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 2025  novembre 19 Mercoledì calendario

Quei paparazzi che resero dolce la nostra vita

Paparazzo è un termine che non necessita di spiegazione o traduzione perché ormai è di uso comune nel mondo intero. «E per fortuna che nella maggior parte del mondo c’è la frivolezza, perché, se non fossimo un po’ frivoli, metà di noi finiremmo a impiccarci», scrive Voltaire, nella lettera a Madame du Deffand. Gay Talese ha detto che è l’invadenza la caratteristica del temperamento da “una botta e via” del giornalismo scandalistico. Mi sembra un’osservazione precisa: è l’invadenza che porta alle risse e ai rullini da sottrarre; che si interessa di amori di persone che stanno vivendo la loro vita. L’invadenza mette a disagio, come spesso mette a disagio una foto scandalistica. Ma Gay Talese diceva anche che, quando all’università andava in archivio a guardare i giornali di epoche lontane, nelle prime pagine non trovava altro che personaggi politici o d’altra natura che adesso non dicevano più nulla, e soprattutto non trovava i segni caratteristici di quel periodo. Mentre nelle pagine interne, nella cronaca e nel costume, e anche nelle pubblicità, lì sì che li trovava. E io credo che li si possa trovare anche nelle pubblicazioni scandalistiche, o nella collezione di foto di queste pagine.
Il senso più preciso della mondanità è il seguente: perché una persona, se vuole andare in giro con un’altra, deve essere messa alla gogna pubblica? E allo stesso tempo: perché, se vuoi uscire in segreto con un’altra persona, vai nei luoghi dove possono fotografarti? La sintesi è l’irresistibile mondanità. Il rapporto tra paparazzi e divi si gioca su un paradosso: la notorietà di un personaggio si valuta anche a seconda di quanto lo cercano, e di conseguenza di quanto lo fotografano. Quindi può succedere che alcune celebrità, in un momento di minore luce, organizzino uscite avvertendo i paparazzi e creando scoop falsi, ma che rimettono al centro della scena coloro che hanno l’impressione di sentirsi fuori.
La tragedia innestata da questo meccanismo di appostamenti, inseguimenti, fughe, che ebbe anche qualche parentesi di incidente, come un’auto finita fuori strada durante un inseguimento a Richard Burton e Liz Taylor, si compie molto più tardi del periodo che stiamo considerando; e cioè la notte del 30 agosto 1997, quando in un tunnel delle strade di Parigi un’auto che sta andando velocissima finisce contro un pilone di cemento. All’interno, con l’autista a cui è stato ordinato di correre, ci sono Lady Diana e Dodi Al Fayed, in fuga dai paparazzi che cercavano di fotografarli. Anzi, una delle ipotesi avanzate dagli inquirenti, è che l’autista sia stato disturbato dai flash dei fotografi. In ogni caso quei flash, immediatamente, lampeggiano a ripetizione per testimoniare la scena e le vittime dell’incidente.
Vacanze romane è basato proprio sul meccanismo dello scoop giornalistico e delle fotografie scandalistiche. L’erede al trono interpretata dall’esordiente Audrey Hepburn scappa una notte dal palazzo dove si ritiene imprigionata, a Roma, e vagando per la città incontra un giornalista interpretato da Gregory Peck, che il giorno dopo deve andare alla conferenza stampa di Sua Altezza, di cui non conosce l’aspetto, e solo la mattina successiva, dopo averla ospitata nella sua mansarda, si rende conto con chi ha a che fare. Le notizie dicono che la principessa è ammalata, e intanto segretamente la stanno cercando per tutta la città. A quel punto, Gregory Peck chiama il suo fotografo fidato e lo presenta come un amico; i tre passano del tempo insieme. E il fotografo si serve di un accendino che ha anche la fotocamera per scattare foto alla principessa inconsapevole, in circostanze piuttosto scandalose. Poi alla fine, il giornalista ormai innamorato convince il suo amico a consegnare le foto alla principessa.
Anche se non è ancora chiamato così, questo film ha tra i protagonisti un paparazzo. E, questione curiosa, la sceneggiatura fu revisionata da due italiani, Suso Cecchi d’Amico ed Ennio Flaiano – il quale, appunto, scriverà La dolce vita e con ogni probabilità inventerà il termine “paparazzo”. Flaiano, pare, avesse pensato a un’analogia tra la macchina fotografica, il suo aprirsi e richiudersi subito durante le foto veloci o furtive, e l’apertura e chiusura delle valve delle vongole, che in dialetto abruzzese vengono chiamate “paparazze”.
 
Se fosse così, quello che è successo è che l’origine, le vongole, non la ricorda più nessuno, e il termine desunto è diventato prima preponderante, poi assoluto. È un termine che si usa così anche nelle lingue straniere. Il rotocalco, che abbiamo poi identificato con una rivista di intrattenimento, in realtà era una tecnica di stampa che consentiva di riprodurre le immagini nel modo più fedele possibile. Da quel momento la fotografia è diventata un desiderio per i lettori e una necessità per le riviste. E, insieme alla fotografia, c’era il racconto di quello che si mostrava. E questo racconto si è infilato sempre di più nella vita delle persone, soprattutto quelle che interessavano tutti, e cioè i divi. Abbiamo così scoperto, attraverso le foto rubate, che le persone famose conducono vite simili alla nostra, hanno i nostri stessi problemi, le stesse debolezze. Li sentiamo così più vicini, ma anche ci sentiamo noi più forti.
 
Vogliamo a quel punto sapere i loro segreti più intimi, e di conseguenza pretendiamo diventino di proprietà di noi lettori o spettatori. Ovviamente, le foto rubate alla vita delle persone possono produrre conseguenze sulla loro vita. Se quelle persone stanno facendo qualcosa di segreto, la foto del paparazzo le scopre – ecco il perché delle reazioni violente. Alcune foto sono diventate famose proprio perché scandalose; e hanno prodotto conseguenze reali e dolorose nella vita dei fotografati.
Questione ribaltata: all’epoca, se i paparazzi non ti inseguivano, non eri nessuno. Si racconta che a via Veneto una volta, nella notte profonda, videro il pugile Tiberio Mitri, molto famoso allora, dirigere il traffico ubriaco. Poi sono arrivati due asteroidi che hanno cancellato via Veneto: il Piper, e il Sessantotto.