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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Regno Unito, Royal family mai così costosa: “La scioccante verità riguardo alle finanze reali”

Norman Baker è un ex deputato liberal-democratico britannico, un repubblicano di ferro e sostiene che persino l’inno “God Save the King” debba essere sostituito. Tuttavia, lo stesso Baker è stato anche sottosegretario nonché membro del Privy Council (consesso di politici ed esperti che consigliano il monarca) e ha ora scritto un libro, “Royal Mint, National Debt”, ossia “zecca Reale, debito nazionale” (Biteback Publishing), che è seguito di un altro bestseller “… And What Do You Do?” e che ha un sottotitolo eloquente: “La scioccante verità riguardo alle finanze reali”.
"Nel 1760, la monarchia britannica era di fatto in bancarotta”, scrive Baker nel suo tomo appena uscito in libreria e serializzato in questi giorni dal Times, “fino a quell’anno, quando Giorgio III ereditò il trono, il monarca era stato responsabile di coprire i costi crescenti di un’ampia gamma di servizi pubblici, compresi l’esercito e la pubblica amministrazione. Fu quindi raggiunto un accordo secondo cui la responsabilità per la maggior parte di queste questioni veniva trasferita al Parlamento e, per finanziare tali servizi, i proventi delle proprietà terriere reali – oggi note come Crown Estate – venivano ceduti al Parlamento, e quindi di fatto al pubblico”.
"Da allora”, continua Baker, “una “lista civile” avrebbe fornito un reddito annuo al monarca attraverso fondi pubblici, per consentire lo svolgimento dei doveri reali. Nel 1760 fu fissata una soglia di 800mila sterline l’anno. Questo sistema rimase sostanzialmente invariato fino al 2011, quando la lista civile fu sostituita dall’attuale “sovereign grant”. Questo passo indietro diede per la prima volta dal 1760 al monarca un interesse finanziario nelle fortune del Crown Estate, legando il livello di supporto ai reali alle sorti di quella che di fatto è una società immobiliare di lusso, proprietaria di ampie zone di Londra come Regent Street”.
"La cosiddetta lista civile fornì 7,9 milioni di sterline nel suo ultimo anno, il 2011”, nota Baker, “nel 2025, invece, il sovereign grant che l’ha sostituita genererà 132,1 milioni di sterline per i reali”, con un aumento del 53 per cento rispetto all’anno precedente. “Insomma, una famiglia reale in bancarotta nel 1760 è diventata incredibilmente ricca, con il solo re Carlo che avrebbe accumulato un patrimonio di almeno 1,8 miliardi di sterline”.
Baker nota come, sebbene re Carlo abbia “snellito” la monarchia britannica anche grazie a estromissioni come quella del fratello Andrea e la fuga di Harry e Meghan, il Regno Unito resta oggi la monarchia più costosa d’Europa, con 132 milioni di sterline di finanziamenti ufficiali all’anno. A seguire, ci sono i Paesi Bassi (46 milioni), la Norvegia (24 milioni), il Belgio (12,5 milioni), Svezia (11,5 milioni), Danimarca (10,8 milioni), Spagna (7,4 milioni). Ma secondo Baker, persino quei 132,1 milioni rappresentano solo la “punta di un enorme iceberg reale”. Perché i Windsor sfruttano anche altri privilegi, come l’esenzione dall’imposta di successione (balzello insopportabile per molti “sudditi”) sulle proprietà private trasmesse da monarca a monarca, e il solo conto per la sicurezza si stima tra i 150 e i 200 milioni di sterline all’anno. Secondo il gruppo antimonarchico Republic, l’effettivo costo annuo per i contribuenti per sostenere la Royal Family britannica supera ormai i 500 milioni di sterline.
“Altre monarchie si sono evolute e modernizzate, la nostra non lo ha fatto”, nota Baker nel suo libro, “mantiene caratteristiche e simboli da tempo abbandonati altrove. Abbiamo l’ultima monarchia imperiale, con una mentalità e un senso di diritto poco diversi da quelli mostrati dai loro parenti come lo zar Nicola di Russia e il Kaiser Guglielmo di Germania più di cento anni fa”.
Oggi, la stima più conservativa della ricchezza di Carlo si aggira sui 350 milioni di sterline. La Sunday Times Rich List 2025 colloca la cifra a 640 milioni. Il Mail on Sunday, già nel 2001, stimava il patrimonio di Elisabetta II a 1,15 miliardi di sterline. The Guardian, nel 2023, ha dichiarato la ricchezza di Carlo in 1,8 miliardi, considerando l’eredità dalla madre. Un documentario di Channel 5 del settembre 2025 ha collocato altrettanto la ricchezza di Carlo a 1,8 miliardi. "Per quel che vale”, argomenta Baker, “la mia stima metterebbe la cifra oltre i 2 miliardi. Complessivamente, la famiglia reale controlla direttamente oltre 100mila ettari di proprietà come Balmoral e Sandringham o tramite i Ducati di Lancaster e Cornovaglia, che loro sostengono – in modo controverso – essere “privati”. Per chiarezza, tutte queste stime escludono beni conservati e preservati per la nazione, come Buckingham Palace, i gioielli della corona e gran parte della Royal Collection. In Europa, la fortuna delle altre famiglie reali supera molto raramente i 50 milioni di sterline”.
“Perché abbiamo ancora le incoronazioni per i nuovi monarchi in Gran Bretagna?”, accusa Baker, “questo è un altro esempio di tradizione fossilizzata. Nessun’altra monarchia europea si preoccupa più di un’incoronazione, scegliendo invece una semplice cerimonia in cui il nuovo re presta giuramento davanti al parlamento del Paese. L’ultima incoronazione in Spagna ebbe luogo nel 1474, in Danimarca nel 1840, in Svezia nel 1873 e in Norvegia nel 1906. Belgio e Paesi Bassi non si sono mai preoccupati della cosa fin dall’inizio. Solo nella Gran Bretagna imperiale sopravvive ancora questo fragile relitto del passato”.
"L’incoronazione di re Carlo III”, prosegue Baker, “è stata particolarmente costosa. Il governo ha dichiarato che è costata al pubblico almeno 72 milioni di sterline. Il gruppo antimonarchico Republic ha stimato il totale fino a 250 milioni, affermando che non era stata inclusa un’intera gamma di spese dei ministeri e dei consigli locali. In ogni caso, ciò si aggiunge alle 162 milioni di sterline stanziati per il funerale della regina Elisabetta nel 2022”.
Infine, la settimana scorsa si è scoperto che non solo l’ex principe Andrea, travolto dallo scandalo Epstein, pagasse un affitto simbolico di “un grano di pepe” per la sua maestosa residenza Royal Lodge a Windsor (dalla quale è stato sfrattato da re Carlo), ma anche l’altro fratello del sovrano, ossia il principe Edoardo, duca di Edimburgo. In questo caso, per la sua incredibile magione Bagshot Park nel Surrey, da 120 stanze, che ha preso in leasing dal Crown Estate 25 anni fa. È vero che il duca di Edimburgo ha ottenuto il leasing per 150 anni dietro il pagamento di 5 milioni di sterline, inizialmente. Ma certo si tratta di prezzi di affitto irrisori e ridicoli rispetto a quelli cui sono sottoposti i “sudditi” del Regno.