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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Sigle, contenitori, ex e «osservatori». La galassia intorno a Franceschini

Cambia la geografia, ma non la sempre eterna storia del Pd. Le correnti che animano il partito sono di nuovo in marcia: si uniscono, si contano, si pesano rispetto al resto del corpaccione dem. Dopo la tre giorni di Montepulciano il pallottoliere segna circa sessanta parlamentari (la maggioranza dei gruppi) pronti a indossare la casacca del nuovo contenitore. C’è chi lo chiama «Riscossa democratica» e chi, meno intrepido, «Alternativa democratica». È il frutto dell’unione delle aree di tre ex ministri del governo Draghi: Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza.
Scendendo dunque nel dettaglio, si uniscono gli orlandiani di Dems (Peppe Provenzano, Marco Sarracino, Anna Rossomando, Antonio Misiani, Andrea Martella, Valentina Ghio, Cristina Tajani, Alessandra Nardini, Emma Petitti, Simone Oggionni e altri) con i franceschiniani di AreaDem (Michela Di Biase, Chiara Braga, Alberto Losacco, Marina Sereni, Dario Nardella, Daniele Leodori e altri). Chiudono la triangolazione gli ex di Articolo 1 rientrati nel Pd sotto la guida di Speranza (come Nico Stumpo, Cecilia Guerra, Arturo Scotto e altri).
Attenzione però: a Montepulciano hanno partecipato anche gli ex fedelissimi di Enrico Letta, che sono riuniti nell’area Crea del tandem Marco Meloni-Anna Ascani (circa dodici parlamentari). Questa corrente non aveva appoggiato Schlein alle primarie, optando per Stefano Bonaccini. Da ieri gli ex lettiani hanno oltrepassato il Rubicone.
Ma non finisce qui. Sotto la voce «osservatori interessati di Montepulciano» si possono inserire il mondo di Gianni Cuperlo e Barbara Pollastrini (sinistra Pd) e l’area più cattolica di Debora Serracchiani, presente a Montepulciano, al contrario di Graziano Delrio che resta all’opposizione della segretaria, con posizioni niente affatto tenere.
Serracchiani e Cuperlo, autore di un intervento alto e tra i più applauditi ieri mattina, hanno parlato dal palco dell’iniziativa. È a cavallo tra la segretaria e Montepulciano anche il nuovo asse composto dall’ex segretario Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd in Europa, e Francesco Boccia, capogruppo in Senato. Entrambi hanno preso la parola in Toscana. Non sono organici a questa nuova esperienza, ma si può dire che curano rapporti di buon vicinato, quasi da dirimpettai.
Al contrario dopo lunga riflessione Matteo Orfini, leader dei Giovani Turchi, pur sostenendo la segretaria ha deciso di restare fuori da questo nuovo correntone. Così come Rete democratica, segmento dem che balla fra Schlein e Stefano Bonaccini, presidente del Pd ormai di fatto in maggioranza. Si tratta del contenitore romano e laziale del sindaco Roberto Gualtieri e del deputato Claudio Mancini. «Abbiamo buoni rapporti con tutti da Franceschini ai civici di Onorato».
Tra i vicini di casa, anche egli assente in Toscana, c’è l’ideologo Goffredo Bettini ritornato in campo con Rinascita, la rinata rivista culturale, ora al servizio del campo largo: solidale con Schlein, ma legato anche a Giuseppe Conte. Tutto si muove nel Pd, visto dalle dolci colline di Montepulciano. Il grande non detto riguarda le compensazioni che il nuovo correntone potrebbe chiedere alla segretaria alla luce della forza di numeri parlamentari più importanti. Si è parlato di posti in segreteria e nell’organigramma, certo. E per il momento dal Nazareno rispondono picche: «Non cambia nulla». Ma sul piatto c’è anche nel breve termine la fondazione casalinga Demo: la presiede Zingaretti, Bersani l’ha rifiutata, potrebbe andare all’economista dell’Università Iulm Emanuele Felice, nonché presidente dell’associazione Rosa rossa, vicina a Orlando. Il nuovo correntone inizia a scaldare i motori.