Il Messaggero, 17 novembre 2025
Salvini: «Zaia in Parlamento» Ma lui frena: prima il Veneto
Voleva essere un assist, forse. Fatto sta che l’endorsement – lo era? – di Matteo Salvini a Luca Zaia rischia di trasformarsi in un autogoal. O almeno è così che lo vedono a Venezia e dintorni, dove le parole con cui ieri il leader della Lega ha lanciato il Doge per un posto in Parlamento – il seggio da sliding doors è quello occupato alla Camera da Alberto Stefani – ha creato frizioni e malumori all’interno della Liga Veneta, di cui Zaia rimane l’indiscusso deus ex machina.
«Se desidererà, visto che Alberto Stefani lascia libero un posto da parlamentare, i veneti potranno scegliere Luca per farlo venire in Parlamento», le parole del Capitano: «tocca a lui decidere se rimanere in Veneto o portare il Veneto a Roma». In sintesi, sta solo al governatore uscente sciogliere la riserva sul suo futuro. E se sarà a Montecitorio tanto meglio, visto che il suo nome è un ottimo boost da spendere per le urne.
Ma a Palazzo Balbi non l’hanno presa bene. In primo luogo perché del futuro di Zaia i due non parlano da mesi. Da giugno scorso per l’esattezza, quando Salvini, a Venezia con la fidanzata Francesca Verdini per la Mostra del Cinema, aveva incontrato il Doge per un chiarimento. Sul dopo-Zaia ma anche su tanti altri temi spinosi sul tavolo, compreso il ruolo del generale Roberto Vannacci nel partito, indigesto a tanti big, con Zaia tra i primi a remare contro l’uomo della X mas. Ma a indispettire i veneti stavolta è stata soprattutto la tempistica, il timing con cui Salvini ha parlato di un possibile approdo a Roma. Perché Zaia – che ha incassato a fatica il no a una lista col suo nome e il niet a vederlo figurare quanto meno nel simbolo del Carroccio – è attualmente candidato in Veneto, capolista della Lega per giunta, e sta conducendo una campagna serratissima casa per casa, strada per strada, una piazza dietro l’altra. «Dire che andrà a Roma ad appena sette giorni dal voto è un mossa da kamikaze», il messaggio che rimbalza tra i veneti, con le chat interne ieri prese letteralmente d’assalto. Anche perché in quel di Venezia Zaia, un tipo di cui sul territorio nessuno diffida, ha assicurato ai suoi di non aver negoziato «nulla con nessuno» circa il suo futuro. «Salvini prima di lanciarsi in certe affermazioni avrebbe dovuto come minimo sondarlo», il leit motiv in Liga. Cosa che, avrebbe assicurato l’interessato a chi gli chiedeva lumi, non sarebbe avvenuta: «Matteo? Non lo sento da mesi...».
Oltretutto, raccontano, il Doge è preoccupato per gli equilibri friabili che attendono Stefani a Palazzo Balbi, dove la Lega potrà contare su 3 assessori su 10 e, nel migliore dei casi, su 13 consiglieri in quota Carroccio. Il rischio palude, tanto più visti i rapporti burrascosi con Forza Italia, è dietro l’angolo per l’enfant prodige scelto da via Bellerio. Un tipo in gamba, ma che dalla sua non ha certo una grande esperienza. Ragion per cui c’è chi non esclude che Zaia potrebbe addirittura decidere di restare, occupare il suo ruolo in consiglio e da lì dare una mano a Stefani. Con tutti i rischi del caso, visto che ne uscirebbe l’immagine di un governatore commissariato più di quanto non sia già, con tutti gli assessorati di peso già in mano a Fdi. «Se FI come al solito si mette di traverso non passerà un solo provvedimento», si dicono convinti gli uomini più vicini a Zaia. Che, dopo 15 anni alla guida del Veneto, non avrebbe ancora deciso “cosa fare da grande": «per ora ha in testa solo il voto del 24». Riavvolgendo indietro il nastro, però, figurano più frecce al suo arco. Roma, anzitutto. Con il posto alla Camera prospettato da Salvini, ma dietro la promessa di avere un ruolo di peso nel prossimo governo, ammesso che il centrodestra la spunti alle politiche. Ci sarebbe poi la candidatura a sindaco di Venezia il prossimo anno, a cui ieri ha accennato anche il leader della Lega sempre parlando del futuro di Zaia, uomo che piace anche a Meloni per capacità e pragmatismo. Infine, la presidenza dell’Eni, una partita che si gioca a maggio e che al Doge è stata prospettata come possibile “parcheggio d’oro”. Perché di questo si tratterebbe: un ruolo di prestigio in attesa di coprire una casella politica di peso. A Zaia del resto è solo e soltanto questo che interessa. «Toglietemi tutto ma non la politica...», ama ripetere ai suoi. Ora c’è solo da capire dove: non è un rebus di facile soluzione.