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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Il ritorno polemico di Zaluzhny. Il generale «esiliato» sfida Zelensky (senza nominarlo)

Squadra che non vince, si cambia. Difficile che parli, il generale Valery Zaluzhny: lo faceva poco da capo delle forze armate ucraine, l’ha fatto ancor meno da quando Zelensky&Yermak l’hanno spedito a Londra a far l’ambasciatore. Ora che «il Cardinale» è finito nella polvere, ora che è finita la corsa del potentissimo consigliere di «Ze», Andry Yermak, tocca al Generale risalire sugli altari. E cominciare la sua maratona politica: non appena la guerra finisce – e anche se non finisce con una «piena vittoria» —, s’offre in Ucraina «un’opportunità di cambiamento politico, di profonde riforme, di piena ripresa, di crescita economica e di ritorno dei cittadini».
Parole pesanti, specie sul possibile cambio politico, che per molti significano una discesa in campo: temuto da Zelensky, amato in Usa e in Europa, spinto dai sondaggi popolari che ne apprezzano il passato di combattente e sognano per lui un futuro da presidente, a 52 anni Zaluzhny is back. E in un suo intervento sul Daily Telegraph, l’ambasciatore si toglie dagli scarponi il sassolino Yermak, senza mai nominare il suo nemico politico (bisogna «rafforzare le fondamenta della giustizia attraverso la lotta alla corruzione e la creazione d’un sistema giudiziario onesto») e affonda gli anfibi nel pantano in cui s’è arenata la guerra di Kiev: la «situazione è estremamente difficile», riconosce Zaluzhny, e qualsiasi riforma ora sarebbe «impossibile senza efficaci garanzie di sicurezza», vedi l’adesione alla Nato, lo schieramento in Ucraina di truppe alleate o perfino il dispiego d’armi nucleari. Inutile illudersi di piantar bandiera a Mosca, o temere d’alzar bandiera bianca, perché oggi non se ne parla e «la guerra probabilmente continuerà, non solo in ambito militare, ma anche in quello politico ed economico». Realista, il generale: «Quando parliamo di vittoria, dobbiamo dire onestamente questo: la vittoria è il crollo dell’impero russo e la sconfitta è la completa occupazione dell’Ucraina per il suo crollo. Tutto il resto è solo una continuazione della guerra». Il sogno dunque è vincere – può dire altro, un militare? —, «ma non possiamo rifiutare l’opzione d’una cessazione della guerra a lungo termine», per anni, anche se «questo è un modo fin troppo comune di por fine alle guerre nella storia». L’ex comandante non vuole una «pace affrettata». S’aspetta persino «una prossima guerra». Ma certifica che da quando lui se n’è andato, nel 2024, le cose son peggiorate. E per prepararsi al peggio sul campo, magari è meglio cambiare allenatore: capito, Zelensky?