La Stampa, 19 novembre 2025
"Mi innamorai di Franco appena lo vidi sul set di Camelot"
«Nel corso della vita ho capito che le persone hanno compreso il senso di quello che ho cercato di fare, anche se sono stata spesso inadeguata. Ho scoperto, a un certo punto, che hanno imparato a capirmi e sono state felici di questi miei tentativi, anche se magari non ho raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata. Ho sempre avvertito la spinta a dire la mia, a provarci, e penso che ogni cittadino possa rendersi conto del fatto che è necessario alzare la voce e fare del proprio meglio per esprimersi». Interprete appassionata di cinema, teatro, tv, paladina di cause politiche e sociali, attivista indefessa, presenza cruciale nei film di grandi registi come Antonioni, James Ivory, Zeffirelli, Sydney Lumet, Brian De Palma, Oscar per il ruolo da non protagonista in Giulia di Fred Zinnemann, Vanessa Redgrave, classe 1937, riceverà, martedì prossimo, al Tff, la Stella della Mole «per il suo eccezionale contributo all’arte cinematografica».
Il direttore del festival Giulio Base la definisce «una leggenda, un monumento vivente, che continua a plasmare il nostro immaginario». Al Tff sarà presentato in anteprima mondiale il suo ultimo lavoro, The Estate, regia del figlio Carlo Nero, un modo per stare insieme ai suoi affetti più cari, il figlio e il marito Franco Nero, che ha una parte nel film, e a cui è legata da quasi 60 anni: «Il solo fatto di essere vivi – ha detto una volta Dame Redgrave-, di rimanere umani, credo sia infinitamente prezioso».
Com’è interpretare una parte seguendo le indicazioni del proprio figlio?
«È stata una sorpresa piacevole e un grande piacere. Carlo è un uomo molto riflessivo, e ha un modo interessantissimo di raccontare i particolari. Sono felice di poter dire che ringrazio il cielo per essere stata diretta e scelta da lui».
The Estate racconta il tracollo di una famiglia aristocratica inglese, costretta a confrontarsi con le profonde ingiustizie di cui è responsabile. Cosa l’ha attratta della storia?
«È un’analisi approfondita del perché e del come tante famiglie spendaccione hanno vissuto ignorando la maggior parte delle regole necessarie per condurre un’esistenza semplice e onesta. Una cosa che, d’altra parte, riguarda gran parte della nostra società. Tantissime persone vanno avanti negando non solo le cause dei problemi che li riguardano, ma anche quelle dei problemi basilari che affliggono il mondo intero».
Il ruolo delle donne nello show business è in qualche modo cambiato?
«Non so esprimermi sul tema, almeno non so farlo in modo particolarmente interessante. Di sicuro posso dire che, al giorno d’oggi, alle donne vengono affidati personaggi molto più significativi di quelli che, in passato, venivano loro riservati. Questo è certo».
Nel film c’è anche il suo compagno Franco Nero. Il vostro primo incontro è avvenuto sul set di Camelot come andò?
«Franco è mio marito. E ci tengo a ripeterlo. Posso solo dire che, qualunque cosa io e lui pensassimo l’uno dell’altro in quel determinato momento, ci siamo sentiti, quasi subito, profondamente innamorati».
Su che cosa si basa il vostro legame così forte e importante?
«In tutta sincerità dovrei parlare di tante cose...Fin dall’inizio ho provato per Franco una grande tenerezza e una forte ammirazione per il suo lavoro e il suo impegno nel sociale».
La militanza nelle cause politiche e civili l’ha accompagnata per l’intera carriera. Cosa la spinge a non dimenticare mai quella parte di se stessa?
«Dovrei rievocare tutta la mia infanzia, in particolare il periodo della guerra che ho vissuto da bambina, insieme a molti altri bambini. Gran parte di questo racconto è nel mio film Sea Sorrow, dedicato alla crisi dei rifugiati».
Recitare, e anche dirigere un film come quello, è anche un atto politico?
«Sono stata felice di accettare tantissimi ruoli in film molto diversi, di tutti i generi, non necessariamente perché avessero un carattere politico».
Cosa ricorda di Michelangelo Antonioni sul set di Blow-up?
«Ricordo sempre l’uomo i cui profondi pensieri sul mondo erano indimenticabili e affascinanti».
E di Franco Zeffirelli sul set di Storia di una capinera?
«Ricordo molto poco di quell’esperienza».
Viviamo in un’epoca tormentata. Cosa si augura per il futuro?
«Cerco di ricordare alcuni pensieri semplici e sani che mi sono stati insegnati. Sarebbe fantastico se parte di quella saggezza antica potesse essere trasmessa al mondo di oggi».