Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  novembre 19 Mercoledì calendario

I quindici cimeli spariti dal museo di Enrico Mattei: indagata la nipote Rosangela

Che lei abbia il mito dello zio è cosa nota e comprensibile: Enrico Mattei, storico presidente dell’Eni, l’uomo che osò sfidare le grandi compagnie petrolifere americane, che voleva rendere l’Italia indipendente dal punto di vista energetico e che morì tragicamente precipitando con un bimotore nelle campagne pavesi di Bascapè. 
E sono note pure la caparbietà e la passione di Rosangela Mattei nel sostenere la figura del famoso parente, in memoria del quale otto anni fa ha messo in piedi un museo a Matelica. Ma pare che in questi suoi slanci, secondo gli inquirenti, sia andata un tantino oltre. Succede infatti che la 76enne nipote del primo presidente del Cane a sei zampe debba fare i conti con un paio di grane giudiziarie. Di una si è già scritto: con il marito Alessandro Curzi è attualmente imputata a Urbino del furto di una radiolina a transistor dello zio, una delle prime degli anni ‘50, sottratta il 25 agosto del 2024 dal museo di Acqualagna, pure questo intitolato a Mattei.
L’altra è invece un’indagine della procura di Macerata dove la signora risulta indagata per ricettazione di opere d’arte, inchiesta nata da una denuncia partita sempre da Acqualagna, famosa per essere la capitale del tartufo, a firma del sindaco Pier Luigi Grassi. Si tratta di quindici cimeli spariti negli anni dallo stesso museo e che, secondo il primo cittadino, sarebbero magicamente ricomparsi nelle sale del museo di Matelica. Nella denuncia, Grassi fa la lista degli oggetti mancanti con tanto di documentazione fotografica del prima e del dopo: un fossile che venne regalato a Mattei dai trivellatori dell’Eni, tamponi per l’inchiostro, una foto di Mattei con il cardinal Montini poi diventato papa Paolo VI, una scatola portasigari...
C’è qualcosa di strano, di surreale e anche di comico in questa storia. Stupefacente il racconto che il sindaco aveva fatto del furto della radiolina: «La nipote di Enrico Mattei era venuta al nostro museo. A un certo punto la custode, che aveva scattato alcune foto prima della visita, si assenta, poi torna, si accorge della radiolina sparita e lo fa notare alla signora che era già uscita, la quale si arrabbia. Abbiamo visionato le immagini delle telecamere della zona (nel museo non ci sono, ndr) e siamo rimasti sconvolti. Sembra il set di un film: si vede la signora uscire dal museo con una borsa che consegna al marito e lui la mette in auto. Poi lui sfila dalla borsa qualcosa e la getta in una siepe vicino al campo sportivo. Passa un po’ di tempo e la coppia decide di andarsene. L’auto però fa retromarcia, la signora scende, si avvicina alla siepe, recupera un oggetto e lo infila nell’auto che riparte. Abbiamo chiamato i carabinieri».
Era l’agosto dello scorso anno. Scattò la denuncia, partì l’indagine contro i coniugi, la procura ritenne di avere prove a sufficienza per chiedere il rito immediato e ora è in corso il processo. Prossima udienza, probabilmente per la sentenza, il 3 marzo del 2026.
Nel frattempo, allarmato da questa vicenda, il sindaco aveva fatto subito verificare se i beni del museo erano tutti presenti. «E ha trovato che ne mancavano diversi altri – spiega l’avvocato Andrea Casula che assiste il Comune di Acqualagna —. Ha così scrutinato bene gli oggetti e, cercando nel web, li ha individuati nel museo di Matelica».
La seconda denuncia è nata in questo modo ed è finita sul tavolo del procuratore di Macerata perché si ipotizza la ricettazione e non il furto. «Stiamo continuando a indagare dopo che il giudice, in settembre, ha chiesto un’integrazione», conferma il procuratore di Macerata, Giovanni Narbone, che ha messo in campo i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale di Ancona. «Va detto che c’era stata una richiesta di archiviazione da parte della Procura, alla quale si è opposto il sindaco», precisa l’avvocato Giorgio Panebianco che con il suo collega Cristian Brutti difende Rosangela Mattei.
E lei, la nipote prediletta del presidente dell’Eni, che dice?
«Io non ho rubato e non ho ricettato proprio nulla. Ma posso mai prendere una radiolina che varrà 5 euro? Proprio io, che ho fatto fare un processo su Mattei, che collaboro con la giustizia in nome della verità, che ho avuto pure un attentato. A me di quel museo interessavano solo gli occhiali di mio zio, che ho più volte chiesto. No, dietro a questa storia c’è dell’altro, ci sono altri interessi e qualcuno teme che io racconti una certa verità. E, diciamolo, c’è il fatto che la casa del museo non è quella natale di Mattei come scrivono sulla targa. Ad Acqualagna hanno fatto tutto per il museo del tartufo e hanno sfruttato il nome di mio zio. Ma mio zio non è un tartufo, nessuno tocchi mio zio».