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 2025  novembre 19 Mercoledì calendario

Così Cina e Russia risvegliano i loro nemici

Un’America meno affidabile come protettrice dei suoi alleati dovrebbe, in teoria, facilitare i disegni imperiali dei suoi rivali di sempre: Russia e Cina. In realtà accade qualcosa di diverso. Una delle conseguenze indirette della presidenza Trump è l’emergere di due leader determinati a sbarrare la strada a Putin e Xi Jinping.
U no è il cancelliere tedesco Merz. L’altra è la nuova premier giapponese, Sanae Takaichi. Quest’ultima è la meno nota agli italiani. Oltre a una biografia colorita (come hobby era batterista in una band di Heavy Metal; si è risposata col marito da cui aveva divorziato, ma la seconda volta lui ha dovuto prendere il cognome della moglie) lei ha come modello dichiarato Margaret Thatcher, la Lady di Ferro britannica.
Appena arrivata al potere, è già al centro di una tempesta diplomatica, con tanto di sanzioni economiche. Xi Jinping dice ai turisti cinesi: non visitate il Giappone. È un boicottaggio che può costare caro all’economia del Sol Levante, visto che i viaggiatori cinesi sono al primo posto assoluto nelle classifiche degli ingressi.
All’origine di questa tensione c’è il futuro di Taiwan. Takaichi – la prima donna a guidare un governo giapponese – ha detto che un’eventuale invasione cinese di quell’isola democratica sarebbe un attentato anche alla sicurezza nazionale di Tokyo. I legami fra Taiwan e il Giappone sono forti, un’annessione militare sarebbe davvero un colpo per il Sol Levante. La Cina ha reagito con toni furiosi, perché teme che Takaichi incorpori nella dottrina strategica nazionale la necessità di intervenire in difesa di Taiwan, qualsiasi cosa facciano gli Stati Uniti in caso d’invasione.
La crisi ha come sfondo una novità storica: la prospettiva di un riarmo nipponico. È all’ordine del giorno, per le stesse ragioni per cui si avvia il riarmo tedesco. Sono due potenze che fecero parte dell’Asse, nella seconda guerra mondiale: il Patto Tripartito, siglato nel settembre 1940, di cui era parte anche l’Italia di Mussolini. Ma il Giappone di oggi e la Germania non hanno nulla in comune con le dittature imperialiste e militariste di 85 anni fa. Hanno in comune invece due problemi: un vicino prepotente e minaccioso; un’America che non vuole o non può garantire in eterno la loro protezione.
Xi sta risvegliando dal suo letargo geopolitico e dal suo disarmo il Sol Levante, così come Putin lo sta facendo con la Germania di Merz. Al momento il riarmo del Giappone – come quello della Germania – è solo un progetto scritto sulla carta. Ci vorranno anni, molti investimenti, e un cambiamento di mentalità nella società civile, prima che Tokyo possa impensierire le forze armate cinesi. Però Xi Jinping vede un problema all’orizzonte.
Il Giappone è l’unico Paese di quell’area che – per la sua storia, per la sua ricchezza, per la sua tecnologia – può diventare un contrappeso e un argine al militarismo cinese. In una prospettiva di parziale disimpegno americano – realistico, quasi inevitabile, perfino a prescindere da Trump – Tokyo può diventare il perno di una nuova rete di alleanze, insieme con la Corea del Sud e l’Australia, forse allargata all’India, per costruire un cordone sanitario che impedisca alla Cina di spadroneggiare in Asia.
La geopolitica non ama i vuoti. Se l’America riduce la sua presenza militare nell’Indo-Pacifico – e un ridimensionamento parziale e graduale ha una logica stringente, a prescindere da chi sia alla Casa Bianca – si crea un vuoto strategico in quella parte del mondo. La Cina da tempo mostra i muscoli e sgomita, per allargare la sua sfera d’influenza. Le provocazioni militari della marina e della guardia costiera cinese sono in crescendo da anni contro i paesi limitrofi. In quell’area tutti saranno confrontati con questo dilemma: diventare vassalli e succubi di Pechino, oppure attrezzarsi a riempire il vuoto lasciato dagli americani. Il vento che soffia a Tokyo e a Seul, in Australia e anche a Delhi, indica che è più probabile la seconda ipotesi. Succede in quella parte del mondo qualcosa di simile all’evoluzione recente in Europa: Putin con la sua aggressione all’Ucraina poteva scatenare reazioni di sottomissione, per il momento ottiene l’esatto contrario.
Se il riarmo tedesco è il più disastroso autogol politico che uno Zar potesse commettere (la Nato o l’America non hanno mai attaccato la Russia, la Germania l’ha invasa per due volte nel Novecento), il riarmo giapponese è un risultato altrettanto autolesionista per un leader cinese. È una risposta paradossale alla domanda: a che cosa serve (o serviva) l’America? In Europa la Nato fu creata, come disse il suo primo segretario generale: «To keep the Russians out, the Americans in, the Germans down». Il disarmo tedesco era la conseguenza di una presenza americana che garantiva la stabilità geopolitica del Vecchio continente. In Estremo Oriente non esiste una Nato. Però le numerose e poderose basi militari Usa in Giappone, Corea del Sud, Filippine, oltre che a Guam, hanno avuto come contraltare il disarmo forzato della potenza sconfitta nella seconda guerra mondiale, il Sol Levante. L’assenza di una vera difesa nipponica fu imposta a Tokyo nel 1945, nella Costituzione democratica e pacifista dettata dal generale americano Douglas MacArthur durante l’occupazione dell’arcipelago nipponico. Se una riduzione dell’impegno militare americano obbliga Tokyo a riarmarsi come Berlino, Xi chiuderà il suo regno con lo stesso bilancio fallimentare di Putin. E tutti e due – se mai avessero il tempo e l’onestà per questo genere di bilanci – dovranno arrendersi all’evidenza: l’America serviva pure a loro.