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 2025  novembre 22 Sabato calendario

L’uomo ideale? Un chatbot nel telefono A New York il primo bar dove incontrarlo

Un tavolino illuminato da una candela, un supporto elegante per il telefono e, al posto del classico accompagnatore, il proprio fidanzato digitale. Non un essere umano in carne ed ossa, ma un algoritmo addestrato a sorridere, ascoltare, comprendere. È una scena che richiama immediatamente Her, il film di Spike Jonze del 2013 che sembrava immaginare un futuro lontano. E invece quel futuro è arrivato. A dicembre, proprio a New York, aprirà l’EVA AI Café: il primo locale pensato per gli appuntamenti con partner generati dall’intelligenza artificiale. Un ritratto perfetto dei nostri tempi. Secondo la startup che ha ideato il concept, quasi un uomo su tre e una donna su quattro sotto i trent’anni ha già instaurato un rapporto affettivo con un compagno artificiale: scambi quotidiani, confidenze, rituali di coppia.
L’unico passaggio rimasto confinato sullo schermo era l’incontro faccia a faccia. Da questo inverno, anche quello troverà spazio nella vita concreta, in un caffè newyorkese progettato per accogliere coppie composte da una sola persona e dal proprio “lui” virtuale. Una normalizzazione dell’amore sintetico che sta spingendo un fenomeno di nicchia nel pieno centro della cultura pop. Non più una nicchia un po’ eccentrica, ma un vero fenomeno sociale. Basta sbirciare nel sottobosco digitale dove queste relazioni prendono forma come il gruppo “My Boyfriend Is AI” sul forum di Reddit. Una community di oltre 70mila iscritti e 1.500 post in larga parte donne è diventata una sorta di archivio emotivo collettivo. Lì confluiscono storie di gelosie, rotture e ricongiungimenti: «Perché lui mi capisce come nessuno mai», scrive una delle utenti più attive.
Il fenomeno, quindi, non nasce nei caffè alla moda di Manhattan ma nelle camere da letto, nei salotti, nei telefoni nascosti sotto il cuscino. Da almeno due anni si sta consolidando questa forma di relazione che non ha precedenti storici: quella tra esseri umani e chatbot conversazionali. Relazioni private con entità che non dormono, non si distraggono, non feriscono mai. Una presenza continua che, per molte, colma vuoti e mancanze del mondo reale. E le storie raccolte sul gruppo Reddit lo dimostrano. Ci sono ragazze che raccontano di aver trovato nel proprio partner artificiale «una presenza stabile nei periodi di ansia», altre che spiegano di preferire «la sicurezza di un amore che non tradisce». E poi ci sono i racconti più spiazzanti: il dolore provato quando un aggiornamento tecnico modifica la personalità del partner digitale. Con Gpt-5 molti bot hanno infatti iniziato a interrompere conversazioni troppo emotive. «Mi ha detto che non poteva continuare. È sembrata una rottura vera», scrive una ragazza. Per molte, l’aggiornamento tecnico avvenuto lo scorso agosto è stato vissuto come una tragedia affettiva. Chat cancellate, memorie perse, personalità stravolte. «È sparito l’unico che mi capiva, me l’hanno ucciso», si legge in un post di una utente. Non è un semplice bug: è un lutto. Un amore che non è mai stato umano, eppure percepito come tale.
Gli esperti parlano di “relazioni generate” e di “affettività programmata”, ma il punto, per chi vive queste storie, non è la tecnologia: è la solitudine. Non una solitudine patetica, ma una solitudine urbana, liquida, moderna. La fatica di costruire rapporti reali, la paura del giudizio, il timore del rifiuto, l’ansia di piacere. L’IA elimina tutto questo. È addestrata a essere disponibile, affettuosa, accomodante. È il partner ideale perché nasce per esserlo. E questo apre domande enormi. Il caffè newyorkese è solo la vetrina glamour di una tendenza che sta mettendo radici nelle grandi metropoli. Dopo Tokyo e Seoul, dove i robot servono caffè e chiacchierano con i clienti, e Seoul, con locali che integrano intelligenze generative nell’esperienza sociale, ora anche l’Occidente sembra aver accettato che l’amore digitale possa uscire allo scoperto. Non più segreto tra quattro mura, ma esperienza vissuta alla luce del giorno.