il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2025
Patrimoniale, la lista delle bufale pro-ricchi di chi non la vuol fare
“Le patrimoniali con la destra al governo non vedranno mai la luce”. Giorgia Meloni ha bocciato la proposta del segretario della Cgil Maurizio Landini di una patrimoniale dell’1,3% sui patrimoni superiori ai due milioni di euro, ovvero circa 500mila persone, grossomodo una patrimoniale sull’1% più ricco dei contribuenti. Che la destra sia contraria a tassare i ricchi si sa. A preoccupare invece è il fatto che a favore della proposta di Landini per ora c’è solo Avs. “Non è all’ordine del giorno”, ha specificato Giuseppe Conte, mentre Elly Schlein butta la palla in Europa auspicando un accordo tra i paesi membri. Vista l’aria che tira oggi a Bruxelles e il fatto che le decisioni su temi fiscali richiedono l’unanimità, il rischio è che nulla cambi.
Quindi cosa ferma l’opposizione dal contemplare una patrimoniale sui ricchi, visti anche i sondaggi che mostrano come la maggioranza della popolazione sia a favore di una patrimoniale? Probabilmente per la serie di bufale che vengono raccontate per inquinare il dibattito.
La prima è quella che se provi a tassare i ricchi, questi se ne vanno e il gettito scende. L’evidenza storica sfata questo mito, il numero di individui che hanno lasciato il paese a causa dell’aumento delle tasse è stato trascurabile. Sia Young (2016) che Advani, Burgherr e Summers (2022) stimano la probabilità di migrazione estremamente basse dopo l’introduzione di tasse sui super-ricchi in diversi contesti. Jakobsen et al. (2024) riscontrano un aumento significativo dell’emigrazione dopo l’aumento dell’imposta effettiva sul patrimonio in Svezia. Tuttavia, documentano anche che il livello complessivo di questi flussi migratori è molto basso, lo 0,01% della platea. Quale sarebbe poi l’effetto sul gettito se qualche ricco italiano decidesse di trasferire la propria residenza in paradisi fiscali come Monaco, Svizzera o Dubai? In Norvegia c’è la patrimoniale dal 1892. Nel 2022 il governo ha aumentato l’aliquota massima dallo 0,85% all’1.1% per patrimoni superiori a 1,7 milioni di euro. Qualche miliardario se n’è andato, ma il gettito è aumentato perché chi resta paga di più: da 1,9 miliardi nel 2021 a 2,9 miliardi, in un paese che ha un Pil di quasi 5 volte inferiore a quello italiano. Per ridurre ulteriormente il rischio serve introdurre una “exit tax”, un’imposta applicata a un individuo o un’azienda che trasferisce la propria residenza fiscale o i propri beni fuori dal paese. Vari Paesi (Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Belgio, Svezia) hanno adottato regimi fiscali specifici per prevenire la “fuga di capitali”. Tra i grandi paesi europei, solo il Regno Unito e l’Italia non hanno una exit tax.
In Spagna la patrimoniale c’è dal 1978, anno che segnò il passaggio alla democrazia. Il gettito va alle regioni, da qualche anno alcune governate dalla destra hanno deciso di non far pagare la patrimoniale. Così dal 2023 Sanchez ha introdotto una patrimoniale di solidarietà che, se non viene riscossa dalla regione, va automaticamente allo Stato. L’aliquota parte dall’1,7% per coloro per i patrimoni netti di 3 milioni e sale al 3,5% sopra i 10 milioni. Nel 2023 le regioni hanno incassato 1,25 miliardi e il governo 630 milioni, per un totale di 1,88 miliardi. Nel 2024 le regioni hanno adottato la logica decisione di far pagare la patrimoniale. L’incasso totale è salito a 2 miliardi.
La seconda bufala è quella che a pagar la patrimoniale sui ricchi alla fine saranno i poveri. Premesso che in Italia abbiamo già varie patrimoniali sul ceto medio, dall’Imu al bollo su conti correnti e investimenti, se la soglia di partenza è un patrimonio di 3 milioni come in Spagna o di due milioni come chiede la Cgil siamo comunque vicini all’1% più ricco della popolazione. E lì di poveri non ce ne sono. In Francia la Zucman Tax dell’ economista Gabriel Zucman si basa su un’aliquota minima del 2% per patrimoni sopra i 100 milioni (gettito previsto di 20 miliardi).
La terza bufala è quella del povero operaio che eredita tre appartamenti da due milioni di euro ma in banca non ha un euro. È giusto che paghi pure lui? In Italia, oggi, la ricchezza media è di 185 mila euro, secondo l’ultimo Global wealth report di Credit Suisse. E dal 2020 la ricchezza dell’italiano medio è scesa del 10%. Nello stesso paese vivono 2.600 super-ricchi con patrimonio superiore a cento milioni di dollari e 62 super-ricchi con un patrimonio cresciuto del 23% nel 2024, fino ad arrivare a circa 190 miliardi. La maggior parte della loro ricchezza è in investimenti finanziari. Il 2025 Global Wealth Report di Boston Consulting Group indica che ci sono circa 7.000 miliardi di dollari di investimenti finanziari in Italia, con una crescita annuale prevista del 6,5% che dovrebbe fare aumentare questo patrimonio fino a 9.500 miliari di dollari nel 2029. Il nostro operaio, con una ricchezza di due milioni di euro è circa 16 volte più ricco dell’italiano medio. Vi diranno “ma come fa a pagare se non ha soldi liquidi”. La difficoltà a pagare 26mila o 40mila euro (con una aliquota dell’1,3% o 2%) possono essere ridotte con pagamenti differiti, secondo uno schema recentemente proposto in Norvegia.
Altro argomento farlocco è che la patrimoniale tassa una ricchezza già tassata. Ammesso sia un problema, buona parte della ricchezza dei più ricchi è ereditata e spesso non è chiaro come e quanto sia stata già tassata. Per i super-ricchi e ancora peggio, basti pensare che quasi tutti i miliardari del mondo sotto i 30 anni hanno ereditato la loro ricchezza e anche in Italia l’eredità forma una parte sempre più rilevante della ricchezza complessiva. Che, giova ricordare, è tassata assai meno rispetto ai redditi da lavoro o quasi per nulla, figuriamoci se due volte. Gran parte della ricchezza in Italia è stata acquisita a seguito dell’aumento dei prezzi di beni che non sono stati venduti per lungo tempo e quindi il loro valore è aumentato esentasse (case, opere d’arte, oro, terreni, la maggior parte delle azioni). Se la ricchezza finanziaria cresce del 6,5% annuo, un’imposta del 1,3% o del 2% rallenterebbe solamente tale crescita e tasserebbe solo di una frazione dell’aumento di valore. I ricchi resterebbero un po’ meno ricchi, ma sempre ricchi.
Insomma, non credete a chi vi dice che una patrimoniale in Italia non si può fare.