Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  novembre 17 Lunedì calendario

Esseri umani al posto delle volpi: l’ultima novità della caccia nel Regno Unito

Ci sono i cavalli e i cavalieri. Ci sono i cani. C’è il trombettiere che suona il corno per dare il via. Manca una cosa sola: la volpe. Al posto della quale, cani e cavalieri danno la caccia a essere umani. La differenza è che, quando gli animali li raggiungono, non li sbranano: fanno loro le feste, piuttosto, scodinzolando di gioia per avere raggiunto l’obiettivo. Nel gergo inglese si chiama Clean Boot Hunting: traducibile in italiano come “caccia incruenta”. È l’ultima moda in Inghilterra per ovviare al divieto sulla tradizionale caccia alla volpe.
La legge del 2004, voluta dall’allora governo laburista di Tony Blair, mise al bando la storica caccia alla volpe giudicandola una crudeltà contro gli animali, a cui era contraria, nei sondaggi, la maggioranza della popolazione. Contestate dalla lobby dei cacciatori e dalla parte più tradizionalista della società, le nuove misure proibivano l’uso “deliberato” dei cani per stanare e uccidere la preda: formula difficile da applicare. Bastava che i cavalieri sostenessero di non avere intenzionalmente spinto i cani a divorare la volpe e non potevano essere perseguiti dalla legge: in più di vent’anni, infatti, i processi per violazione del bando sono stati rari.
Ciononostante, anche per l’attivo boicottaggio da parte di gruppi animalisti, la caccia alla volpe è entrata progressivamente in declino. Per non rischiare di violare la legge, le associazioni di cacciatori hanno cominciato a offrire agli appassionati un’alternativa: una caccia “senza” la volpe, nella quale i cani inseguono una preda artificiale, costituita da uno straccio imbevuto di urina di volpe. Ma anche questa ha suscitato controversie, perché ogni tanto può capitare, nel folto di una foresta, che i cani lanciati all’inseguimento sentano l’odore di una volpe in carne ed ossa, rivolgendo a quest’ultima le proprie attenzioni (e le zanne).
Così poco alla volta si è diffusa un’altra opzione: il Clean Boot Hunting. In pratica si tratta di una corsa campestre, in cui corridori scappano, inseguiti da cani e cavalieri. Prima che la caccia abbia inizio, i segugi incontrano i corridori, per imparare a riconoscerne l’odore. Quindi i runner partono, uomini o donne, solitamente a gruppi di tre, con un vantaggio di alcuni minuti sulla muta. Poi, al segnale dell’Huntmaster, il capo della spedizione di caccia, i segugi si lanciano all’inseguimento. Il percorso varia da 2 a 10 chilometri di lunghezza, su un terreno di boschi, stagni e radure. Dieci volte su dieci, i cani raggiungono i corridori. Si tratta di segugi differenti da quelli utilizzati in passato per la caccia alla volpe: sono i cosiddetti bloodhound (in italiano cane di Sant’Uberto), una razza di origine belga dotata di fiuto eccezionale, usata in numerose guerre di conquista e dalla polizia americana e di altri Paesi per rintracciare evasi di prigione. Ma sono cani gentili e affettuosi, non aggressivi. Quando raggiungono i corridori, invece di sbranarli li leccano. A fare da preda, in ogni modo, sono sempre dei volontari. Qualcuno, come un giornalista del Guardian di Londra, che dedica un servizio al fenomeno, all’inizio è un po’ titubante. Eppure, la caccia agli umani non si conclude mai con il sangue, al massimo con qualche sbucciatura, diversamente dalla caccia alla volpe.