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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Auto il piano Ue

Via libera alla tecnologia “range extender” e all’utilizzo di carburanti “puliti” per garantire una vita al motore termico anche dopo il 2035. Ulteriore flessibilità e incentivi per i costruttori che producono principalmente in Europa. Creazione di una nuova categoria normativa, con minori requisiti in termini di standard da rispettare, per spingere la diffusione delle utilitarie elettriche. E introduzione di obiettivi per l’elettrificazione delle flotte aziendali. Sono queste le misure principali contenute nel pacchetto sull’automotive che la Commissione sta preparando in vista del 10 dicembre, quando verrà adottato dal collegio guidato da Ursula von der Leyen. È quasi pronto, ma – secondo quanto risulta a La Stampa – ci sono due punti ancora in sospeso: la possibilità di includere anche le ibride plug-in tra le tecnologie consentite dopo il 2035 e la decisione di stabilire quote giuridicamente vincolanti per il rinnovo delle flotte aziendali.
Su queste decisioni è in corso un braccio di ferro che vede due fronti contrapposti. Il primo – guidato da Germania e Italia, con il sostegno della Slovacchia e altri Paesi dell’Est Europa – insiste per garantire un futuro anche alle auto ibride, come indicato anche nella lettera inviata alla Commissione nei giorni scorsi dal cancelliere Friedrich Merz. Il secondo – che vede Francia e Spagna in prima linea, appoggiate da alcuni Paesi nordici – ritiene invece che le ibride non siano in grado di garantire l’abbattimento delle emissioni. Berlino, inoltre, si oppone fermamente all’introduzione di target obbligatori entro il 2030 per il rinnovo delle flotte aziendali e chiede che la Commissione si limiti a una semplice raccomandazione, scenario che al momento viene considerato il più probabile. Al contrario, Parigi ha chiesto – e a quanto pare ottenuto – la possibilità di premiare i costruttori che scelgono di produrre in Europa, una misura che le grandi case automobilistiche tedesche hanno cercato di ostacolare.
Le posizioni dei governi sulla revisione delle regole per l’auto si riflettono sugli equilibri interni al collegio dei commissari, dove la posizione spagnola è interpretata dalla vicepresidente Teresa Ribera – responsabile della transizione ecologica e quindi del dossier sugli standard di emissioni al 2035 – e quella francese dal vicepresidente Stéphane Séjourné, che si occupa degli aspetti industriali del pacchetto, in particolare la spinta per la produzione di batterie elettriche e la semplificazione per le e-car utilitario. L’italiano Raffaele Fitto dovrebbe invece presentare il pacchetto relativo alle flotte aziendali. L’ago della bilancia, come sempre, sarà la tedesca Ursula von der Leyen, che prenderà la decisione finale sui due punti ancora aperti e che non sarà certo insensibile alla lettera inviatale dal “suo” cancelliere Merz. La possibilità di consentire la vendita di ibride plug-in anche dopo il 2035 – come chiede il fronte italo-tedesco – viene consentita “piuttosto complicata” perché il loro livello effettivo di emissioni è persino superiore a quello registrato nei test. Per farle rientrare sarebbe necessario introdurre un creativo meccanismo di compensazioni. Hanno invece superato l’esame le auto con tecnologia “range extender”, vale a dire quelle provviste di un motore termico però serve esclusivamente ad alimentare la batteria elettrica. Scontato il via libera ai carburanti sintetici, chiesti da Berlino, e ai biocarburanti, sponsorizzati dall’Italia: grazie a un diverso calcolo delle emissioni (non può dal serbatoio al tubo di scappamento, ma sull’intero ciclo di vita del carburante) potranno essere considerati a emissioni zero.
I produttori che immetteranno sul mercato auto con componenti prodotte principalmente in Europa avranno dei crediti che consentiranno di ottenere maggiore flessibilità nel calcolo delle emissioni. La Commissione dovrebbe inoltre fare una raccomandazione agli Stati per l’introduzione di incentivi fiscali per i mezzi “made in EU”. Gli studi interni della Commissione dicono che la quota di componenti europee nelle auto sul mercato Ue sta scendendo significativamente e le previsioni stimano che nel 2035 ci si avvicinerà alla soglia critica del 50%, per questo – su spinta della Francia – Bruxelles intende invertire la rotta, premiando le cause automobilistiche (anche quelle extra-Ue, per esempio cinesi) che producono in Europa, sostenendo così l’industria della componentistica.
L’altro punto forte del pacchetto sarà un provvedimento omnibus sull’auto che introdurrà una nuova categoria normativa da applicare ai mezzi entro certe dimensioni. Le utilitarie elettriche prodotte in Europa dovranno rispettare meno requisiti normativi, il che ne ridurrà costi, anche se le associazioni dei consumatori e quelle per la sicurezza stradale guardano con molto sospetto all’iniziativa. Si tratta di auto che potrebbero essere messe sul mercato a un prezzo tra i 15 e i 20 mila euro.
Non dovrebbero esserci misure specifiche per quanto riguarda la rottamazione dei vecchi mezzi attualmente sul mercato, anche se la Commissione spera di spingere il rinnovo del parco auto circolante in Europa attraverso i nuovi target di elettrificazione per le auto aziendali. Le associazioni delle imprese – in particolare quelle tedesche – stanno facendo resistenza sull’obbligo, che invece piace alle case automobilistiche. Infine, la Commissione sta spingendo molto sull’accordo commerciale con l’India perché è convinta che possa aprire un vasto mercato, anche per dare un ulteriore sbocco alla vendita di auto con motore termico.