Corriere della Sera, 22 novembre 2025
«La Bbc ha ucciso Diana?» L’accusa choc in un libro: un’altra tegola sulla tv pubblica
La Bbc ha ucciso Diana? Sembra una domanda assurda, specialmente se a porla è un titolo del Telegraph, il giornale di destra arci-nemico della tv pubblica britannica: ma è la tesi di fondo di un libro uscito l’altro ieri in Gran Bretagna, Dianarama, scritto da un ex giornalista della Bbc, Andy Webb, che ripercorre la vicenda della celebre quanto famigerata intervista alla principessa realizzata dal programma Panorama nel 1995.
Già si sapeva che l’autore di quello scoop, il giornalista della Bbc Martin Bashir, aveva adoperato l’inganno per guadagnarsi la fiducia di Diana: aveva prodotto documenti falsi per mostrare che la principessa veniva spiata su ordine dei servizi segreti. Il risultato fu che Diana si confessò a cuore aperto davanti alle telecamere, rivelò i dettagli del fallimento del suo matrimonio con Carlo e insinuò il dubbio che quest’ultimo fosse inadatto a fare il re. L’intervista venne vista da 200 milioni di persone nel mondo, accese una miccia sotto la monarchia e indusse la regina Elisabetta a ordinare un rapido divorzio fra Carlo e Diana, che erano già separati dal 1992.
Ma le conseguenze furono ben maggiori, secondo Webb: «La vita di Diana – scrive – era stata deviata su un percorso terribilmente pericoloso, che portò alla sua morte». In altre parole, senza quell’intervista Diana non sarebbe andata a schiantarsi, meno di due anni dopo, nel tunnel dell’Alma a Parigi: e questo perché la rete di bugie con cui era stata irretita andava ben oltre quanto non si sapesse. Alla principessa sarebbe stato fatto credere che Carlo aveva una relazione con la baby sitter dei figli, Tiggy Legge-Bourke, che sarebbe addirittura rimasta incinta e avrebbe abortito: la famosa frase nell’intervista «eravamo in tre nel nostro matrimonio» si sarebbe riferita a Tiggy, non a Camilla, come si è invece sempre pensato.
Non basta: Diana sarebbe stata convinta che Elisabetta stesse per abdicare e che Carlo, una volta sul trono, avrebbe sposato la ex baby sitter. Incredibilmente, le era stato detto che perfino a William era stato fornito un orologio per registrare di nascosto le sue conversazioni. Ce n’era abbastanza, insomma, per alimentare la paranoia, la mania di persecuzione e l’isolamento della principessa, che l’avrebbero fatta finire tra le braccia di Dodi e, in ultima analisi, l’avrebbero coinvolta nell’incidente fatale a Parigi.
Un’opinione condivisa da suo figlio, il principe Harry, che disse a proposito dell’intervista: «Nostra madre ha perso la vita a causa di ciò»; e anche la terapista new age di Diana affermò di ritenere Bashir «totalmente responsabile per la morte di Diana. Non parzialmente responsabile, totalmente responsabile. Se non fosse stato per lui, lei sarebbe ancora viva». Come scrive Webb, «è una storia più lurida e più fantastica di qualunque cosa sia accaduta alla corte di Enrico VIII».
Ma il libro non si limita a rivelare le menzogne di Bashir: è un atto di accusa contro la Bbc, che per decenni ha coperto e insabbiato lo scandalo, occultando, distruggendo o censurando i documenti negli archivi. E sono rivelazioni che arrivano in un momento particolarmente difficile per l’emittente pubblica britannica, già nella bufera in queste settimane per le manipolazioni di un discorso di Donald Trump, che ha promesso di intentare una causa miliardaria nonostante le dimissioni dei vertici della Bbc. Anche il principe William, secondo il libro, prepara qualcosa, perché considera quell’intervista del ’95 «una ferita aperta»: il figlio di Diana starebbe «facendo dei passi» per scoprire la verità e avrebbe «messo delle persone sul caso». Il peggio per la Bbc potrebbe ancora dover arrivare.