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 2025  novembre 22 Sabato calendario

Ita, flotta ridotta a causa dei motori Ogni giorno 82 mila euro di danni

La mattina del 20 gennaio 2025 l’Airbus A320neo immatricolato Ei-Hjd, che Ita Airways paga ogni mese circa 350 mila euro, ha volato senza passeggeri da Roma Fiumicino a Napoli. E lì, nell’aeroporto campano, si trova ancora oggi, 307 giorni dopo. Non per un pezzo di ricambio introvabile o una decisione strategica aziendale. Ma perché i suoi motori Pratt&Whitney PW1000G hanno bisogno di ispezioni aggiuntive, nell’ambito di quella che si sta rivelando una delle principali crisi del settore.
Per Ita quello non è l’unico jet fuori servizio. Ce ne sono 22 fermi per i problemi ai motori di ultima generazione, pari al 28% della flotta dei voli nazionali e internazionali, rendendola la compagnia di medie e grandi dimensioni più colpita al mondo. Una situazione destinata a durare ancora, per cui il vettore tricolore stima per i prossimi cinque anni danni per 150 milioni di euro, pari a 82 mila euro al giorno, oltre a quelli già subiti dal 2024. È quanto emerge dall’analisi del Corriere incrociando i dati forniti da Cirium, ch-aviation e quelli aziendali. Era stato il ceo di Ita, Joerg Eberhart, ad anticipare a settembre la richiesta di un risarcimento.
Nel 2023 Pratt&Whitney ha rivelato che era stato individuato un difetto nella polvere metallica utilizzata nella produzione dei suoi PW1000G – propulsori che riducono i consumi del 20% – e che questo avrebbe potuto causare crepe. A quel punto è stato deciso di ispezionare 600-700 motori «entro il 2026», poi saliti a 3.000, montati sugli Airbus A220, A320neo/A321neo e sugli Embraer E2. Con tempi di lavorazione lunghissimi, circa 300 giorni, che stanno portando a «cannibalizzare» altri jet.
Su una flotta di 79 aerei a corridoio singolo Ita ne ha 52 motorizzati PW1000G: di questi, ci sono appunto 22 fermi proprio per il problema ai propulsori). Un numero ben più alto delle settimane passate e di quanto preventivato. «Stimavamo 8 aerei fermi quest’anno e invece sono 15», aveva detto a settembre Eberhart. Balzati a 18 durante l’estate e ora a 22. L’anno prossimo i velivoli fermi dovrebbero scendere a 20 per ridursi a una decina, con una media mensile di circa 15. Sono meno colpite di Ita le low cost Wizz Air (14,6% della flotta) e IndiGo (12,7%), le «tradizionali» Swiss (16% sulla flotta di Airbus a corridoio singolo) e Turkish Airlines (13,5%).
I 150 milioni di euro di danni – oggetto delle negoziazioni tra Ita e il produttore – tengono conto delle spese di leasing degli aerei, della manutenzione extra, dell’addestramento dei piloti e dei mancati passeggeri sui voli intercontinentali.