Corriere della Sera, 1 dicembre 2025
Bici elettriche «truccate», sequestri e multe record: «Sfrecciano a 50 orari»
Nel dedalo che porta al monumento a Cavour si avverte un ronzio lontano, come un avviso. Gli agenti della polizia locale lo colgono al volo. Un cenno basta: un mezzo avanza troppo veloce per essere una bici. La paletta sale, il ciclista si ferma. Bastano pochi secondi: pedali finti, manopola trasformata in acceleratore. In modalità boost il display corre fino a 49 all’ora. L’agente dice: «È stata “truccata”. Non è più una e-bike, ma un ciclomotore. E va sequestrata». Il guidatore, un rider, si agita: «Me l’hanno venduta così… e ora come faccio a lavorare?».
Qualche ora dopo, sul piazzale dello stadio Bentegodi, il banco prova mobile della Motorizzazione civile di Bari leva ogni dubbio. Tra il rumore dei rulli e l’odore di gomma riscaldata, il sistema certifica la doppia vita di quel mezzo finito sotto sigilli: la velocità massima è superiore ai 25 km/h consentiti, la pedalata assistita esiste solo sulla carta. A pochi metri, altri mezzi attendono il loro turno: i funzionari parlottano indicando portatarghe improvvisati, sensori staccati, acceleratori.
La legge è chiara. L’articolo 50 del Codice della strada stabilisce che una e-bike è bici solo se assiste mentre si pedala, si disattiva oltre i 25 km/h e resta sotto i 250 watt. Se uno di questi paletti salta, il mezzo diventa ciclomotore: servono targa, immatricolazione, assicurazione, patente e casco.
«Chi le altera rischia una sanzione di 5.100 euro – spiega il comandante Luigi Altamura – e si può arrivare a oltre 7mila. In più c’è il sequestro finalizzato alla confisca».
A Verona, su 78 mezzi controllati, il 32% è stato messo sotto sigilli. Multe per 162 mila euro. Altamura osserva le bici sequestrate: «C’è chi ha mostrato patenti false comprate online: è scattata la denuncia. Altri hanno firmato quello che credevano fosse un regolare contratto d’acquisto: il loro legale sostiene che si trattasse invece di una liberatoria e, ora, vuole denunciarlo per truffa. E poi c’è chi le usa perché la patente l’ha persa: alcol, droga, punti esauriti».
Una bici alterata non è più una bicicletta: è un ciclomotore capace di superare anche i 50 all’ora con il guidatore che viaggia senza casco, assicurazione e targa.
E Verona non è un caso isolato. A Milano i carabinieri hanno sequestrato 54 mezzi in un giorno; a Pescara 36 in due settimane; a Bolzano 15 in un pomeriggio; a Torre Annunziata i sequestri sono stati 31 e sulla Pontina una bici ha toccato i 60 all’ora.
Intanto il mercato legale cresce. Secondo Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), le e-bike regolari erano l’11 per cento delle vendite nel 2019, oggi sono salite al 20 (274mila nel 2024). Un boom che fa gola al mercato nero che offre kit per truccarle a 50 euro o che per qualche spiccio manipola i software.
L’industria reagisce con sistemi che disattivano il motore quando rilevano manomissioni. Una bici nata muscolare deve restare muscolare. Anche perché ruote, telaio e freni sono progettati per velocità inferiori e chi le trucca rischia rotture e perde la garanzia. «Il mercato illegale danneggia i nostri produttori per 60 milioni l’anno – dice Piero Nigrelli, a capo del settore Ciclo di Ancma —. Arrivano pure dall’estero, in violazione delle norme doganali». E qui entra in scena l’Ufficio del procuratore europeo che ha bloccato un maxi contrabbando di bici destinate anche all’Italia: i dazi evasi erano 350 milioni e 450 milioni di Iva.