repubblica.it, 17 novembre 2025
Morte Ramy, l’amico Fares ricorre contro condanna per la fuga in moto: “Soprusi dai carabinieri”
Fares Bouzidi, il ragazzo alla guida della moto coinvolta nell’incidente con i carabinieri che il 24 novembre di un anno fa costò la vita a Ramy Elgaml, fa appello contro la condanna a due anni e otto mesi nei suoi confronti per resistenza a pubblico ufficiale, in uno dei filoni giudiziari della vicenda.
Bouzidi, 22 anni, è stato condannato dal giudice Fabrizio Filice, su richiesta dei pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini, per la fuga in moto che mise in atto quella notte: senza patente, non si fermò all’alt, scattò un inseguimento di venti minuti per otto chilometri che si concluse tragicamente con la morte del diciannovenne Ramy all’incrocio tra via Quaranta e via Ripamonti.
Per gli avvocati del giovane, le stesse “espressioni utilizzate” dai carabinieri “durante l’inseguimento”, documentate “dalle registrazioni della dash cam e body cam”, rivelano “un atteggiamento di disprezzo e sopruso incompatibile con il corretto esercizio della funzione pubblica” e una condotta “improntata a prepotenza e tracotanza, palesemente sproporzionata rispetto alle finalità perseguite”, scrivono i legali nell’atto d’appello.
In quel ramo del processo, sei carabinieri che erano a bordo delle tre gazzelle coinvolte nell’inseguimento erano parti civili per “danni morali” assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Paolo Sevesi, Arianna Dutto e Armando Simbari. I militari hanno ottenuto un risarcimento di duemila euro ciascuno.
La difesa di Bouzidi, invece, chiede in via principale alla Corte d’Appello che i giudici riconoscano “la non punibilità” del ragazzo, poiché i militari, stando ad una scriminante prevista dal codice, hanno causato “il fatto” eccedendo, secondi i difensori, “con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni”. I legali fanno riferimento ancora ad un presunto speronamento da parte dell’ultima macchina inseguitrice, e citano le frasi dei carabinieri già emerse dalle registrazioni come “vaff.... non è caduto”, “speriamo si schiantino sti pezzi di mer..”, “chiudilo chiudilo che cade”.
Per i difensori di Bouzidi è “pacifico” che la condotta dei carabinieri ha “ecceduto i limiti delle attribuzioni loro conferite”, perché “una volta acquisita la targa del veicolo, circostanza già accertata durante l’inseguimento, ben avrebbero potuto e dovuto interrompere l’azione, limitandosi a procedere alle successive contestazioni di rito”. E la “prosecuzione ingiustificata e imprudente” dell’inseguimento, invece, ha comportato “un inutile aggravamento del rischio per la collettività” e per la “incolumità dei passeggeri”, tanto che poi Ramy è morto.
Per il giudice che aveva condannato il ragazzo, Bouzidi ha invece avuto una condotta “esclusivamente qualificabile” come “illegale e antidoverosa”, a fronte della quale “gli operanti” avevano “il dovere istituzionale di dare corso all’inseguimento”. È anzi “perfettamente concepibile che gli agenti, di fronte a una condotta così estrema, abbiano ipotizzato una ragione della fuga più grave di quella che è poi risultata essere la ragione effettiva”.
Bouzidi e il carabiniere Antonio Lenoci, che guidava la gazzella coinvolta nello schianto, sono indagati per omicidio stradale. I pm avevano chiuso le indagini, ipotizzando nei confronti di entrambi un concorso di colpa nell’incidente. Poi la procura per due volte ha chiesto al gip una perizia super partes per determinare con un parere terzo le cause dello scontro, ma la richiesta è stata rigettata dai giudici.
Dunque si è adesso in attesa delle determinazioni dei magistrati, che potrebbero chiedere il rinvio a giudizio per entrambi, o solo per uno degli indagati, se non, in astratto, chiedere una nuova consulenza visto che tutti i pareri degli esperti arrivati sinora sono contrastanti tra loro.
Un terzo filone, infine, ipotizza il reato per depistaggio per altri quattro carabinieri. Anche in questo caso le indagini sono chiuse. L’accusa rivolta ai militari è di aver fatto cancellare a dei testimoni oculari i video col cellulare realizzati nei momenti drammatici dello schianto.