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 2025  novembre 23 Domenica calendario

Freida McFadden: Il «pop-corn thriller» conquista il mondo

Sono molti anni che, senza troppo rumore, domina le classifiche globali degli ebook sugli store online, e da almeno tre o quattro spunta in quelle dei bestseller cartacei di mezzo mondo, ma il mondo stesso si è accorto davvero di Freida McFadden soltanto dopo quello che è accaduto in Francia: oltre sette milioni di copie vendute e i tre libri della sua serie di maggiore successo, quella «della domestica» (Millie, per chi ha confidenza con il lavoro dell’autrice americana) che per diverse settimane hanno occupato contemporaneamente la prima, la seconda e la terza posizione della classifica di vendita, aiutati anche da una titolazione che non lascia dubbi sull’interconnessione dei romanzi: se da noi si intitolano Una di famiglia, Nella casa dei segreti e La donna della porta accanto, più la novella Finché morte non ci separi, in Francia sono diventati La femme de ménage, Les secrets de la femme de ménage, La femme de ménage voit tout e La femme de ménage se marie.
Ciò avviene peraltro in un Paese in genere relativamente immune alle suggestioni dei thriller commerciali – o almeno, a cui piace ritrarsi così. Se il dato francese è tale da fare notizia da solo, il fenomeno McFadden è globale: trenta milioni di copie negli Stati Uniti, due milioni di copie in Germania... Forse l’Italia è uno dei Paesi europei in cui ha venduto meno, ma con le sue seicentomila copie complessive – di cui mezzo milione per la sola serie «della domestica» – è normale che il suo editore Newton Compton se la coccoli e gongoli, anche in vista dell’uscita del film tratto dal primo romanzo della serie, prevista il 1° gennaio 2026.
Il successo enorme e a prima vista inatteso dell’autrice, il fatto che quello di «Freida McFadden» sia dichiaratamente uno pseudonimo (il nome verrebbe dal FREIDa, ovvero il «Fellowship and Residency Electronic Interactive Database access», un sistema che aiuta gli studenti di medicina a trovare posti da praticante in ospedale), e la scelta di non apparire mai o quasi mai in pubblico o in video (pochissime sono anche le foto disponibili in rete) ha dato il via a svariate teorie sulla sua reale identità. La storia ufficiale diffusa dall’autrice sul suo sito e nelle poche interviste rilasciate è che il suo vero lavoro è quello di medico specializzato in danni cerebrali, e che avendo cominciato a scrivere come hobby non voleva che i suoi pazienti potessero pensare di essere usati come materiali per i romanzi.
Tutto plausibile, specie considerando che McFadden ha iniziato come autrice in self-publishing prima di ricevere una proposta di pubblicazione dall’editore digitale Bookouture proprio per Una di famiglia, ma decisamente insufficiente per il popolo di internet, e in particolare quello del Reddit letterario, dove la caccia alla sua identità è scatenata. C’è chi è convinto di averla riconosciuta in una dottoressa del San Raffaele di Milano; chi sostiene che i romanzi siano il frutto di un lavoro collettivo e che l’autrice, nelle sue rare apparizioni, sarebbe interpretata da una figurante; chi nota che ha sempre in testa una parrucca e si spinge a ipotizzare che sia in realtà un uomo; chi, appellandosi allo stile non esattamente sopraffino e a un certo gusto per le ripetizioni degli stessi dispositivi narrativi, si dice certo che sia tutto scritto da un’intelligenza artificiale. Ipotesi suggestiva, visti i tempi, ma se è vero che lo stile può essere accostato a quello di ChatGpt, chi ha testato le intelligenze artificiali nella scrittura sa che «reggono» sulla singola pagina, ma non hanno ancora la capacità di strutturare trame complesse, e tantomeno quella di inventarsi colpi di scena credibili, cosa che McFadden fa costantemente – invero se ne inventa anche di poco credibili, ma è evidente che rivolgimenti di scenario, cliffhanger (finali di capitolo sospesi per creare aspettativa) e agnizioni (svelamento improvviso di un’identità) sono suoi punti di forza. Inoltre, i suoi primissimi libri, ambientati in scenari ospedalieri (cosa che già tende a confermare la sua identità di medico), sono stati autopubblicati nel 2013 e 2014, epoca in cui non esistevano certo le IA generative.
Chiunque sia, o qualunque cosa sia, Frieda McFadden, non amerà mostrarsi ma è raggiungibile e cordiale, ancorché laconica, e pur rifiutando di mostrarsi in video ha risposto via email alle nostre domande con cortesia e solerzia. E anche con un’ingenuità a volte disarmante. Circa l’arte del colpo di scena, McFadden afferma che «il miglior plot twist è quello che il lettore non ha neanche considerato come possibilità. Ad esempio, se i sospettati sono Joe, Steve e Mary, l’assassino allora deve essere Tom, che in realtà fingeva di essere Alex».
Si tratta di una posa? È possibile, dato che in merito alla questione della credibilità della vicenda in un thriller basato sui colpi di scena, si mostra assai meno ingenua: «Non credo di aver mai letto un thriller psicologico pensando “Wow, questo avrebbe potuto accadere veramente!”; si tratta di un genere di per sé non realistico, anche se personalmente cerco sempre di non imbastire coincidenze troppo incredibili. E se spesso i miei protagonisti prendono decisioni stupide... Be’, se facessero la cosa giusta – che so, chiamare la polizia e lasciare che gli agenti si occupino di tutto – io non avrei una storia da raccontare».
Le domande che possono alzare sospetti su una eventuale autorialità collettiva vengono subito schivate – «Trovo che i consigli dei miei editor e della mia agenzia siano incredibilmente utili!» – ma non risponderebbe così anche un Premio Nobel per la Letteratura? È normale che qualunque autore, a prescindere dal genere o dalle ambizioni letterarie (è la stessa McFadden ad avere dichiarato al «New York Times» di avere come unico obiettivo l’intrattenimento e che «non sto cercando di scrivere Guerra e pace».), respinga i sospetti che i lettori lanciano su Reddit o Goodreads. A proposito di Reddit, la stessa McFadden riferisce di usarlo come fonte: «Quando sto cercando di immaginare le cose più tremende che una coinquilina o un capoufficio potrebbe fare, vado a vedere cosa racconta la gente lì».
L’autrice si sbottona anche sul metodo di scrittura: «Generalmente passo diversi mesi a immaginare la trama nella mia testa. In genere la racconto a mio marito, sfidandolo a trovare dei buchi. Quando comincio ad averla in testa tutta intera e senza buchi apparenti, mi metto a scrivere. A quel punto vado velocissimo».
Ci possiamo credere, visto che in meno di dodici anni ha scritto ventotto romanzi (trentadue contando anche le novelle), quasi tutti articolati attorno a una protagonista femminile con un terribile segreto, gente con segreti peggiori di lei tutta attorno, tanti colpi di scena e almeno un cliffhanger a capitolo: «Cerco di creare i cliffhanger, quei momenti in cui l’azione resta sospesa e aumenta la tensione, già nella prima bozza», racconta. «Mi fermo da sola quando so di essere arrivata a un punto in cui qualcosa di eccitante sta per accadere. Quando non accade, e mi esce un capitolo più lungo, vado lì e lo spezzo in due o più parti».
Si sarà inteso, a questo punto, che tipo di romanzi sono quelli di McFadden: thriller di consumo, progettati con la mente più alla struttura e alle sorprese che alla scrittura o al significato, adatti a essere letti in serie e rapidamente – sui forum letterari online c’è persino chi racconta di ascoltarli in audiolibro a velocità doppia —, anche con una soglia di attenzione bassa o bassissima; per questo, anche quelli che possono sembrare ovvi difetti, come il fatto di ripetere cose già dette, risultano in realtà funzionali ai loro scopi. Il punto, in un thriller di McFadden, è che tutti hanno almeno un segreto, nessuno è chi dice di essere e tutti cercano di scaricare le proprie colpe su qualcun altro; l’obiettivo, invece, è quello di essere accessibili a chiunque e tenerlo il più possibile agganciato al libro, se non proprio di dargli dipendenza, e viene centrato quasi sempre, soprattutto nella serie «della domestica». Certo, può capitare di leggere McFadden alzando gli occhi al cielo, o scuotendo il capo ma... Si continua a leggere.
Tanti sospetti, quindi, per una narrativa che nella sua natura è oltremodo sincera: non si dà arie, non cerca di essere qualcosa che non è – anzi, non ci prova nemmeno – e i lettori lo sanno benissimo. Colpisce – scorrendo le recensioni che McFadden riceve su portali di amanti dei libri come Goodreads (e solo su Goodreads ne ha centinaia di migliaia) – il modo in cui i suoi stessi lettori spesso critichino il comportamento assurdo o sciocco dei personaggi, la trama irreale o la ripetitività di certe soluzioni (quello delle donne ordinarie sposate a uomini bellissimi ma in realtà malvagi è uno dei tipici dispositivi mcfaddeniani), salvo poi ammettere che non sono riusciti a metter giù il volume e assegnare quattro o cinque stelline. Qualcun altro inaugura il termine «pop-corn thriller» per i suoi libri, ma ammette di adorarli... Ora, se da sempre il Graal dell’editoria di consumo è trovare il libro adatto per «il lettore da un libro l’anno», probabilmente McFadden l’ha trovato, e con lei i suoi editori. Anche su questo punto l’autrice non fa una piega, con il candore che le è caratteristico: «Credo che i miei libri siano facili. Di facile lettura, sì, anche per gente che non prende un libro in mano dai tempi della scuola. Un critico una volta ha scritto che Una di famiglia è “un libro per non-lettori”: per me è un complimento».
Non molti autori riuscirebbero a pronunciare parole del genere di fronte a una stroncatura così feroce, ma per McFadden, fedele al cliché che vuole gli autori di thriller sanguinosi come persone oltremodo solari, è motivo d’orgoglio: «Sono fiera che i miei libri abbiano fatto riscoprire l’amore per la lettura a tanta gente!». Qualcuno potrà obiettare che poi bisogna vedere se chi si riavvicina ai libri con McFadden leggerà qualcosa di diverso da McFadden, ma a lei di certo non importa, e men che meno a chi la pubblica: vista la sua prolificità, resa più estrema dal ripescaggio dei volumi autopubblicati, anche il lettore che non uscirà dal suo seminato fatto di frasi semplici, capitoli brevi, cliffhanger continui e colpi di scena più o meno improbabili, troverà sempre qualcosa da masticare – e a chi si sorprende che l’autrice più venduta nella colta Francia sia McFadden, si ricorderà che il ristorante che serve più coperti nella patria della nouvelle cuisine è pur sempre McDonald’s.