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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Assunzioni negate a chi ha disabilità "Preferiscono pagare le multe"

I furbi sono ancora troppi. Sono le aziende che scelgono di ignorare l’obbligo di assumere persone con disabilità. «Preferiscono correre il rischio di pagare la sanzione», avverte Vincenzo Falabella, presidente di Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap.
Le aziende che hanno più di 14 dipendenti hanno l’obbligo di assumere una quota di persone con disabilità che varia in base al totale del numero dei lavoratori. Il rischio di venire scoperti per chi aggira l’obbligo, però, non è particolarmente alto e questo porta molte aziende a scommettere sulla probabilità di non pagare le sanzioni piuttosto che sulla certezza di sostenere il costo di una persona con disabilità. «Le sanzioni sono previste dalla legge – spiega Falabella -, ma manca l’organismo che deve controllare che vengano pagate. Le verifiche sono scarse soprattutto nel settore privato. Oppure c’è chi poi spera anche nella prescrizione del pagamento».
Di fatto, quindi, in molti aggirano l’obbligo delle sanzioni e evitano anche di assumere persone con disabilità. Quanti sono? Dati ufficiali non ne esistono. «Siamo intorno al 60-70% delle imprese», è la stima di Falabella. Il problema esiste e lo conferma anche Nico Acampora, il fondatore di Pizzaut, la onlus che ha creato i primi ristoranti dove i lavoratori sono giovani con autismo. «Solo la Regione Lombardia ha incassato in un anno 81 milioni di euro di sanzioni per non aver rispettato l’obbligo di assumere persone con disabilità. Ma nell’ultimo anno mi sembra che la situazione stia migliorando, ho notizia di molte imprese che stanno assumendo. Parliamo di numeri che non sono enormi ma è l’indicazione di una tendenza nuova. Poi, certo, per qualche passo avanti che va registrato ci sono ancora tanti chilometri da fare».
«In realtà spesso non è nemmeno cattiva volontà o insensibilità se le aziende non rispettano l’obbligo di assunzione ma è mancanza di informazione e di adeguati supporti», sottolinea Roberto Speziale, presidente di Anffass, l’associazione Nazionale di Famiglie e di Persone con disabilità intellettiva e disturbi del Neurosviluppo.
La mancanza di informazioni è una costante nel rapporto tra persone con disabilità e lavoro. Persino i dati ufficiali si fermano al 2021 anche se sono contenuti nella Relazione predisposta dal Ministero del Lavoro e presentata al Parlamento nel gennaio del 2024.
Il quadro che emerge è datato e restituisce una fotografia con molte ombre sulla capacità di inclusione del mercato del lavoro. Nel 2020 le assunzioni sono state 32 mila, salite a 41 mila nel 2021. Poche le assunzioni a tempo indeterminato, il 25-26%. E i rapporti di lavoro a tempo determinato, la maggioranza, spesso non vengono rinnovati. La risoluzione di rapporti di lavoro nel settore privato (per il 30% determinata dal termine dei contra i a tempo determinato) si è attestata nel 2020 su 23.473 casi e nel 2021 a 26.439.
Poche le donne assunte: nel settore privato si limitano al 40% mentre nella pubblica amministrazione arrivano al 64%. Gli iscritti negli elenchi di collocamento hanno in prevalenza un basso livello di scolarità e le regioni che hanno maggior numero di assunzioni segnalate sono il Veneto, la Lombardia e la Toscana.

«Tra le persone con disabilità che cercano lavoro i più penalizzati sono le donne e chi vive al Sud», spiega Vincenzo Falabella. «Nel caso delle donne le discriminazioni non si sommano ma si moltiplicano con effetti ancora più pesanti nei loro confronti. Purtroppo i pregiudizi sono ancora molti: si pensa che le persone con disabilità non siano produttive, si teme di assumere solo un costo invece di una possibilità di capacità produttiva da parte di persone che, invece, hanno un alto livello di formazione e che spesso devono accontentarsi di essere sottoinquadrate se riescono a ottenere un contratto di lavoro».
Come si può rendere più inclusivo il mercato del lavoro italiano? Secondo Falabella gli interventi necessari sono due. «Bisogna abbassare il costo del lavoro e offrire incentivi a chi assume persone con disabilità. Gli incentivi devono essere più elevati con sgravi per cinque o anche sette anni nel caso in cui si assume una persona con disabilità intellettiva. E poi bisogna adoperarsi per cambiare la cultura del nostro paese con formazione e interventi per far comprendere a chi fa impresa che investire in forza lavoro con disabilità vuol dire investire in lavoratori che sono alla pari di ogni altro».