la Repubblica, 23 novembre 2025
Cop30, sì all’accordo: ma è un compromesso al ribasso sui fossili
La delusione è palpabile nella grande sala Amazonas che ospita la plenaria conclusiva della Cop30 di Belém. La si legge anche sul volto di André Correa do Lago, diplomatico di lungo corso, scelto dal presidente Lula perché guidasse questa 30esima Conferenza Onu sul clima. L’aver raggiunto comunque un accordo, tra i quasi 200 Paesi presenti qui, in un contesto geopolitico difficilissimo, può essere anche considerato un successo. Ma certo, il testo finale approvato è ben al di sotto delle aspettative. Attese alimentate, fin troppo, dalla stessa presidenza brasiliana, che lunedì scorso aveva convinto molte delegazioni e la maggior parte dei media di poter fare il miracolo: chiudere a metà settimana (quindi con giorni di anticipo rispetto alla fine ufficiale di Cop30) il documento politico, la cosiddetta Mutirao decision, includendovi anche la road map per l’uscita dai combustili fossili, come auspicato all’inizio della Conferenza dal padrone di casa Luiz Inácio Lula da Silva.
Ci sono volute decine di ore in più, con trattative che sono proseguite fino all’alba di sabato, per raggiungere un compromesso al ribasso, l’unico capace di ottenere il consenso di Paesi arroccati in posizioni molto diverse. E così, dal testo finale è scomparsa l’espressione road map, indigesta ai sauditi e a tutti i petro-Stati. Ma è stata cancellato anche ogni riferimento esplicito ai combustibili fossili e alla transition away da essi, coniglio estratto dal cilindro della delegazione Usa alla Cop28 di Dubai (copyright: John Kerry e Sue Biniaz), capace di convincere l’Arabia Saudita, con la mediazione cinese ed emirati.Al posto della tanto attesa road map, per la quali si erano spesi l’Unione europea e una ottantina di delegazioni guidate da quella colombiana, il testo finale di Belém “lancia il Global Implementation Accelerator, come iniziativa cooperativa, facilitatrice e volontaria”.
Una sorta di forum in cui confrontarsi sulle misure adottate e da adottare per tener il riscaldamento planetario al di sotto degli 1,5 gradi. E aiutare i Paesi che non ce la farebbero da soli. Il tutto “tenendo conto delle decisioni” prese alla Cop28 di Dubai (citazione indiretta della “transition away dai combustibili fossili”).Più esplicito è il passaggio sulla finanza climatica, le risorse economiche chieste dai Paesi in via di sviluppo ai Paesi ricchi. L’anno scorso alla Cop29 di Baku “l’Occidente” si era impegnato a destinare 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035. Ma il Sud Globale aveva chiesto uno sforzo in più, soprattutto per quando riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici (un capitolo che ha bisogno di denaro pubblico, mentre gli interventi di mitigazione, le energie rinnovabili per esempio, possono essere un investimento allettante per i privati).
Ebbene, la Mutirao decision di Belém “chiede sforzi per almeno triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035”.Altro capitolo cruciale, quello relativo alle “misure unilaterali” che potrebbero colpire il commercio internazionale. La Cina chiedeva un divieto, per ostacolare la tassa europea sul carbonio (Cbam), pensata per non dare vantaggi competitivi a chi produce all’estero beni senza rispettare i limiti alle emissioni e poi li importa nell’Unione. E invece la Ue ha ottenuto che nel testo non ci fosse alcun riferimento: “Il Cbam non è un dazio mascherato”, aveva detto nei giorni scorsi il Commissario Ue per il Clima Woepke Hoekstra, “ma uno strumento per stimolare in tutto il modo la riduzione delle emissioni di CO2”.
Detto dei risultati tecnici principali, resta l’interrogativo: questa Cop30 va considerata un successo o un fallimento? “Sebbene ben lontano da quanto sarebbe necessario, il risultato di Belem rappresenta un progresso significativo”, risponde Jennifer Morgan, veterana delle Cop, a lungo leader di Greenpeace International e per tre anni Inviato speciale clima del governo tedesco. “La transizione dai combustibili fossili concordata a Dubai sta accelerando, nonostante gli sforzi dei principali paesi produttori di petrolio per rallentarla. E il multilateralismo continua a sostenere gli interessi del mondo intero nell’affrontare la crisi climatica”.
Perché, se è vero che la road map è stata derubricata (ma la delusione è direttamente proporzionale alle aspettative alimentate incautamente dai brasiliani), a Belém è stata altrettanto tangibile la passione e la competenza con la quale rappresentanti di tutto il mondo, dai delegati governativi alla società civile, si sono incontrati per due settimane, consapevoli di dover affrontare la più grave emergenza che l’umanità si sia mai trovata ad affrontare. E anche la road map, che pure ha fatto una fugace apparizione nelle trattative ufficiali, potrebbe avere una vita indipendente al di fuori dei capannoni costruiti dall’Onu per l’occasione a Belém.
Nelle giornate cruciali di Cop30, oltre ottanta Paesi si sono detti favorevoli a lavorare insieme per una tabella di marcia per l’abbandono dei combustibili fossili. E la Colombia, in collaborazione con l’Olanda, si è offerta di organizzare una conferenza sul tema alle fine di aprile dell’anno prossimo.