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 2025  novembre 19 Mercoledì calendario

Al Terzo settore solo l’1% del credito

Servono nuovi strumenti normativi e finanziari per aumentare l’erogazione di credito al Non profit. È l’appello condiviso lanciato da Banca Etica e Forum del Terzo settore. Una chiamata urgente e necessaria, che nasce soprattutto dai numeri. Perché i prestiti bancari alle istituzioni senza scopo di lucro si sono ridotti di 1,4 miliardi di euro dal pre-pandemia a oggi. E secondo i dati di Banca d’Italia, le istituzioni non profit (escludendo le imprese sociali e le cooperative) ricevono solo l’1% dei prestiti totali erogati dal sistema bancario alle imprese: circa 6,3 miliardi su 665 miliardi, dall’ultimo aggiornamento di agosto 2025.
Queste sono solo alcune delle tendenze segnalate in una ricerca che Banca Etica e Forum Terzo Settore, in collaborazione con Aiccon, presentano oggi in un evento ad hoc dedicato ai rapporti tra economia sociale, banche e servizi assicurativi che si terrà all’Auditorium di via Rieti a Roma alla presenza del sottosegretario al Mef con delega all’economia sociale, Lucia Albano.
Dallo studio emerge un quadro in chiaroscuro: da un lato il Terzo settore è caratterizzato da un’elevatissima bancarizzazione (98,1%), con un significativo 22% di enti che risultano multibancarizzati, ma dall’altro lato il rapporto con gli istituti di credito restituisce un gradimento solo moderato, con appena 2 organizzazioni su 5 (41,2%) che si dichiarano soddisfatte. Anche se le organizzazioni non profit hanno risposto con prudenza e resilienza agli ultimi choc (pandemia, tensioni geopolitiche, inflazione), tale capacità di tenuta non è stata premiata sul fronte dell’erogazione creditizia. Tranne alcune eccezioni. Banca Etica, per esempio, è un modello in controtendenza: la quota di finanziamenti erogati alle istituzioni senza scopo di lucro nel suo portafoglio si attesta infatti al 18,1% degli impieghi complessivi a imprese e organizzazioni. Questa quota sale al 44,7% includendo le cooperative sociali. E raggiunge il 60% se si comprendono tutte le cooperative.

Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, sottolinea come «la sostenibilità di questo modello sia basata su due fattori chiave: conoscenza reciproca e strumenti di valutazione dedicati. In banca occorre avere professionalità dedicate e competenti sull’economia sociale, oltre che strumenti di misurazione ad hoc. Perché l’impatto sociale, se misurato seriamente, è anche un indicatore di sostenibilità economica».
In questo senso, Banca Etica ha sviluppato un modello di valutazione del credito che integra anche la qualità del lavoro, la governance democratica e i benefici generati sul territorio: «Tale approccio rappresenta un sistema virtuoso – evidenzia Ielasi –, in quanto premia l’utilità collettiva e riduce il rischio di credito per la banca». Ielasi si sofferma anche sulla necessità di supportare gli enti di Terzo settore nella richiesta di finanziamenti, migliorando l’alfabetizzazione finanziaria che spesso rappresenta una forma di «L’entrata in vigore del Runts (Registro unico nazionale del Terzo Settore) e i relativi obblighi di rendicontazione offriranno una leva in più, grazie ai vantaggi fiscali». Banca Etica e Forum del Terzo settore chiedono strumenti concreti per favorire l’accesso al credito, anche di natura pubblica: «Serve un sistema di accesso sicuro ed efficace alle garanzie pubbliche: certezza delle risorse dedicate, superamento del limite di 60mila euro per operazione, coperture per gli Enti di Terzo settore non commerciali e incentivazione fiscale in favore dei soggetti privati che contribuiscono alla dotazione del fondo». Sul piano normativo viene ritenuta fondamentale l’adozione anche in Italia del Piano Nazionale dell’Economia Sociale, previsto dalla Ue, che dovrà sviluppare e stabilizzare politiche e misure di sostegno finanziario. «Questo studio ci dà un’ulteriore spinta sia a proseguire il lavoro che conduciamo da anni – attraverso l’iniziativa Cantieri ViceVersa e la formazione per gli ETS, ma anche con i progetti dedicati agli operatori della finanza –, sia a chiedere alle istituzioni di riconoscere appieno le peculiarità del comparto», commenta Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore. L’auspicio è che il Terzo settore non rappresenti un’eccezione etica, ma venga considerato sempre di più una leva di sviluppo: «Bisogna far uscire l’economia sociale dal recinto – conclude la vicepresidente di Banca Etica, Federica Ielasi – e permetterle di contaminare l’intero sistema economico».