la Repubblica, 22 novembre 2025
Manovra, altre tasse sulle banche. Affitti brevi al 21% ma solo per la prima casa
Un “sacrificio” extra da 250 milioni. Sul tavolo dei tecnici del Dipartimento delle Finanze del Mef spuntano le stime di un nuovo aumento delle tasse su banche e assicurazioni. Mezzo punto di Irap in più rispetto ai due che la manovra ha già previsto per il prossimo triennio.
Toccherà al governo decidere se utilizzare il “tesoretto”, come chiede incessantemente la Lega. Di nuovo ieri, con Matteo Salvini che è tornato a sollecitare l’intervento sui «grandi» istituti di credito per recuperare risorse da destinare alle assunzioni nelle forze dell’ordine e di «militari – ha sottolineato – da mandare nelle nostre stazioni, non in Russia».
All’indomani del vertice a Palazzo Chigi, dove la premier Giorgia Meloni ha frenato sulle richieste della maggioranza, il leader del Carroccio ammette che il balzello aggiuntivo è «uno degli obiettivi che rimane aperto». Dalla sua può contare sul fatto che l’emendamento esaminato dai tecnici è quello firmato da Massimiliano Romeo, il capogruppo del suo partito al Senato. Chiede, appunto, di aumentare l’Irap di 2,5 punti invece che di due, facendo pagare solo una franchigia di 500mila euro alle banche medio-piccole, con un attivo fino a 30 miliardi.
Il gancio è pronto, ma la scelta è politica. I nodi sono due. Il primo riguarda il metodo. Aumentare le imposte per il mondo del credito implicherebbe la riapertura dell’accordo che il governo ha raggiunto con l’Abi. Se il Carroccio tira dritto – «non penso – incalza Salvini – che rovinerà le loro feste di Natale o di Capodanno», Forza Italia è più cauta.
Le frizioni tra i due alleati non riguardano il merito perché gli azzurri sono pronti a dire sì al ritocco all’insù delle tasse pur di cancellare l’aumento per le holding non finanziarie. Come già avvenuto durante la genesi della norma inserita nella Finanziaria, anche questa volta il punto riguarda l’intesa preventiva con i banchieri. Fonti di partito rivelano che Antonio Tajani è stato chiarissimo, durante il vertice, nel chiedere di riaprire il tavolo con l’Abi prima di arrivare a una decisione. A confermare il paletto è Paolo Barelli. «Bisogna interloquire di nuovo, mettersi al tavolo e discutere», ha spiegato il capogruppo di FI alla Camera.
La seconda questione aperta riguarda il perimetro della misura. E quindi se operare una distinzione tra grandi e piccole banche, oltre a decidere se includere anche le assicurazioni, come le simulazioni dei tecnici stanno facendo.
Un dettaglio non da poco, anche una cartina di tornasole del nervosismo che attraversa i partiti di maggioranza per via dei pochi margini di correzione alla manovra. Tutti contro tutti. Come sul condono edilizio, che Salvini vuole strappare a Fratelli d’Italia. Il leghista risponde alle quattro sanatorie chieste dai meloniani avocando a sé il dossier: «Il ministro competente sono io, quindi – dice – me ne occuperò personalmente».
Le divisioni interne riguardano anche gli affitti brevi. I Fratelli non vogliono modificare lo schema inserito nella manovra, ma gli alleati premono per l’abolizione dell’aumento della cedolare secca al 26% sul primo immobile. La soluzione allo studio dei tecnici sta nel mezzo.
Le ultime simulazioni, che Repubblica è in grado di ricostruire, prevedono un ritorno al 21% per il primo immobile, mentre il secondo e il terzo resterebbero tassati al 26%. A fronte di una flessibilità iniziale, l’impianto si farebbe più rigido dopo, in linea con la volontà che ha mosso la stretta del governo sulle locazioni di breve durata. Il limite oltre il quale scatta l’attività di impresa, con la relativa tassazione, verrebbe anticipato, a partire dal quarto immobile.