repubblica.it, 30 novembre 2025
Apre il ristorante col primo “chef AI”: tra tartare di dinosauro, ologrammi e dubbi molto umani
C’è un nuovo indirizzo a Dubai che sembra uscito da un episodio di Black Mirror: si chiama Woohoo e si presenta come il primo ristorante al mondo “guidato” da uno chef di intelligenza artificiale. Aiman – così si chiama il cuoco digitale, biondo, occhi schermati da visori tech, presenza più che altro olografica – accoglie gli ospiti all’ingresso. Ma già dal primo passo è chiaro che qui la cucina è anche, e soprattutto, performance.
La notizia, come riporta l’agenzia France-Presse, ha fatto rapidamente il giro dei social: un locale dominato da un grande cilindro centrale presentato come “supercomputer”, proiezioni futuristiche sulle pareti, piatti raccontati come se fossero frutto di un laboratorio di genetica piuttosto che di una brigata di cucina.
E infatti Aiman non cucina: progetta. È un modello addestrato su migliaia di ricette e anni di ricerca di gastronomia molecolare. Una sorta di cervello culinario che immagina abbinamenti e sequenze tecniche, poi tradotte in realtà da cuochi in carne e ossa, pronti a correggere rotondità, sale, equilibri. Si lavora così: lui “pensa”, loro assaggiano.
Il piatto più discusso è un antipasto dal nome volutamente sensazionalistico: tartare di dinosauro. Ma non arriva da Jurassic Park: è spiegato come una ricostruzione “basata sul DNA dell’animale”. In pratica, una combinazione di carni crude dalla ricetta segreta, servita in un piatto pulsante che sembra respirare. Cinquanta euro di fantascienza alimentare. Un cliente lo definisce “una sorpresa assolutamente deliziosa”.
Ma non tutti sono convinti. Mohamad Orfali, chef stellato dell’Orfali Bros, già numero 1 nella classifica dei 50 Best Restaurants del Medio Oriente, intervistato dall’AFP si mostra tranchant: “Uno chef AI non esiste. In cucina serve nafas, l’anima del cuoco. L’intelligenza artificiale non ha né sentimenti né ricordi”.
Un’osservazione che colpisce al cuore del dibattito: può un algoritmo generare emozione gastronomica? Una salsa senza memoria può commuovere? Può un ologramma avere un palato – o persino un’infanzia, quella che tanto spesso gli chef evocano quando raccontano la loro cucina?
Eppure il pubblico risponde. Perché Dubai è anche questo: un luogo dove l’inedito diventa possibile e il kitsch si fonde con l’avanguardia. Il Woohoo, con il suo avatar che dispensa consigli su Instagram e le sue ricette “post-umane”, cavalca perfettamente la vocazione della città a essere laboratorio del futuro – anche quando il futuro è più estetico che reale.
È probabile che Aiman non sostituirà nessuno, e forse nemmeno Gordon Ramsay (che rimane l’obiettivo dichiarato dei proprietari). Ma il fenomeno dice molto di come percepiamo la cucina oggi: un linguaggio che vuole essere sempre più spettacolo, tecnologia, narrazione.