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 2025  novembre 21 Venerdì calendario

Negli archivi di Novella 2000, un secolo di gossip (e non solo)

“Solo questa è la verità: Rita è una ragazza illibata”. Con l’appassionata difesa di Teddy Reno della virtù dell’allora fidanzata Rita Pavone l’Italia scoprì il gossip su carta. Il cantante assicura anche i lettori sull’abito bianco che lei potrà indossare “quando si sposeranno”. Aveva avuto tra i direttori Giorgio Scerbanenco, maestro del noir e autore di molti romanzi rosa firmati sotto pseudonimo. E aveva cambiato pelle grazie a un’intuizione di Enzo Biagi, all’epoca direttore editoriale di Rizzoli.
Quando si adeguò alla moda dei tabloid inglesi, Novella esisteva già da quasi mezzo secolo. Era nata a Milano da un’idea di quattro amici: Mario Mariani, Gino Rocca, Eugenio Gandolfi e Tomaso Monicelli, padre del futuro regista Mario. Debuttò in edicola il 25 giugno del 1919, all’indomani della Prima guerra mondiale, per la casa editrice Italia. A custodire quel numero, insieme a tutti quelli venuti dopo, è l’archivio di Novella, in una via privata e signorile in centro a Milano, a due passi da Sant’Ambrogio. È la sede di Visibilia che, dopo le traversie finanziarie della ministra Daniela Santanché, è passata con le sue testate nelle mani dell’editore bolognese Giorgio Armaroli. «Novella è la storia del costume italiano» dice oggi Armaroli: «vogliamo valorizzare l’archivio, anche ripubblicando i racconti dei grandi nomi della letteratura che vi scrissero». Come Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Riccardo Bacchelli, Salvator Gotta, Marino Moretti. Ma il giornale ospitò anche racconti di celebri stranieri: da Rudyard Kipling a George Bernard Shaw, da Stendhal a Thomas – qui chiamato Tomaso – Mann. E ancora Ada Negri, Grazia Deledda, Matilde Serao. Dagli archivi spunta anche un fotomontaggio di D’Annunzio in perizoma, in anticipo di diversi decenni sulla Novella che verrà.
Svolta al femminile
Nel 1923 la testata viene acquistata da Arnoldo Mondadori, per poi essere ceduta quattro anni dopo ad Angelo Rizzoli che vira verso un pubblico femminile. Negli anni Trenta e fino al Dopoguerra, lo stile muta, fanno capolino le foto ad accompagnare i racconti. Sono gli antesignani del fotoromanzo, storie dai titoli emblematici come La vedova allegra, Idillio a Losanna, Redenta e innamorata, firmate da autori oggi per lo più dimenticati, spesso con pseudonimi stranieri, con scatti in bianco e nero dalle tonalità violacee che ritraggono l’alta società. “La sventurata si è vista perduta” uno degli incipit. Le atmosfere sono le stesse dei film dei telefoni bianchi.
Anche tra le macerie, nell’immediato Dopoguerra, Novella prosegue ostinata la propria missione: portare l’evasione nelle case delle italiane, uscite dalla dittatura. Ed è allora che spuntano le storie a puntate di Liala, la regina del rosa.
Negli anni Sessanta, la rivista cambia ancora pelle, affiancando al nome quel suffisso 2000, promessa di futuro. Compaiono i servizi di moda, bellezza, arredamento: “come scegliere il parquet”, per esempio. È il boom economico. Nel 1966 la giornalista Brunella Gasperini conduce sulle pagine del magazine l’inchiesta a puntate Castità ieri e oggi. Intervista l’amica Camilla Cederna che osserva: «Tempo fa ho fatto anche io un’inchiesta del genere, seppur più ristretta, interrogando le ragazze cosiddette bene, alta borghesia, eccetera. Si dicevano tutte vergini. Adesso mi viene il dubbio che fossero vergini, ma non caste. La semi-castità, qui, sembra molto in auge». Il reportage prosegue per diversi numeri, ospita opinioni, esperti, persino sacerdoti, testimonianze e molte lettere di lettrici e lettori. Valanghe di missive a favore, ma pure voci contrarie, preoccupate, arrabbiate. Scrive, tra le tante, Anna Maria. rivolgendosi a Gasperini: “Laida... (censura), lurida (censura), che cosa insegni alla gioventù? Quello che tu stessa hai sempre fatto, oltre che scritto?”.
Vedove e ragazze madri
L’anno dopo è quello della svolta. Per risollevare le vendite Biagi prende come esempio il successo oltralpe di Paris Match. Gli ingredienti sono sempre gli stessi, ora come allora, e così pure gioie e tormenti: amori che nascono, finiscono, tradiscono. Le vicende di Onassis e Callas, i matrimoni di Liz Taylor, i flirt dei divi di Hollywood; ma si spia pure dal buco delle serrature di casa nostra, abbracciando da un lato la morale comune, bacchettando fedifraghe e fedifraghi (questi ultimi sempre con toni più indulgenti), ma al tempo stesso mostrando che poteva succedere. Senza distinzioni. Di Jacqueline Kennedy si scrive: “la vedova del presidente è in realtà una donna di trentotto anni, troppo inquieta e viva per accontentarsi del ruolo di madre e per sentirsi appagata di soli ricordi”. L’autore dell’articolo nota pure come “lentamente e con molta amarezza se ne siano accorti anche tutti i Kennedy”.
A contendersi prime pagine e titoli il dilemma è sempre lo stesso: ci starà, ci sta, non ci sta più. Novella 2000 sbatte il “mostro” in prima pagina, finendo per sdoganarlo. «A vent’anni Mina resta incinta di Corrado Pani, bello da far male, ma sposato», racconta Roberto Alessi, attuale direttore della rivista, che nel 2020 ha curato 100 anni di Novella 2000 (Morellini editore). «Lei era già popolarissima ma allora le ragazze madri, celebri e non, andavano lontano, quelle più povere dalle suore». La stessa Claudia Cardinale fece passare suo figlio per suo fratello. Mina no, si espose. «Fu costretta ad andare a vivere in albergo, fu sbattuta fuori dalla Rai, ma la strada era segnata. Scelse di raccontarsi a Novella. Lo chiamavano il giornale delle cameriere, ma almeno dal parrucchiere lo leggevano tutte». L’anno dopo la Rai fu costretta a richiamare la star.
La scelta di Sophia
La copertina del numero in edicola il 3 gennaio del 1969 è dedicata a Carlo jr., primogenito di Sophia Loren e Carlo Ponti. L’happy end di una vicenda che aveva tenuto banco per quasi un ventennio: la coppia si era conosciuta nel 1950, 15 anni lei, 37 lui, per di più già ammogliato con prole. In Italia il divorzio non c’era (tanto per non dimenticare: il delitto d’onore sarà abolito solo nel 1981). Per divorziare Ponti vola in Messico, si sposa con Sophia nel 1957, ma quando rientrano in Italia vengono accusati di bigamia e sono costretti a negare di essere sposati. Per poter convolare, nel 1966, prendono la cittadinanza francese grazie al presidente Georges Pompidou. Quella copertina sulla nascita del piccolo Carlo, con la Loren sorridente, racconta questa storia a donne e uomini che in Italia vivevano lo stesso dramma. Poco dopo, nel 1970, il divorzio diventa legale anche nel nostro Paese.
Nel 1975 viene ucciso Pier Paolo Pasolini e l’allora direttore Paolo Occhipinti mostra il corpo martoriato sulla copertina di Novella 2000, dando spazio alle notti tormentate di PPP, ai suoi ragazzi di vita. Parla Maria Callas. Cinque anni dopo, nel 1980, è la direttrice Maria Venturi a strillare: “Tutti omosessuali” sotto la foto di un gruppo di personaggi dello spettacolo. È gossip ma anche il segnale che i vecchi tabù stanno per essere superati.
La saga di Lady D.
Il chiasso degli anni Ottanta si riflette negli scatti rubati che mettono al bando ogni pudore: il nudo è ormai in prima serata nelle tv di Silvio Berlusconi, non fa più clamore. Gli anni Novanta sono all’insegna della riscoperta della famiglia. Anna Dan irrompe nella vita di Gianni Morandi nel 1996: stanno ancora felicemente insieme. Ma in quegli anni, naturalmente, Novella 2000 si occupa soprattutto della fine tumultuosa del matrimonio tra Carlo e Diana. La principessa triste, mai amata, Carlo da sempre innamorato di Camilla. Nel 1986 il settimanale titola sul presunto grido d’aiuto della principessa: “Mi fanno vivere in prigione”; nel 1992 la coppia si separa, per divorziare nel 1996. «Eravamo in tre in questo matrimonio» è la celebre dichiarazione di lei. Quando Novella mostra le immagini di Diana a bordo di uno yacht nel Sud della Francia con Dodi Al-Fayed il mondo sogna con loro.
Finirà come finirà, la notte del 30 agosto del 1997 in un tragico incidente nel tunnel del Pont de l’Alma a Parigi. Sfuggivano dai paparazzi. Novella 2000 le dedicherà un numero monografico.