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 2025  novembre 22 Sabato calendario

Gianotti: “Addio al Cern, dopo dieci anni di bosoni mi aspetta il pianoforte”

Se mi è mancata una cosa, negli ultimi dieci anni, è stata la libertà di poter decidere del mio tempo. Quando hai una responsabilità di questo tipo non scegli tu cosa fare delle tue giornate». Fabiola Gianotti alla fine dell’anno cesserà di essere Direttrice generale del Cern. Prima persona, finora, ad aver ricoperto due mandati, guida il più grande laboratorio di fisica al mondo (oltre 17500 persone di 110 nazionalità diverse) dal primo gennaio del 2016. E adesso sta per cambiare vita.
Fabiola Gianotti, avrà più tempo libero dal primo gennaio 2026?
«Spero proprio di sì. E spero di poterlo usare per dedicarmi di più alla famiglia, agli amici e a quegli interessi, dallo sport al pianoforte, che ho dovuto trascurare nell’ultimo decennio».
Come è cambiata dal 2016 a oggi?
«A parte il fatto che sono invecchiata di dieci anni… Ho imparato moltissimo: dagli aspetti scientifici e tecnici, alle relazioni con i governi, alla gestione del budget e delle risorse umane, alla comunicazione con il pubblico e i media, all’organizzazione quotidiana di un laboratorio estremamente complesso. Il Cern è una piccola città, e a volte mi sono sentita un po’ come un sindaco che deve occuparsi di tutto e di tutti».
E il “suo” Cern come è mutato in dieci anni?
«Si è espanso in tutti gli ambiti della sua missione. In particolare con il progetto di potenziamento, approvato proprio nel 2016, dell’acceleratore di particelle Large Hadron Collider (Lhc). Ma anche con la realizzazione di nuovi esperimenti, lo studio di acceleratori futuri e lo sviluppo di tecnologie innovative. Inoltre, in questi anni, dodici nuovi Paesi hanno aderito alla nostra organizzazione».
Di cosa va particolarmente fiera?
«Uno dei progetti che mi sono più cari è la realizzazione del Science Gateway, il nostro nuovo centro per la comunicazione scientifica destinata al grande pubblico di tutte le età, a partire dai 5 anni. È stato realizzato grazie alla generosità di donatori privati, fra i quali Stellantis e la Fondazione Carla Fendi. L’edificio progettato da Renzo Piano ha accolto 800mila visitatori in soli due anni dall’apertura».
E se parliamo di risultati più prettamente scientifici?
«Ho avuto la fortuna di lavorare con collaboratori bravissimi, senza contare l’impegno, la competenza, la determinazione e l’entusiasmo dell’intera comunità del Cern. Questo ci ha consentito di ottenere risultati che hanno superato di gran lunga le aspettative iniziali. Per esempio misure precise del bosone di Higgs (scoperto al Cern nel 2012, ndr), una particella ancora misteriosa, legata al meccanismo che ha permesso alla materia di cui siamo fatti di formarsi nell’Universo primordiale. Poi, la scoperta di una miriade di nuove particelle composte. E persino l’impatto dei raggi cosmici sulla formazione delle nuvole, risultati utilissimi per la modellizzazione del clima. Un altro risultato cruciale è il vasto lavoro di sviluppo e progettazione del Future Circular Collider, con il quale abbiamo posto le fondamenta per un futuro radioso per questa istituzione unica che è il Cern».
A che punto è la realizzazione di questa grande macchina che sostituirà il “vecchio” Large Hadron Collider?
«Abbiamo appena completato lo studio di fattibilità, un lavoro immenso che copre aspetti scientifici, tecnologici, ambientali, finanziari. Oltre alla geologia e l’implementazione territoriale dell’anello sotterrano di 90 km che dovrebbe ospitare il nuovo acceleratore».
Quali sono gli obiettivi di una operazione così impegnativa?
«Il Future Circular Collider è uno strumento straordinario per cercare di far luce sui misteri legati a origine, struttura ed evoluzione dell’Universo.
Richiederà lo sviluppo di tecnologie senza precedenti in molti campi, dai materiali superconduttori a nuovi sistemi di raffreddamento, alla robotica e alle tecniche di vuoto. Con applicazioni potenzialmente rivoluzionarie per l’intera società».
Ma si farà?
«Spero che il progetto possa essere approvato nei prossimi 3-4 anni. Permetterebbe all’Europa di mantenere la supremazia mondiale nel campo strategico della fisica e delle tecnologie connesse».
Negli Usa la ricerca sta subendo tagli pesantissimi da parte dell’amministrazione Trump. È un’occasione per l’Europa?
«Un’ottima occasione. E in effetti l’Unione Europea e alcuni Paesi membri hanno avviato iniziative per attrarre e accogliere scienziati di istituti americani. In particolare, molti cervelli europei che in passato sono emigrati negli Usa hanno manifestato l’intenzione di ritornare. Naturalmente spero che l’Europa moltiplichi i suoi investimenti. Perché la ricerca è la linfa del progresso e dell’innovazione, ed è cruciale per un futuro sostenibile dell’umanità e del Pianeta».
Presto avrà dunque più tempo libero. Ma c’è qualcosa che le mancherà di questi dieci anni?
«Realizzare progetti belli, come il Science Gateway, e trasformare le idee più promettenti in realtà. E il fatto che in questi anni non ci sia mai stato un giorno identico all’altro: ho vissuto a 200 all’ora e non ricordo di essermi annoiata, neanche per un secondo».
Cosa farà dal primo gennaio del prossimo anno?
«Vorrei tornare a fare ricerca in prima persona, almeno per parte del mio tempo, all’interno della comunità internazionale del Cern, cui sono molto legata. Per il resto si vedrà».