il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2025
La sai l’ultima?
Roma. Al ministero delle Imprese, l’assessore sardo cade dalle scale e sfonda il vetro di Sironi
Mercoledì un rinfresco al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è concluso con una scena fantozziana. L’assessore all’Industria della Sardegna, Emanuele Cani, ha perso l’equilibrio mentre scendeva dalle scale di Palazzo Piacentini. Nel clamoroso ruzzolone che ne è seguito, è andato a sfondare con la testa una vetrata. Non una qualunque: un’opera di Mario Sironi, la “Carta del lavoro”, installata nel 1932 quando c’era ancora il ministero fascista delle Corporazioni. Il video è oggettivamente straordinario: mostra la discesa serena, l’inciampo improvviso, la rovinosa caduta in avanti, il tonfo contro i vetri colorati che da quasi un secolo raffiguravano lavoratori e arti, restaurati l’ultima volta nel 2014. Cani resta incastrato con il sedere che sporge dalla vetrata: per fortuna non è caduto di sotto e non si è fatto nulla. Se l’è cavata con qualche controllo medico, un ricordo indelebile e sincere scuse: “Sono molto dispiaciuto per il danno”.
Inghilterra. In traghetto si guarda la Formula 1, ma alla fine del gran premio parte all’improvviso un porno hardcore
Su un traghetto che attraversava la Manica, il pedale del freno è stato sostituito con quello dell’imbarazzo. Nella lounge della nave era stato richiesto di trasmettere il gran premio di Formula 1. Fin qui tutto bene. Poi, finita la gara, sullo schermo è comparsa un’altra cavalcata agonistica: un porno hardcore con tutti i crismi. La sfortuna ha voluto che tra il pubblico ci fossero anche bambini, i quali – racconta una passeggera – “sono scappati dalla sala correndo e urlando, e lasciando ai genitori l’onere di un’improvvisa lezione senza consenso firmato. La tv, evidentemente, era sintonizzata su un canale più audace del previsto. La compagnia ha diffuso scuse ufficiali per il “comprensibile turbamento”, e ha provveduto a eliminare il canale incriminato. Lo staff adesso sa che non bisogna dare per scontato, dopo la bandiera a scacchi, che lo spettacolo sia finito davvero.
Sud Africa. Si corre una delle gare più massacranti del mondo Tre cime da scalare per 54 km e quasi 2800 metri di dislivello
Ogni anno, il primo sabato di novembre, a Città del Capo va in scena il Three Peaks Challenge: 54 chilometri e quasi 2.800 metri di dislivello per salire, in un’unica botta, Devil’s Peak, Table Mountain e Lion’s Head. Una gara che sembra più un test psico–fisico spartano che una festa dello sport. La tradizione nasce nel 1897, quando un certo Carl Wilhelm Schneeberger partì da Long Street pieno di buone intenzioni, scalò le tre cime come un grillo e tornò indietro in undici ore. Un pazzo, diremmo oggi, ma come tutti i pazzi, destinato ad avere un seguito: un secolo dopo il corridore Don Hartley ha trasformato la follia in appuntamento annuale. “Non è una corsetta, è per chi ama soffrire”, sintetizza lui mirabilmente. Oggi i partenti sono poco più di 150. Il meteo è spesso schizofrenico, i record sono proibitivi (4h42 per gli uomini, 6h09 per le donne). Niente gloria planetaria all’arrivo, ma un premio onesto: l’aver compiuto un’impresa che una mente sana eviterebbe con cura.
Tibet, Durante una ricognizione è stata scoperta la vite più vecchia del mondo: ha più di 4 secoli ed è alta 8 metri
Nelle montagne dell’est del Tibet è spuntata una celebrità verde: una vite selvatica di 416 anni, appena incoronata dal Guinness come la più anziana al mondo. Sta nel villaggio di Zuoba, otto metri d’altezza e una circonferenza alla base che sfiora i due metri: più che una pianta, un monumento botanico. È stata scoperta quasi per caso durante una ricognizione sugli alberi antichi della zona, quando gli esperti hanno capito che quel groviglio di tralci aveva qualcosa di decisamente fuori scala. Gli scienziati dell’Università forestale del Sudovest, in Cina, ne hanno poi certificato l’età con scrupolo notarile, analizzando campioni e confrontando dati storici. Il riconoscimento ufficiale è arrivato il 21 settembre, chiudendo il cerchio di una storia cominciata quattro secoli fa. In una società di idoli effimeri, fa piacere sia concesso un riconoscimento a chi ha radici ben piantate ed è del tutto indifferente alla gloria.
Germania. Fondamentale scoperta sul patrimonio genetico di Hitler: il sanguinario dittatore nazista aveva il pene piccolo
Il fuhrer aveva un micropene? Il dibattito più improbabile della storia – quello sull’anatomia intima di Adolf Hitler – è tornato di moda grazie a un nuovo documentario di Channel 4, Hitler’s DNA, che promette rivelazioni “inedite” sul Führer a partire da un campione del suo sangue recuperato nel 1945 dal divano del bunker. A occuparsene è la genetista Turi King, la stessa che riportò in auge Riccardo III, qui impegnata a ricostruire il profilo biologico del dittatore con rigore scientifico e un certo sangue freddo. Tra le conclusioni: niente ascendenze ebraiche, diverse predisposizioni genetiche a disturbi psichiatrici e un’alta probabilità che soffrisse della sindrome di Kallmann, che ostacola la pubertà e può provocare testicoli non discesi e, talvolta, un micropene. Da qui l’ondata di titoli salaci, molto più entusiasti delle caute ipotesi della ricercatrice. Alla fine resta qualche tassello in più sulla biologia del dittatore e una conferma sull’ecosistema che lo circonda da sempre: un terreno dove le prove faticano a competere con le fantasie.
Lazio. Lotito è stremato dagli infortuni dei giocatori e chiama un prete per far benedire i campi di Formello con l’acqua santa
La Lazio ha un proprietario differente. Stremato da quelli che definisce “fattori imponderabili”, Claudio Lotito è tornato al suo rituale d’emergenza: ha chiamato un sacerdote amico e ha fatto benedire i campi di Formello, nella speranza che una mano dall’alto spezzi la catena di infortuni che ha svuotato la rosa – una quindicina di giocatori out dall’inizio della stagione, dieci con lesioni muscolari. Lo racconta Repubblica. Il rituale, ripetuto con una serietà che sfiora l’epica, è ormai un marchio della presidenza: quando la stagione si mette storta, Lotito chiama i preti. Dal santone abissino ortodosso Memehir Girma (con cui fu visto nel 2014) fino a Don Vincenzo, la sua Lazio passa tra benedizioni, esorcismi, scongiuri: il prontuario del presidente scorre come un manuale parallelo alla scienza sportiva, con l’idea che i mali della squadra richiedano interventi più antichi dei macchinari di Formello. Che la liturgia funzioni è da verificare, ma per il presidentissimo ha almeno l’effetto consolatorio di dare la colpa alla sfortuna.
Turismo. Santanchè posta sui social un articolo contro l’Italia, convinta che fosse un elogio (aveva letto solo metà del titolo)
Siamo sempre più open to meraviglia, spalancati ormai. L’8 novembre la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha postato sui social un presunto elogio del Telegraph allo stile di vita italiano: l’articolo era in realtà l’atto di accusa sconsolato di una giornalista inglese che dopo sei mesi in Umbria ha deciso di scappare via, stremata da burocrazia, scuola confessionale, poche opportunità e impossibilità di integrarsi. Santanchè l’aveva interpretato come lettera d’amore all’Italia, ma era il resoconto di una fuga. A tradirla è stato il titolo monco, che la ministra ha brillantemente rilanciato – “I moved to Italy for a better” – una frase che non vuol dire nulla né in inglese né in italiano. Mancava la seconda parte: “…life. Six months on, here’s why I’m giving up”. Ecco il quadro completo: “Mi sono trasferita in Italia per una vita migliore. Sei mesi dopo, ecco perché mi sono arresa”. L’entusiasmo patriottico ha prevalso sul basilare controllo dei contenuti, e il post celebrativo – poi rimosso – è finito online con l’autorevolezza di una brochure tradotta male.