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 2025  novembre 27 Giovedì calendario

I settant’anni di Altobelli C

Alessandro Altobelli domani compie 70 anni. È stato uno dei simboli dell’Inter, erede di fatto del «9» nerazzurro per eccellenza, Roberto Boninsegna. Lo ribattezzarono subito Spillo, ma quel fisico apparentemente gracile, leggero, ha ingannato e mandato fuori strada tutti i difensori del mondo. Più lo menavi e più lui alzava l’asticella.Fra la fine degli Anni 70 e l’inizio del decennio successivo, giocare ad Avellino era una delle avventure più complicate in Serie A, anche per i club di grande prestigio. Il condottiero degli irpini era capitan Salvatore Di Somma, difensore vecchio stampo, un «buttafuori» temutissimo. «Eppure quel c...o di Spillo mi creava tantissimi problemi – aveva detto proprio Di Somma alla Gazzetta dello Sport —. Da Paolo Rossi a Bettega, gli attaccanti più forti li tenevo tutti a bada. Altobelli no, mi faceva sempre gol, un rompiballe mai visto».Dino Zoff è il Capitano.Punto di riferimento dell’Italia Mundial nel 1982 in Spagna.Altobelli andò in gol nella finale con la Germania, «e io so bene che giocatore è stato Spillo – racconta il grande Dino —. Prima e dopo Madrid ha sempre dimostrato di essere un attaccante di altissimo livello. Ve lo dice chi ha subìto, da lui centravanti dell’Inter, più di una rete. Mi ha segnato e ho sempre saputo molto bene quanto fosse forte e preciso in area al momento di muoversi, di saltare di testa e comunque di concludere. Un grande campione e, come molti di quel gruppo di Bearzot, un grande uomo. Sandro tra noi ci stava benissimo: simpatico e umile, un vero professionista». Paolo Maldini è stato forse il più grande calciatore italiano, di sicuro uno dei difensori più forti di tutti i tempi in assoluto. Era giovanissimo, ma già «Maldini», nella fase finale della carriera di Altobelli. «Ogni calciatore va collocato nel contesto che ha vissuto – dice il figlio di Cesare —, ma Spillo era veloce, tecnico, forte di testa... E uno del genere farebbe bene in qualsiasi era calcistica. Non avrebbe certo faticato anche oggi. In campo mi piaceva la sua serenità, dava l’impressione di divertirsi, sempre. Simpaticissimo, mai un’esultanza fuori posto. Ed era difficile avere degli scontri fisici con lui, perché non usava i gomiti, non ne aveva bisogno grazie alla sua tecnica. Bastavano le sue doti per mettere in difficoltà chi lo marcava». Ed ecco Bruno Conti, altro eroe della spedizione spagnola: «Siamo vicini di casa, io a Nettuno e lui a Sonnino. Pochi chilometri e tanti anni insieme. Da giovani, da compagni in Nazionale e da avversari. Soprattutto amici. Spillo è facile da raccontare. Sempre allegro, ci siamo fatti tante risate nei ritiri azzurri e nella vita privata. E poi c’è il campione. Alla sua fisicità ha accoppiato la tecnica.Attaccante completo. Concentrato, rapido e preciso. Appena aveva la possibilità, castigava difensori e portieri. Marini lo ha battezzato Spillo: magro e capace di infilarsi tra gli avversari. Impazzì nella notte del Bernabeu: seguì la mia fuga in contropiede e appena mi vide entrare in area si sistemò sul dischetto del rigore. Gli appoggiai – di destro – il pallone e lui saltò Schumacher in maniera raffinata, da fuoriclasse, firmando il 3-0. Non riusciva più a parlare. Lo fece per lui Pertini:”Non ci prendono più”, urlo il presidente. Spillo voleva essere protagonista, c’è riuscito. E si era capito già dal suo ingresso: Graziani infortunato alla spalla, lui nemmeno lo salutò (ride) per entrare subito in campo». E ora tanta Inter. «Fenomeno, grande compagno in campo, amico vero in generale – dice Beppe Bergomi, altro campione del Mondo 1982 —. Un attaccante completo, sarebbe perfetto anche per il calcio di oggi. Durante la settimana vinceva tutti i test fisici, aveva una facilità di corsa eccezionale. Veloce, tecnico e pure spigoloso. Spillo era il soprannome, ma quando gli andavi contro ti facevi male. E per noi giovani era un vero e proprio test: lo marcavamo in allenamento, io e Ferri in particolare, e Spillo non ti regalava nulla. Nella mia formazione ideale, lui c’è sempre. E poi ricordo ancora col sorriso la sera della finale Mundial: Graziani non ha fatto in tempo a farsi massaggiare a bordo campo che Spillo era già svestito, pronto a entrare». Lo stesso Fulvio Collovati l’ha avuto come compagno nell’Inter e in Nazionale, «ma l’ho affrontato anche da avversario, quando giocavo nel Milan. È stato un vero antenato di Marco Van Basten: giocava indifferentemente coi due piedi, era tecnico, veloce, scaltro. Con la palla fra i piedi faceva ciò che voleva. E anche di testa sapeva farsi rispettare.Ho trovato pochi avversari difficili da marcare come lui».Walter Zenga arrivò in prima squadra «che molti dei nostri avevano appena vinto il Mondiale 1982, appunto Spillo su tutti – racconta uno dei più grandi portieri di sempre —.Mi ha insegnato il dovere dei più esperti nel proteggere e far crescere i giovani. Era sempre in prima fila, ci metteva la faccia e aveva un gran senso di responsabilità. Ecco, gli insegnamenti suoi e anche di Bini, per esempio, li ho portati sempre con me. E come giocatore era eccezionale. Anche oggi farebbe una montagna di gol. Non lo ricordo mai, con me, sotto la doppia cifra».Chiude Beppe Marotta, attuale presidente dell’Inter: «Un attaccante incredibile, con un grande senso del gol. Mi ricorda il Lewandowski di oggi.Auguri Spillo, e un abbraccio da tutta l’Inter, che sarà sempre casa tua».