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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Ritardatari cronici, perché?

Perché alcune persone sono sempre puntuali e altre sempre in ritardo? La domanda se la pongono da decenni psicologi e neuroscienziati. Ora, il National Geographic ha provato a mettere ordine fra studi contraddittori e fra ricercatori che si districano tra personalità, comportamento e neurobiologia. Tutti noi, almeno una volta, siamo arrivati in ritardo. Succede. Per fortuna, non abbiamo tutti i giorni l’appuntamento con il destino. Alcuni di noi, però, arrivano tardi sempre: per queste persone, il destino può aspettare e pure l’autobus, il capo, gli amici e il piatto ormai freddo sulla tavola. Sono quelli che si presentano a cena quando gli altri hanno finito l’antipasto; quelli che si infilano nelle riunioni a metà, trafelati, mormorando «traffico», come se il traffico perseguitasse solo loro; quelli che «esco appena finisco questa cosa» e cioè tardi, tardissimo. Ebbene, per quanto le conoscenze siano ancora frammentarie, una certezza c’è: i ritardatari cronici non sono per forza soggetti menefreghisti e maleducati e non hanno il gene della puntualità difettoso, anche perché questo gene non esiste o non è stato ancora trovato. «Il ritardo non è riconducibile a un singolo tratto di personalità», dice al National Geographic Jeff Conte, professore di Psicologia alla San Diego State University e fra i principali ricercatori sulla puntualità. Con lui, la rivista ha individuato i cinque profili che non arrivano in orario neanche per sbaglio.
Gli ottimisti
I primi sono le vittime della «fallacia della pianificazione». C’è chi crede davvero che si possa preparare una valigia in tre minuti o raggiungere l’aeroporto in un attimo. Il loro cervello dice «ce la facciamo», contro ogni evidenza del passato. «Sono persone con un fondo di ottimismo che sottovalutano sistematicamente quanto tempo serve per fare una cosa», spiega la psicologa Valentina Di Mattei, professoressa associata all’Università Vita – Salute San Raffaele e presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia.
I policronici
Ci sono poi i maniaci del multitasking, «giocolieri» che parlano al telefono mentre preparano la valigia o rispondono a una mail mentre sono in riunione. Sono i cosiddetti policronici, usi a fare mille cose insieme, magari bene, ma la percezione delle loro abilità può sovrastare quella della limitatezza del tempo. «Sono persone che sovrappongono gli impegni o li fissano molto ravvicinati», osserva Di Mattei, «è tipico di chi intende il tempo in modo flessibile, mentre, spesso, le persone puntuali, lo concepiscono in modo più rigido». Valeria Marini, celebre anche per leggendari ritardi, per esempio, è un misto fra policronica e ottimista, perché i tratti possono mischiarsi. Racconta: «Voglio fare troppe cose e succede sempre qualcosa che mi fa perdere tempo. Sul lavoro, sono puntualissima: ho sempre fatto show in diretta, sono abituata. Quando ero inviata a Quelli che il calcio, Simona Ventura diceva sempre: eccola, arriva quando vuole lei. Ma era una gag. Ora che faccio la posta del cuore a Bella Ma’, con Pierluigi Diaco su Raidue, arrivo sempre per prima. Nella vita, però, accavallo le cose e, fra traffico e taxi che non si trovano, incappo nei contrattempi». Leggende narrano di eventi a cui era attesa per cena ed è arrivata a mezzanotte. Lei: «Ma no, avrò sgarrato di mezz’ora, ma a una cena non placée non è necessario essere puntuali. Il mio problema è che non so dire no: ora sto imparando, ma prima andavo anche a tre eventi in una sera sola. Dicevo “non posso, ma passo”. Penso sempre di farcela: è l’entusiasmo della vita».
Gli «spiriti liberi»
Tra i «Big Five», i cinque grandi tratti della personalità (apertura mentale, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e nevroticismo), la coscienziosità ha il legame più forte con la puntualità: è dimostrato che più si è disciplinati, affidabili, attenti ai dettagli, più è alta la probabilità di essere puntuali. Invece, chi difetta di coscienziosità fatica a prevedere gli imprevisti, non lascia margini di recupero. E, un po’, pensa che essere in ritardo non sia così grave.
I gufi
L’orologio interno di ognuno funziona in modo diverso: chi ha un «cronotipo tardivo», i nottambuli o gufi, tende a svegliarsi più tardi e spesso è disallineato rispetto all’orologio sociale. «Sono individui che funzionano meglio la sera e l’attivazione cognitiva al mattino è più lenta», spiega Di Mattei. Di fatto, il disallineamento è stato anche collegato a difficoltà di pianificare il resto della giornata.
I distratti
Per alcune condizioni, dall’Adhd ad autismo, dislessia e condizioni correlate, la percezione del tempo può essere alterata. Non è una scusa: è neurologia. «Si parla in certi casi di “cecità temporale”», spiega Di Mattei, «in alcune condizioni cliniche è come se il tempo sparisse quando si è concentrati su un’attività». Insomma, la scienza non assolve del tutto i ritardatari, ma almeno invita a non stigmatizzarli: la loro non è per forza solo di mancanza di rispetto verso gli altri. «Possono esserci motivazioni ancorate nella biologia o in percezioni soggettive», sintetizza Di Mattei. Chi arriva sempre in ritardo non è cattivo. È umano