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 2025  novembre 22 Sabato calendario

Annalisa e la moda: questa sono io

Annalisa arriva al nuovo tour come una creatura costruita di musica e moda. Non c’è cambio d’abito che sia messo lì per stupire: ogni look è una presa di posizione, un modo per dire «questa sono io adesso». «La moda – premette subito – è parte integrante, fondamentale del mio percorso artistico. Quello che desidero comunicare passa attraverso infiniti dettagli, tra cui l’immagine. Gli abiti sono comunicazione, mi aiutano a veicolare messaggi e a esprimere me stessa».
Collabora con 8 brand: Cavalli, Dsquared2, Ferrari, Etro, GCDS, Sportmax, Vigilante e Pinko (per i ballerini): come ha gestito una «cabina di regia» così articolata?
«È stato un grandissimo lavoro di squadra, mio, dei meravigliosi team degli stilisti e della mia stylist Susanna Ausoni. Frutto di mesi di conversazioni, incontri, prove, dove ci siamo confrontati raccontando il messaggio che volevo trasferire nello show e che ciascuno di loro ha colto, tenendo conto come prima cosa della mia identità, nella sua personalissima visione artistica».
Come nasce un look da tour? E quali le esigenze?
«Per prima cosa devo essere a mio agio, devo potermi muovere liberamente e soprattutto i cambi devono essere studiati per essere veloci tra un brano e l’altro, senza perdere il focus su quello che mi valorizza al meglio. Insomma non bisogna dimenticare che si tratta di abiti di scena e che lo spettacolo richiede movimento e velocità. Su cosa non transigo? Spalle voluminose e scarpe comode».
I suoi codici estetici sono ormai iconici: racconto di chi è lei oggi o un gioco scenico?
«In realtà, mi sento di dire che ogni dettaglio racconta chi sono oggi, chi ero ieri e chi sarò domani, non c’è nessun gioco scenico».
Sul palco balla, corre e addirittura, vola! Qual è stato l’abito tecnicamente più difficile da realizzare?
«Sicuramente il volo ha richiesto uno sforzo in più, poiché si è dovuto tenere conto dell’imbrago, ma sono tutti pensati e studiati per integrarsi perfettamente nello show in ogni momento. Quando gli stilisti li hanno disegnati mi sono innamorata di ogni look perché hanno colto perfettamente l’essenza di quello che avrei desiderato portare sul palco».
Dai look «per bene» del passato ai look audaci di oggi, quando la svolta?
«Onestamente non ci sono look per bene e altri audaci, ma sono declinazioni della mia personalità a seconda dello scopo. Durante uno show scelgo di andare in una direzione mentre per interviste o incontri ne scelgo un’altra. E tutto questo è frutto di una crescita sia personale che tecnica, di una naturale trasformazione che avviene nel tempo, crescendo in consapevolezza».
La sensualità è parte del suo linguaggio visivo: istinto o performer?
«Non cerco la sensualità, piuttosto la forza, la grinta, la tenacia. Se poi viene fuori anche quella ne sono felice».
Sui look audaci si discute sempre: le capita di chiedersi se sta «esagerando»?
«La moda è libertà espressiva, così come l’arte, è un tramite che consente a ciascuno di esprimersi, non ci sono regole. E il palcoscenico, quando lo spettacolo lo richiede, è il luogo giusto per esagerare».
Valentino diceva che dopo i 18 anni una donna non dovrebbe scoprire le gambe...
«Penso che sia assolutamente soggettivo. Io scopro le gambe ma tendo a non scoprire altro. Faccio quello che mi fa stare bene e mi fa sentire a mio agio. La domanda che ciascuno di noi dovrebbe farsi è: cosa mi rappresenta al meglio oggi? Questa è l’unica cosa che conta. La moda – come dice Valentino – nasce da un atto d’amore, e quindi tutto si traduce in un atto d’amore verso noi stessi».
Nella vita di tutti i giorni, quale parte dell’Annalisa «da palco» porta?
«La determinazione, in ogni passo che faccio, è una compagna costante. Ci tengo a che sia tutto perfetto, pensato, studiato e coerente con me e con il mio modo di vivere la vita».
Ricorda un look del passato che l’ha «tradita»?
«Oddio di sicuro di cose sbagliate ne sono successe, ma le scarpe sono la prima cosa che mi viene in mente, una scarpa scomoda può incasinare tutta la performance».
Ogni cambio, un capitolo.
«Sono look integrati perfettamente nello show che è suddiviso in tre sogni: “Il fuoco”, dove i riflettori sono puntati su costumi forti, grintosi, che raccontano il fuoco anche attraverso i colori; “Il fiume”, dove in qualche modo si punta sempre sulla forza ma anche sull’emotività; e infine “La tigre”, dove si ripercorrono tutte le trasformazioni in un flusso di coscienza».