Corriere della Sera, 19 novembre 2025
Firma per l’Autonomia. E Zaia la rivendica: «Prima c’era il deserto»
È una penna l’asta simbolica della bandierina che ieri mattina hanno piantato nel campo dell’Autonomia differenziata il ministro Roberto Calderoli e Luca Zaia. È la biro con cui il presidente uscente del Veneto firmò la delibera con cui indiceva, otto anni fa, il referendum in cui più di 2 milioni e 300 mila veneti si espressero per il sì.
Palazzo Balbi, nel cuore di Venezia, ospita la firma (con sullo sfondo un enorme leone di legno) della prima pre-intesa per la cessione alle Regioni di quattro materie che potrebbero essere subito delegate. Non è un’intesa vera e propria e i contenuti sono limitati, ma per i due esponenti leghisti è una giornata a suo modo «storica». Un primo passo che per Zaia apre scenari nuovi anche per le altre Regioni «quando capiranno che ne possono trarre solo vantaggi».
Calderoli mostra la lettera con cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha autorizzato a firmare con Veneto e Lombardia (ieri), Piemonte e Liguria (oggi), con parole di apprezzamento che a suo dire dimostrano l’assenza di contrasti o tentativi di rallentamento da parte degli alleati. «Ciascun accordo preliminare, in base ai testi che lei mi ha trasmesso – ha scritto la premier – impegna il governo e la rispettiva Regione a concludere i negoziati già avviati ai fini dell’intesa, con riguardo a funzioni concernenti le materie protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute-coordinamento della finanza pubblica».
Il padrone di casa contiene a fatica la soddisfazione nel veder mettere nero su bianco un passaggio di una battaglia iniziata tanti anni prima. «Se io fossi arrivato e avessi avuto già tutto approvato, oggi non parleremmo più di Autonomia perché sarebbe già realizzata, faremmo il “tagliando” dell’Autonomia. Purtroppo sono arrivato e c’era una prateria, non c’era nulla, il deserto totale». Ai contrari e agli scettici, invece, Calderoli manda un messaggio: «Rispetto alle critiche sulla tempistica a ridosso delle Regionali venete, arrivate dalle opposizioni, mi viene da ridere: le pre-intese con il governo Gentiloni furono firmate il 28 febbraio del 2018 quattro giorni prima delle Politiche». E Zaia di complemento: «Non avevamo bisogno di questa firma per vincere in Veneto».
L’iter sarà ancora lungo e proseguirà con un documento da approvare in Consiglio dei ministri, su cui entro 60 giorni dovranno esprimersi Conferenza delle Regioni e Parlamento, per poi arrivare al testo definitivo da licenziare in Cdm, che sarà sottoposto al voto finale delle Camere. Parallelamente, il disegno di legge delega sui Lep dovrebbe iniziare il suo percorso mercoledì in commissione Affari costituzionali del Senato. Per Calderoli l’obiettivo è chiudere «entro la fine della legislatura» (cioè fra poco meno di due anni).
La firma della pre-intesa è salutata con soddisfazione anche dal presidente della Lombardia Attilio Fontana, che per l’occasione ricorda il suo predecessore Roberto Maroni, «artefice di un percorso che ora acquisisce concretezza». «Oggi raccogliamo i primi frutti di una riforma quasi epocale di cui il Paese ha bisogno – conclude il governatore —, io sono convinto che quella sia la direzione: una maggior possibilità decisionale nei territori».