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 2025  novembre 22 Sabato calendario

Dal presidenzialismo al listone dei moderati. Il risiko della fantapolitica che porta a fine legislatura

Va bene, uno può pure scomodare il Discorso della Montagna: «Il tuo parlare sia sì sì, no no, perché tutto il resto viene dal demonio». Ma se si tratta di vincere, ben venga il demonio. Il volgere alla fine della legislatura è patria delle trame e, parafrasando Sun Tzu, il generale cinese vissuto cinque secoli prima di Cristo, «la politica si fonda sull’inganno». E allora non restare fermo, nascondi la strategia con la tattica, e quando è l’ora di fare la tua mossa ricordati che il leone usa tutta la sua forza anche per uccidere un coniglio. È tempo di scenari, magari di fantapolitica, e domina il regno del «vero apposta», dove verità e menzogna si intrecciano, e magari gli altri ci cascano e puoi infilzarli con il contropiede.
Tanto per dire, che ne facciamo del premierato? Pare agonizzante, anzi sembra proprio cadavere. E poi è farraginoso, crivellato di buchi costituzionali. Ma c’è pure la possibilità che si finga morto. Più d’uno la vede così: la madre di tutte le battaglie è il referendum sulla giustizia. Croce e delizia: se vincono i no la maggioranza dovrà leccarsi le ferite, ma se vincono i sì… Oh ragazzi! Quante opportunità per Giorgia se vincono i sì! Vulgata vuole che il governo sia solido, e solo uno scemo o un provocatore può pensare che la premier voglia le elezioni anticipate. Forse è proprio così, ma… Insomma, l’economia è un problema. I soldi del Pnrr, per quanto fossero una tombola, sono agli sgoccioli. E allora, ragionano i maligni, chi glielo fa fare a Meloni di stare a galleggiare per più di un anno e mezzo, senza niente da mettere sul piatto? E allora via, subito al voto, prendendo tutti di sorpresa. Ma mica solo per tornare a Palazzo Chigi a fare flanella. Lì si potrebbe fare allora la vera riforma: altro che premierato, largo al presidenzialismo. Ci vuole andare o no Giorgia Meloni al Quirinale? Domanda sbagliata. Una cosa pare probabile: se cercasse di andare al Colle con il voto dei grandi elettori, sarebbe impallinata dai franchi tiratori. Altro paio di maniche con il presidenzialismo: lì vota il popolo e sì che se la gioca. Chiacchiere, fantasie magari.
C’è pure la legge elettorale, che si cambia a maggioranza semplice. Premio di maggioranza, soglia anti-ricattatori e due schieramenti, ognuno con a capo il suo campione, col nome scritto sulla scheda. Ma Salvini fa il pesce in barile e Tajani non ne vuole sapere. E poi bisogna pure fare i conti con la maledizione delle norme sul voto, che spesso si ribellano al loro creatore. Le nuove regole darebbero il vantaggio di seminare lo scompiglio nel campo avverso, costringendo Elly Schlein e Giuseppe Conte a primarie all’ultimo sangue. Che però potrebbero pure avvalersi della mobilitazione popolare dei gazebo. Insomma, c’è chi giura che Meloni non sia poi così convinta di salire su questo treno.
Manovre, manovrine, manovrette, non solo tra schieramenti ma anche all’interno. Una voce insistente l’ha portata in emersione da Elisabetta Casellati: che bella cosa sarebbe se Pier Silvio Berlusconi andasse a Palazzo Chigi e Giorgia Meloni al Quirinale. Temuto, sognato, auspicato, l’intervento diretto della Famiglia in politica tiene banco da tempo. Un pensierino ce lo avranno fatto. Ma mettersi al vento sfidando Giorgia Meloni è un bel rischio e vale ancora l’avvertimento di Silvio: avete visto quello che hanno fatto a me? Vi verranno tutti addosso.
Poi c’è il Campo largo. Elly Schlein ha fatto di tutto per caratterizzarsi come l’anti-Meloni, anche se le fantasie per spodestarla si moltiplicano. Meloni la vuole, perché si sente certa di batterla, Schlein lo vuole, perché spera di batterla. Ma pure Conte, in caso di primarie, è certo di potersela giocare. E il cambio in corsa? Le voci corrono da Paolo Gentiloni fino alla sindaca di Genova Silvia Salis, al primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi, a Roberto Gualtieri, che ha gestito l’Anno Santo. Tessiture anche per il listone civico, che ha tanti padri, tra cui Goffredo Bettini, che metterebbe insieme mille amministratori locali, magari con Giuseppe Sala e pure con Matteo Renzi. Alcuni si chiedono poi se Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si limiteranno a innaffiare il proprio orto o proveranno a cucire un accordo con i mille partitini drena voti della super-sinistra.
Infine, ci sono due macigni, che riguardano tutte e due le coalizioni: prima o poi dovranno decidere che cosa fare della politica estera, che li dilania, soprattutto a fronte del dramma dell’Ucraina. L’altro capitolo riguarda l’astensione, che batte i record ogni volta. In realtà pare turbare i sonni dei soli politologi, perché i leader, gente pratica e dai modi spicci, si sono convinti che per vincere basterà portare alle urne ognuno i propri fedeli.
Boatos, scenari, ipotesi, magari fesserie, tempo al tempo. L’unica cosa certa è che Carlo Calenda farà il terzo polo.