Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  novembre 22 Sabato calendario

L’Europa spiazzata e punita prova a riscrivere il piano. La beffa sull’uso degli asset

«Witkoff deve vedere uno psichiatra!». Così ha commentato un politico europeo di primo piano, scrive Politico, quando si è addentrato nei dettagli del piano di pace. Ma la realtà è che l’Europa è parsa un’altra volta sorpresa, arrivata tardi sul pezzo. Solo il giorno prima, un diplomatico tedesco a Bruxelles aveva detto: «È un ballon d’essai», un piano inconcludente, pensando che finisse come con l’Alaska. Invece le cose sono precipitate.
I leader se ne sono accorti ieri mattina, quando si è saputo che Merz non sarebbe andato in una scuola elementare a leggere una favola ai bambini, ma si riuniva d’emergenza. Con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Volodymyr Zelensky. Più tardi, si è consultato anche con Giorgia Meloni che insiste sull’importanza di «sostenere gli sforzi negoziali», proprio mentre Volodymyr Zelensky faceva il suo drammatico appello in tv, dicendosi costretto a scegliere tra la dignità e l’alleato americano. Un giorno di telefonate e consulti, mentre i leader si spostavano in Sudafrica per il G20. La soluzione trovata dagli europei è di provare a riscrivere, insieme agli ucraini, i 28 punti del piano Witkoff-Dmitriev. La sera, Merz ha parlato con Trump.
Sorpresa la Francia, che da qualche settimana non parlava più di inviare, assieme a Londra, truppe sul terreno in Ucraina come garanzia di un eventuale cessate il fuoco, proprio perché il cessate il fuoco e la pace sembravano più lontani che mai. Dopo la reazione a caldo del ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, che ha evocato una «capitolazione», dal Sudafrica Macron si è rammaricato dell’assenza Usa, «che però non ci bloccherà, perché abbiamo così tante sfide da affrontare».
Appena lunedì scorso Macron aveva accolto Zelensky a Parigi per la nona volta, per firmare un «accordo storico» che prevede la vendita a Kiev di 100 aerei da combattimento Rafale nell’arco di 10 anni. Una partnership a medio-lungo termine, per assicurare all’Ucraina quel ruolo di potenza militare negato dal piano Trump. Il governo si trova poi in una situazione non facile di fronte all’opinione pubblica, perché pochi giorni fa il generale Fabien Mandon, capo di stato maggiore dell’esercito, aveva esortato i francesi a prepararsi all’idea di «perdere i propri figli» in un’ipotetica guerra scatenata dalla Russia. In questo contesto diventa più difficile contestare qualsiasi offerta di pace, per quanto assomigli a una resa.
Nulla si sa della controproposta europea. Ma come sempre è molto lucido il ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski: «Ci aspettiamo di essere consultati» e «spero che non sia la vittima a vedersi imporre restrizioni sulla sua capacità di difendersi».
Ci sono tra i 28 punti del piano frasi che, ad occhi europei, suonano surreali («Gli Stati Uniti medieranno tra la Russia e la Nato»: ma gli Usa non sono parte della Nato?). Però non è difficile individuare i tre o quattro blocchi critici o inaccettabili: la smilitarizzazione; l’uso degli asset russi; la supervisione della pace; il pieno reintegro della Russia.
Fermiamoci agli asset. Circa 100 miliardi dei fondi congelati in Europa sarebbero investiti dagli americani (quando li ha il Belgio); l’Europa invece dovrebbe pagare 100 miliardi aggiuntivi; i profitti andranno agli Usa e ai russi. E quindi la tormentata decisione di sbloccare i fondi di Mosca (costata 2 anni di discussioni alla Ue e non ancora raggiunta) non servirebbe la ricostruzione ma sarebbe «gestita» dagli americani. È a proposito di questo passaggio che il politico europeo ha invocato «lo psichiatra» per Witkoff. Un’altra chicca? «Gli Stati Uniti riceveranno la compensazione per le garanzie», l’Europa invece pagherà.
Ma tant’è. L’Europa non è senza poteri, se i politici avranno un po’ d’orgoglio. Le sanzioni russe si possono levare solo con il suo consenso. Ma quel che è certo è che – in questo proposto grande scambio tra Russia e America – dell’alleanza occidentale non c’è traccia.