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 2025  novembre 22 Sabato calendario

Gli Ufo nei cieli di Torino

Dimenticate dischi volanti che risucchiano persone attraverso fasci luminosi, l’Area 51 o i cerchi nel grano. Questa è la storia di come il rigore scientifico, da quarant’anni, smaschera apparizioni di Ufo o avvistamenti di extraterrestri. La missione con cui è nato il Centro italiano studi ufologici (Cisu) continua anche ai tempi dell’intelligenza artificiale. Gli adolescenti e i ragazzi che lo fondarono nel 1985 sono oggi professionisti e pensionati, ma la passione è rimasta quella delle origini. Oggi il convegno “Ufo, fenomeno e mito” celebra all’Hotel Diplomatic, dalle 14,30, i 40 anni del Cisu.
Per comprendere lo spirito che anima quasi un centinaio di studiosi in tutta Italia bisogna partire dal seminterrato di quasi 200 metri quadri in zona Mirafiori: è il “quartier generale” del Cisu, che custodisce uno dei più imponenti archivi d’Europa. Trecento metri lineari di scaffali conservano 100mila ritagli di giornale, una biblioteca di 3 mila volumi e 940 registrazioni audiovisive. «I casi raccolti sono oltre 43 mila e 10 mila gli avvistamenti», spiega Edoardo Russo, segretario Cisu, tra faldoni e scatoloni. Poco più in là un vecchio pc e un omino con una tuta argentata e un berretto da baseball in testa. Ecco uno degli stereotipi, un “omino verde” eredità dell’immaginario creato da film e fumetti.
Per superare questi cliché gli ufologi lavorano coem investigatori. «Si parte dalle testimonianze di chi ha visto qualcosa di strano in cielo. Intervistiamo quelle persone con un questionario, stilato in base a un manuale di metodologia, che può darci informazioni utili a trovare spiegazioni al fenomeno», sottolinea Edoardo Russo, che ha scritto il libro “Ufo. Fenomeno o mito?” (Rizzoli). Nel 95% dei casi si trova una spiegazione scientifica, incrociando ottica, chimica, fisica e astronomia. «Possiamo suddividere i casi in tre tipologie – spiega Paolo Toselli, tra i fondatori del Cisu –. La maggior parte ha una spiegazione certa, una piccola fetta non si può giudicare per mancanza di dati e una percentuale residuale, del 5%, di fenomeni che non si possono identificare. Ma questo non equivale a dire che gli alieni esistono».
Nella maggior parte dei casi dietro alle segnalazioni di strani oggetti in cielo ci sono fenomeni naturali. «Stelle e pianeti anzitutto – spiega Edoardo Russo – e a volte la Luna, anche se sembra sciocco». Poi le meteore che generano scie all’impatto con l’atmosfera oppure satelliti artificiali. In altri casi lanci di missili. Non è raro, inoltre, che alcuni fasci di luce artificiale, scontrandosi con nubi basse, generino effetti simili a dischi luminosi.
Negli ultimi anni si è registrata un’impennata dei cosiddetti «non avvistamenti», ovvero persone che riguardando fotografie o video realizzati con lo smartphone si rende conto di oggetti o presenze singolari nell’inquadratura. «Il più delle volte, però, la spiegazione è abbastanza banale», spiega Paolo Toselli. Un esempio? «La presenza di polvere sull’obiettivo o il passaggio di un uccello o un insetto di cui non ci si è accorti».
Ci sono, però, nella letteratura ufologica, casi rimasti senza spiegazione. Come quelli contenuti nei documenti declassificati dall’aeronautica e ottenuti da Paolo Fiorino, socio storico Cisu. «A Latina, negli anni ’90, ci furono diverse segnalazioni di piloti militari: un oggetto sferico capace di accelerazioni improvvise venne avvistato durante voli di ricognizione», racconta. «Ancora non si è capito cosa fosse, ma questo non significa che gli Ufo esistono», sorride.