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 2025  novembre 17 Lunedì calendario

Atomic Ai

Enormi masse di dati richiedono enormi fonti di energia. OpenAi, Microsoft, Amazon web services, Google, continuano ad annunciare investimenti in potenza di calcolo ma sono preoccupati da come la alimenteranno. E investono sul nucleare. La premessa è che l’intelligenza artificiale sta divorando energia a ritmi senza precedenti. Secondo il World Energy Outlook diffuso a novembre dall’Agenzia internazionale per l’Energia (Iea), nel 2025 gli investimenti globali in data center ammonteranno a 580 miliardi di dollari, più di quelli spesi per l’approvvigionamento globale di petrolio, pari a 540 miliardi. A Santa Clara, città della California in cui ha sede Nvidia, due progetti di data center non sono ancora partiti perché la società elettrica locale non sa come fornire elettricità. I centri di calcolo del mondo hanno consumato 415 terawattora (TWh) nel 2024, un dato che entro il 2030 raddoppierà a 945 TWh, l’equivalente del fabbisogno elettrico annuale del Giappone.
Una larga fetta dei consumi dipende dagli Stati Uniti, che per il Pew Research Center, hanno usato 183 TWh nel 2024, con una crescita prevista del 133% entro il 2030. Per avere un’idea concreta, uno studio di Scientific American ha calcolato che il training di GPT-4 ha consumato 62,3 gigawatt-ora in 100 giorni. Ma l’inference – il processo con cui si usa un modello Ai già addestrato per generare risposte o fare previsioni – costa ancora di più.
In un post sul suo blog, Sam Altman, ceo di OpenAi, ha spiegato che ogni query a ChatGPT consuma 0,34 wattora e si stima che elabori circa 2,5 miliardi di richieste al giorno. Secondo l’analisi di Towards Data Science, l’energia annuale per le risposte supera quella del training dopo soli 150-200 giorni.
È così che le Big Tech stanno investendo in modo massiccio sul nucleare. L’ultimo annuncio è di Google, che a fine ottobre ha siglato un’intesa con NexEra Energy per rimettere in funzione l’unica centrale nucleare dell’Iowa, chiusa dal 2020. Tornerà attiva nel 2029 fornendo 600 MW di energia nucleare. Un anno fa, Google aveva già firmato per l’acquisto di energia da mini reattori modulari (Smr) sviluppati da Kairos Power, con obiettivo 2030.
Si stima che il nuovo accordo – le cui cifre ufficiali non sono state rese note – preveda risorse vicine a quelle di Microsoft, che investirà 1,6 miliardi per riavviare il reattore di Three Mile Island entro il 2028 con Constellation Energy. Amazon ha acquistato per 650 milioni un campus in Pennsylvania da 960 MW alimentato dalla centrale di Susquehanna, e ha firmato accordi per sviluppare 4 reattori Smr. Meta ha investito nell’Illinois per garantirsi forniture da una centrale nucleare per i prossimi 20 anni. La scelta non è casuale. Secondo Goldman Sachs Research, solare ed eolico potrebbero coprire fino all’80% del fabbisogno con sistemi di accumulo, ma resta il problema dell’intermittenza: il solare vale circa 6 ore al giorno, l’eolico 9 ore. I data center Ai richiedono energia 24 ore al giorno per 7 giorni, senza interruzioni.
Le Big tech vedono nel nucleare pochi ma chiari vantaggi. Secondo il blog IO Fund, specializzato investimenti sul tech, ha un fattore di capacità del 92,5% contro il 25% del solare e il 35% dell’eolico. Per Goldman Sachs, considerando un prezzo del carbonio di 100 dollari per tonnellata di CO2, il nucleare su larga scala costa 77 dollari/MWh, più competitivo del gas (91 $/MWh) e comparabile con rinnovabili più accumulo (87 $/MWh).
Attualmente, per il Pew Research Center, il gas naturale fornisce oltre il 40% dell’elettricità per i data center americani, le rinnovabili il 24% e il nucleare il 20%.
Nonostante gli entusiasmi, poi, gli Smr rimangono una tecnologia contestata.

Secondo un rapporto dell’Institute for energy economics and financial analysis pubblicato a maggio 2024, sono «Ancora troppo cari, troppo lenti e troppo rischiosi».«Un argomento chiave dei sostenitori degli Smr – spiega David Schlissel, analista e autore del report – è che i nuovi reattori saranno economicamente competitivi. Ma l’esperienza sul campo con gli Smr iniziali che sono stati costruiti o sono attualmente in costruzione mostra che questo semplicemente non è vero».
Un rapporto di JpMorgan di marzo 2025, spiega che i tre Smr operativi al mondo (due in Russia, uno in Cina) hanno registrato superamenti di costi dal 300% al 400%, e alcuni progetti occidentali potrebbero costare 15-20 milioni di dollari per Mw. Secondo Bnp Paribas, negli Usa a fine 2024 non c’era alcuna costruzione in corso, e solo 1,5 Gw è previsto prima del 2030.
Lo Iea ha spiegato una settimana fa che le rinnovabili hanno raggiunto il più alto ritmo di crescita di qualsiasi altra fonte energetica ma anche che la capacità nucleare è destinata a salire di almeno un terzo da qui al 2035. Chi sceglie l’atomo vede una stabilità che le energie verdi oggi non garantiscono, ma gli Smr restano non del tutto provati sul mercato, con costi incerti e tempi che potrebbero non allinearsi con l’urgenza della domanda energetica dell’Ai. La risposta, forse, arriverà nei prossimi 5-10 anni.