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 2025  novembre 22 Sabato calendario

Gli scheletri di Farage

Nonostante le tante, troppe indulgenze di cui i politici spesso godono, il passato non sempre finisce nel dimenticatoio.
Persino l’impunito Trump, a cui sono state perdonate bancarotte e prostitute, deve fare ancora i conti con le minorenni dell’amico Epstein.
Così non stupisce che anche dalla biografia nascosta di Nigel Farage riemergano scheletri giovanili: frasi e comportamenti razzisti, esaltazione del nazismo ed antisemitismo. Imbarazzanti per il leader in testa nei sondaggi britannici non perché arrivino da un passato remoto, ma proprio perché illuminano la sua figura di oggi. Rivelano gli albori della sua politica nazionalista, anti-europea, chiaramente xenofoba e anti-immigrati. Le radici emotive e istintive delle sue idee.
Può dunque forse stupire che nella sfrontatezza giovanile dei suoi 13/14 anni il giovane Nigel bullizzasse un compagno di scuola ebreo con la canzoncina “Gas’em all, gas’em all”, “gasiamoli tutti”, imitando il sibilo delle camere a gas? Lo tormentava allegramente, ripetendo «Hitler aveva ragione», oppure alzando il braccio teso e gridando «Sieg Heil». La vittima di allora, Peter Ettedgui, oggi regista di successo, premiato con Emmy e Bafta Awards, ha raccontato al giornale Guardian questi suoi precisi ricordi.
Testimonianza confermata da un’altra dozzina di ex compagni al Dulwich college, istituto privato in un quartiere di alta borghesia a sud del Tamigi, che Farage frequentò tra il 1975 e l’82. Scuola secondaria, periodo di formazione per eccellenza.
Jean-Pierre Lihou, anche lui di origini tedesche e forse per questo più attento alle sparate del giovane Nigel, ricorda i suoi elogi ad Oswald Mosley, il promotore del partito fascista britannico negli anni Trenta. D’altronde perché stupirsi? Non è forse lo stesso Farage che da Leader del suo primo partito, lo Ukip (United Kingdom Indipendent Party), invitò a parteciparvi il già anziano Enoch Powell. Cioè il politico che nel 1968 profetizzò lo scorrere in Inghilterra di «river of bloods», fiumi di sangue per gli scontri inevitabili tra “locali” ed immigrati. Non è andata così. Il Regno Unito ha continuato ad essere un Paese accogliente ed è cresciuto multietnico, multiculturale e multireligioso, smentendo un’altra Cassandra ideologica, Elon Musk, che ancora l’anno scorso preannunciava una guerra civile sul Tamigi. Le rivelazioni sul giovane Farage non sono nuove, racconti analoghi erano già emersi nel 2013. Allora lui aveva abbozzato, giustificandosi con il clima di accesa contrapposizione politica di quegli anni. Oggi invece respinge con sdegno ogni accusa. Il motivo è semplice: da personaggio ai margini della politica britannica, per 20 anni eletto come guastatore al Parlamento europeo ma mai a quello di Westminster, ora lui e il suo nuovo partito hanno il vento in poppa.
Dimenticata la Brexit di cui è stato infausto paladino, Farage intercetta come sempre il malcontento popolare in chiave identitaria, quella dei bianchi inglesi. Lo incanala non più contro l’Unione Europea, ma contro gli stranieri, il suo vero cavallo di battaglia. Il Farage adulto è un politico scaltro e trasformista, almeno nelle uscite pubbliche. Nel paio di volte in cui l’ho incontrato, sentendo che il giornalista era italiano, se l’è presa sì con l’immigrazione fuori controllo, ma quella dall’Est Europa. Scivola sempre via sulle domande più spinose, come scivola via ora da queste pesanti testimonianze degli anni giovanili: «La sua parola contro la loro» risponde il portavoce.
Nel frattempo, esponenti del suo partito si scagliano contro le pubblicità «piene di neri ed asiatici», altri vengono registrati mentre definiscono «degenerati» gli omosessuali, o se la prendono con i “Paki”, termine dispregiativo per tutti i Britannici di origine asiatica.
Farage da leader rifugge da questi toni. Rigetta l’accusa di razzismo anche se le sue politiche vanno unicamente in quella direzione. I ricordi dei compagni di scuola sono pericolosi proprio perché incrinano il velo di ipocrisia e rivelano dove davvero – ancora oggi – batte il suo cuore.