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 2025  novembre 17 Lunedì calendario

Tasse d’oro

Lega e Forza Italia hanno proposto di tagliare le tasse sull’oro da investimento senza documentazione di acquisto, dal 26% al 12,5%-13%. L’emendamento alla manovra di Bilancio riguarda lingotti, placchette e monete coniate dopo il 1800, mentre restano esenti catenine e gioielli a bassa caratura. Un mezzo dietrofront dopo che dal 2024 lo stesso governo Meloni aveva quadruplicato l’aliquota, portandola dal 6,5% (il 25% ma calcolato sul 25%) all’attuale 26%. «Penso che quasi tutti gli italiani a casa abbiano un po’ di oro, che sia quello della cresima, della comunione, quello ricevuto dai nonni – spiega Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote e autore del libro “I segreti per investire con l’oro” –. L’Italia detiene 2.452 tonnellate nelle riserve della Banca d’Italia, ma anche i privati ne possiedono in quantità: dal lingottino da 5 grammi alle sterline ricevute in eredità».
La nuova tassazione conviene soprattutto a chi detiene riserve importanti. «Per avere un guadagno di almeno 1.000 euro occorre averne 7-8.000 di oro, perché dal 26% al 13% ogni 10mila euro se ne risparmiano 1.300-1.350-, calcola De Casa –. Se il quantitativo è modesto, non so in quanti si prenderanno la briga di dichiarare l’oro posseduto. Discorso diverso se si hanno 50mila–100mila euro in lingotti».

C’è però un rischio da considerare: dichiarare l’oro al prezzo attuale vincola al valore di partenza il calcolo di future plusvalenze. «Se si dichiara di avere l’oro al prezzo di oggi, poi nel momento in cui lo si vende il prezzo iniziale verosimilmente sarà lo stesso. Se l’oro dovesse scendere da 4mila a 3mila dollari l’oncia, lo scenario finirebbe per complicarsi e il profitto sarebbe in gran parte svanito».
Per chi possiede marenghi e sterline, bisogna valutare se valga di più il metallo prezioso o la rarità dell’oggetto che lo contiene. «Nel 90-95% o anche di più dei casi l’oro vale soltanto per il suo peso – spiega l’esperto –. Soltanto determinati pezzi rari coniati in piccole quantità o con particolari stati di conservazione possono avere un valore numismatico superiore, ma rappresentano l’eccezione». Il calcolo medio sulle monete tra le più diffuse fra i collezionisti. «Il marengo pesa 6,45 grammi, la sterlina circa 8 grammi. L’oro è il 90%-92% di quello che c’è dentro». Quindi un marengo contiene 5,8 grammi d’oro che, moltiplicati per la quotazione attuale di 112 euro al grammo, danno «circa 600 euro. Come quotazione minima, per la sterlina si vola oltre gli 800».
In molti casi, le famiglie ereditano collezioni o placchette, e per quelle situazioni vanno considerati alcuni dettagli fiscali. «L’oro può rientrare, fino a un milione di euro, nella parte di eredità in franchigia, non colpita da tasse. Occorre registrarlo dal notaio, ma conta come prezzo di carico il costo in vigore alla data di morte del defunto».
Per chi invece non ha riserve ma sta pensando di investire, occorre tenere presente alcuni accorgimenti. «Per prima cosa, prudenza, perché l’oro è reduce da un più 50% nel 2025 –, avverte De Casa –. Non è automatico che il prezzo continui a salire. Nel lungo termine credo che le quotazioni continueranno ad aumentare, ma nel breve termine lo scenario è ancora tutto da chiarire».
In secondo luogo va sempre valutato quale sia la scelta strategica, tra oro finanziario e fisico. «L’oro cartaceo sono Etf, Cfd e strumenti non soggetti al possesso fisico, molto indicati per chi vuole investire sul breve e medio termine». Gli spread cioè sono contenuti e permettono operazioni rapide.
L’oro fisico è tutta un’altra storia. «Attenzione perché lo spread è elevato. Se lo si vuole comprare e vendere nel giro di una settimana o un mese non ha senso andare sul fisico – avverte l’analista –. Se compro una sterlina e la voglio rivendere 10 minuti dopo, ho perso fra il 5 e il 10%». I costi di negoziazione sono alti, «ma chiaramente si ha il vantaggio della tangibilità».
Fondamentale poi è la scelta del venditore: «L’oro deve essere sempre comprato da operatori autorizzati da Banca d’Italia, perché dai privati esiste il rischio di trovarsi fra le mani oro ripieno di tungsteno o la sterlina falsa».
Se l’emendamento di Lega e Forza Italia entrasse in manovra, lo Stato si allineerebbe agli sconti che venditori e compratori sembra già pratichino per aggirare il fisco. Chi acquista nel mercato oscuro, infatti, spiegano gli analisti, spesso ripartisce l’aliquota del 26% equamente con chi vende, per agevolare lo scambio. «È come se lo Stato si andasse a mettere sullo stesso piano di questo mercato parallelo – osserva l’analista –. Una sorta di “condono” ma anche su transazioni avvenute legalmente». Per chi possiede piccole quantità, il gioco potrebbe non valere la candela. —