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 2025  novembre 17 Lunedì calendario

"La sicurezza è di sinistra. Noi sindaci insieme a Schlein tracciamo la nuova strada"

Stefano Lo Russo, sindaco di Torino e coordinatore dei sindaci del Pd, a Bologna la segretaria Schlein ha fatto una svolta?
«Non userei la parola svolta. Ma certo c’è stata una novità politica, declinata con saggezza e lucidità».
Quale novità?
«Il Pd si è sintonizzato sulle istanze che arrivano dai territori, su cui noi sindaci siamo in prima linea».
Finora mancava sintonia?
«Il Pd ha attraversato fasi alterne tra struttura centrale e territori. Conciliare impegno amministrativo e dibattito interno è sempre stato complesso. Questa iniziativa può tracciare una nuova strada».
La segretaria vi ascolterà di più?
«È interesse di tutto il Pd rinsaldare questo legame per parlare al Paese. La segretaria l’ha pienamente colto e ne siamo contenti».
Il tema centrale è stato la sicurezza.
«Abbiamo parlato anche di legge di bilancio, politiche per la casa, servizi, mobilità sostenibile, cambiamento climatico».
Ma tutti hanno notato il passaggio di Schlein sulla sicurezza.
«Certo, la sicurezza è un diritto dei cittadini e un pilastro della qualità della vita. Noi diamo una lettura progressista: prevenzione attraverso politiche sociali e rigenerazione urbana, repressione quando necessario».
Una parte dell’opinione pubblica di sinistra dirà: così il Pd insegue la destra.
«Al contrario. Svela il vuoto dietro la retorica meloniana. Noi sindaci gestiamo la prima parte del problema, il governo è assente sulla seconda. Lo dice Piantedosi, non io».
In che senso?
«Cito i dati del ministero dell’Interno. Oggi la Polizia di Stato registra 11.340 unità in meno rispetto alla dotazione prevista per legge: -10%, che sale a -11% nella componente operativa. Vale a dire almeno 300 commissariati medi che scompaiono. E nei prossimi tre anni il problema si aggraverà con pensionamenti e turnover parziale».
Però i sindaci hanno la polizia locale.
«Che va riformata. Da anni chiediamo l’accesso al sistema informatico del Viminale. I cittadini chiedono sicurezza ai sindaci, ma la legge assegna poteri e responsabilità al ministero: è tempo di colmare questo divario».
Sta nascendo un partito o un sotto-partito dei sindaci?
«No. L’obiettivo è avere non il partito dei sindaci, ma i sindaci nel partito».
Chi sono, oggi, i sindaci?
«Una delle energie più vive del Pd e una delle risorse più solide e credibili per l’Italia. Una classe dirigente diffusa, competente, radicata, capace di leggere i bisogni reali delle persone e di tradurli in politiche concrete».
Parla dei sindaci dell’area riformista, che non hanno votato Schlein alle primarie?
«Non direi. A Bologna c’eravamo tutti. Sia quelli che l’hanno votata, che quelli che non l’hanno votata. E anche sindaci senza tessera del Pd, da Manfredi a Sala, perché il partito ha bisogno del civismo progressista».
Che cosa cambia, in concreto?
«Sotto il profilo dei contenuti, i sindaci daranno il loro contributo alle politiche del Pd. Questa è la cosa più importante».
In questa fase ci sono tante iniziative attorno al Pd, non tutte benevole con la segretaria.
«La nostra iniziativa ha caratteri e sopratutto obiettivi chiari: consolidare la proposta del Pd».
Anche la leader?
«Quando si parla solo di persone, si fa un errore strategico che non paga mai. Parliamo di contenuti e programmi».
E l’agitazione per costruire una gamba moderata a destra del Pd?
«Non la vedo come una minaccia, anzi è un modo per consentire di unire chi, pur non essendo del Pd, guarda a noi come asse portante per una nuova stagione di rilancio dell’Italia e non solo come un’alternativa alla destra».
Non dovrebbe essere il Pd ad attrarle?
«Nel Paese ci sono energie che chiedono spazio e che sono coscienti delle debolezze del nostro governo. Il Pd è un grande partito, ma deve avere l’umiltà e la consapevolezza che per vincere serve una coalizione. Coinvolgendo mondi che possono riconoscersi in una proposta diversa».
La suggestione del nuovo Ulivo.
«Partendo dai contenuti, non da contenitori, sigle e leader. Serve una visione del Paese, per presentarci agli elettori con credibilità».
Quando si parla di contenuti, ci si divide.
«Ci sono temi difficili è innegabile. Partiamo da quelli su cui c’è convergenza che sono molti».
Ma prima o poi si arriva agli altri. Come la patrimoniale.
«Il Fisco italiano va ridisegnato nel suo complesso in modo organico. Sia sul lato entrate che sul lato spesa pubblica. E in questi ultimi anni le tasse per gli italiani sono aumentate».
Non rischia di intimorire i moderati?
«Devono essere chiari gli obiettivi: redistribuire il carico fiscale, alleggerire la pressione su chi produce, finanziare sanità e trasporti, investire nello sviluppo industriale e tecnologico. Che, non dimentichiamolo, è il modo migliore per combattere la povertà».