Cipro, occupato militarmente da Ankara dal 1974, mentre sono vietati in Turchia. Soprannominato il “re dei casinò”, Halil Falyalı è stato ucciso nel 2022 dopo che Sedat Peker, celebre mafioso dell’estrema destra in rottura con il potere, lo aveva pubblicamente accusato, dalla sua latitanza, di riciclare centinaia di milioni di euro per il crimine organizzato e di finanziare numerosi politici dell’AKP di Erdogan, nonché Ersin Tatar, il presidente filoturco e filo-MHP della Repubblica turca di Cipro del nord. Ammalatosi di Covid, il presidente Tatar non aveva potuto partecipare ai funerali quasi nazionali del “re dei casinò”, la cui bara era stata decorata con le bandiere turca e turco-cipriota. Troppo visibilmente allineato al potere di Ankara, Ersin Tatar è stato sconfitto alle urne il 19 ottobre. Devlet Bahçeli ha rifiutato di riconoscere il risultato dello scrutinio e ha chiesto (invano) l’annessione del nord di Cipro alla Turchia.
Un’altra assenza si era notata ai funerali di Halil Falyalı: quella di Cemil Önal, che si presentava come il suo contabile e che, dopo la morte dell’uomo d’affari, era fuggito in Europa. Arrestato dalla polizia olandese sulla base di un mandato spiccato da Interpol su richiesta della Turchia, Önal era stato rilasciato senza essere estradato, dopo aver fornito delle informazioni alle autorità olandesi. In carcere era stato ascoltato per venti ore dal consorzio giornalistico di inchiesta dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP). Scarcerato in aprile, prometteva alla stampa turco-cipriota rivelazioni clamorose: un elenco di nomi di politici turchi che, secondo lui, sarebbero stati finanziati in passato con 15 milioni di euro al mese da Falyalı, e video registrati dall’uomo d’affari negli alberghi di lusso di Cipro e usati per ricattare burocrati e politici turchi. Il 2 maggio, Önal è stato assassinato mentre, seduto al bar di un hotel della città olandese di Ryswick, aspettava i deputati dell’opposizione turca ai quali avrebbe dovuto fare le sue rivelazioni. I killer, che secondo alcuni testimoni parlavano turco, sono tuttora in fuga.