ilgiornale.it, 19 novembre 2025
Roma, sgominata una rete di sfruttamento della prostituzione: usavano il metodo del "lover boy"
Ventuno personefermate, un flusso costante di denaro verso la Romania e un sistema di sfruttamento della prostituzione costruito sul cosiddetto metodo del “lover boy”: è il quadro emerso dall’ultima operazione congiunta tra la Polizia di Stato italiana e le autorità romene. L’indagine ha colpito un gruppo accusato di tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione e riciclaggio.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, quasi tutti i guadagni generati dallo sfruttamento venivano dirottati in Romania e lì reinvestiti in diversi beni: immobili, terreni e auto di lusso per un valore stimato intorno a 1.700.000 euro. Nel corso delle attività di polizia sono emerse anche armi da fuoco nella disponibilità dei membri dell’organizzazione, poi sottoposte a sequestro.
Il gruppo puntava su un meccanismo ben rodato: il metodo del cosiddetto “lover boy”. Alcuni componenti instauravano con le vittime una relazione affettiva solo di facciata, promettendo una vita più sicura e più prospera in Italia. Una volta convinte a trasferirsi a Roma, le giovani donne venivano gradualmente allontanate da famiglia e affetti e si ritrovavano intrappolate in un contesto di sfruttamento. Le vittime erano costrette a prostituirsi in aree già note della capitale per questo tipo di attività, come viale Palmiro Togliatti, nella zona del Quarticciolo, e via Salaria.
Il risultato è il frutto di un lavoro coordinato tra più strutture: la Squadra Mobile di Roma e il Servizio Centrale Operativo hanno agito con il supporto di Europol, Eurojust, del Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia e della rete @on diretta dalla Dia. Per seguire l’inchiesta è stata costituita una Squadra Investigativa Comune tra la Procura della Repubblica di Roma e l’autorità giudiziaria romena, strumento che ha consentito di mettere insieme informazioni, riscontri e attività esecutive sui due fronti.
L’indagine nasce dall’esecuzione di un mandato d’arresto europeo nei confronti di un cittadino romeno ricercato per tratta, sfruttamento e associazione per delinquere. L’uomo è stato bloccato in via dei Ciclamini, a Roma. Da quell’arresto si è sviluppata una più ampia ricostruzione che ha portato a individuare un sodalizio composto da due nuclei familiari, entrambi coinvolti nel reclutamento e nella gestione delle giovani donne romene.
Gli investigatori hanno documentato un rigido sistema di controllo: dalle auto a noleggio con targa romena utilizzate per accompagnare le donne sui luoghi della prostituzione, alle attività di vigilanza svolte dai finti fidanzati che imponevano orari, abbigliamento, modalità di approccio e tariffe. Lo scorso marzo tre membri del gruppo hanno aggredito due uomini che avevano tentato di importunare le donne “affidate” all’organizzazione.
La quasi totalità dei proventi veniva inviata in Romania attraverso spedizioni nascoste a bordo di un furgone gestito da un corriere compiacente, titolare di un’agenzia per il trasporto merci tra i due Paesi.