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 2025  novembre 22 Sabato calendario

«L’uomo resiste alla parità per il suo codice genetico». Un caso le parole di Nordio

«Ovunque si manifesti, il femminicidio rappresenta una ferita aperta all’umanità intera, un dramma che chiama le istituzioni, le società civili e ciascuno di noi a una responsabilità condivisa: quella di unire le forze, oltre ogni frontiera, anche ideologica, per spezzare definitivamente la catena della violenza». È un appello all’unità, in Italia e ovunque nel mondo, quello che Eugenia Roccella, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, lancia a Roma in apertura della Conferenza Internazionale contro il femminicidio, organizzata dall’Italia insieme all’Osce, alla presenza di personalità internazionali come Reem Alsalem, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, e Hadja Ladbib, commissaria per la parità, la preparazione e la gestione delle crisi nella Ue.
Ma scoppia la polemica politica, tutta italiana, per alcune frasi pronunciate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo il quale, per fermare la strage «è necessario intervenire con le leggi, con la repressione e con la prevenzione, ma soprattutto è necessario intervenire con l’educazione per cercare di rimuovere dalla mentalità del maschio» quel senso di superiorità che si è sedimentato «in millenni di sopraffazione» e anche «se oggi l’uomo accetta e deve accettare questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza». Parole «irresponsabili e gravi» per l’opposizione. «Nordio vuole una giustificazione scientifica dei suoi inaccettabili pregiudizi» dice Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. Per le parlamentari del M5S Stefania Ascari, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino e Daniela Morfino, così si sposta «l’attenzione dalle responsabilità umane, culturali e politiche a una sorta di destino inevitabile». Mentre dallo stesso campo politico il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si limita ad assicurare di credere «nella parità di genere, uomo o donna è la stessa cosa».
Sotto attacco anche Roccella per aver sostenuto che «possiamo parlare di educazione sessuo-affettiva, ma lateralmente. Se vediamo i Paesi dove da molti anni è un fatto assodato, come per esempio la Svezia, notiamo che non c’è correlazione con la diminuzione di femminicidi». Per Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia viva, i due ministri «stanno insultando tutte le donne che ogni giorno chiedono rispetto e pari opportunità». Per Riccardo Magi, segretario di +Europa, è «un bestiario di banalità». Accuse cui risponde per le rime la stessa Roccella che invita le opposizioni a comunicare «i dati che dimostrino un’efficacia dell’educazione sessuale nella riduzione dei femminicidi», altrimenti «si tratta di una polemica pretestuosa perché ancora per una parte della sinistra il grande lavoro del governo contro la violenza è spiazzante».
Martedì la Camera è chiamata ad approvare definitivamente il ddl per l’introduzione del delitto di femminicidio che ieri Alsalem, congratulandosi con l’Italia, ha definito «un risultato molto importante». Un sì all’unanimità, come al Senato, rappresenterebbe un risultato concreto nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.