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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Sì delle banche al prelievo, no all’Irap. Governo e Abi più vicini all’accordo

Le banche sono pronte a firmare un nuovo accordo con il governo per sostenere la manovra. L’Abi accetterà di pagare 600 milioni di euro in più nel triennio, ma non attraverso la maggiorazione dello 0, 5% di Irap, che l’esecutivo vorrebbe aggiungere ai due punti ulteriori già stabiliti nel testo della legge di bilancio. Gli istituti di credito stanno approntando una proposta che verrà inviata al Tesoro nelle prossime ore e che dovrebbe assicurare risorse da anticipi di liquidità, probabilmente con un intervento sulle deduzioni che riguardano le perdite, oppure con un altro rinvio della Dta, ovvero i crediti verso l’erario vantati dal sistema creditizio. Insomma, racconta una fonte vicina al dossier, le banche si sono convinte a supportare ancora di più la manovra perché il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto loro che non ci sono alternative. Giorgetti ha riconosciuto che «i patti erano altri», però non c’è modo di prevedere interventi diversi, per esempio sul comparto dell’energia.
Il Tesoro resta alla finestra, ma si aspetta che la contromossa dell’Abi possa garantire coperture certe alle modifiche che la maggioranza vorrebbe mettere a punto nel corso dell’iter parlamentare della finanziaria. Si tratta di 200 milioni di euro l’anno dal 2026 al 2028, non una somma particolarmente significativa, ma che si somma ai 9, 6 miliardi già a carico delle banche nel triennio. Una cifra che di fatto sorregge la metà della legge di bilancio.
Giovedì scorso a Palazzo Chigi il tavolo tra l’esecutivo e le banche non era andato bene, tuttavia il dialogo è proseguito con il partito di Forza Italia nel ruolo di mediatore. A raccontare dei passi in avanti nella trattativa è il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri: «Si dovrebbe arrivare a un’intesa che manterrà il rialzo Irap di due punti e non del 2, 5%, la soluzione sarà legata ai flussi di cassa».
Gasparri annuncia anche «una correzione del meccanismo di tassazione dei dividendi che dovrebbe rispondere alle nostre osservazioni. Aspettiamo che i testi vengano predisposti in materia, che è molto complessa sotto il profilo tecnico-finanziario, ma da quanto sta emergendo sono soluzioni che vanno nelle direzioni da noi indicate ed auspicate soprattutto attraverso l’iniziativa del vicepresidente del consiglio Antonio Tajani».
Il capogruppo azzurro si riferisce a due aspetti. Il primo sembra ormai definito: le società che ricevono dividendi, frutto di partecipazioni di minoranza, continueranno a godere dell’esenzione della tassazione se hanno una partecipazione sopra il 5% (dal 10% fissato in manovra), con l’obbligo di mantenerla almeno tre anni. Il secondo aspetto che Forza Italia conta di portare a casa è l’azzeramento dell’aumento del 2% di Irap per le holding industriali, una misura che riguarda da vicino Fininvest e le sue quote nelle aziende della famiglia Berlusconi.
I soldi in arrivo dal sistema bancario sono essenziali per rispettare l’intesa raggiunta in maggioranza e realizzare le modifiche alla legge di bilancio. Fondamentali, ma non risolutive. Se veramente serve oltre un miliardo – come riferito dal capogruppo di Fdi a Palazzo Madama Lucio Malan – allora la caccia alle risorse non è finita qui.
La lista preparata dal Mef da cui attingere per recuperare gettito è questa: un rialzo dell’aliquota sulla rivalutazione dal 18 al 21% dei terreni; una stretta sulle plusvalenze sui beni strumentali; un intervento sulle plusvalenze finanziarie (la Tobin tax) e l’allineamento delle tasse sulle polizze auto che assicurano il conducente contro l’infortunio. Una querelle, questa, aperta da tempo tra Agenzia delle entrate e Ania, con il fisco che vorrebbe portare l’aliquota dal 2, 5% al 12, 5%. Poi c’è sempre la questione dell’emersione dei lingotti e il contributo di due euro sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue.
Le richieste dei partiti sono tante. È certa la retromarcia sugli affitti brevi, l’aliquota sulla prima casa destinata ad Airbnb tornerà al 21% ed è autofinanziata con il limite oltre il quale scatta l’attività di impresa, che scenderà al terzo immobile affittato (oggi è al quinto).
Si studia, poi, la detrazione sui libri scolastici e la soluzione sulle compensazioni dei contributi, così come l’estensione della soglia di valore catastale della prima casa da scontare dall’Isee. Da domani partirà il lavoro sulle proposte di modifica segnalate e i gruppi avranno incontri bilaterali con il governo per provare a fare una scrematura. L’obiettivo è stringere i tempi per tentare di arrivare in aula al Senato entro il 15 dicembre.