repubblica.it, 17 novembre 2025
Gender gap, da oggi in Europa le donne smettono di guadagnare. Alle italiane mancano 2.900 euro
Il 12 per cento di divario tra la retribuzione di uomini e donne, che significa un mese e mezzo di stipendio in meno. Dietro questo numero si cela l’amara matematica che porta oggi, 17 novembre, a “celebrare” – se così si può dire – l’Equal Pay Day in Europa: è il giorno dell’anno in cui le donne smettono simbolicamente di essere pagate.
Una giornata di sensibilizzazione, per la Ue, variabile a seconda degli ultimi dati relativi al divario retributivo di genere.
E come sta l’Italia? Una risposta arriva dalla nuova ricognizione dell’Osservatorio JobPricing, in collaborazione con Idem – Mind The Gap. Un report che, giunto all’11esima edizione, conferma che la parità tra uomini e donne rimane un obiettivo ancora distante. “Il divario si riduce in alcuni ambiti – si legge – ma in modo troppo lento per segnare un cambiamento strutturale”.
Il divario retributivo medio nel settore privato è pari al 7,2% sulla Retribuzione annua lorda (Ral) e all’8,6% sulla Retribuzione Globale annua (Rga), con una distanza che si amplia fino a oltre 27 punti se si considera la sola componente variabile. Le donne guadagnano in media 2.300 euro in meno di Ral e 2.900 euro in meno di Rga rispetto agli uomini. Tradotto in termini concreti, è come se le lavoratrici italiane iniziassero a percepire uno stipendio il 27 gennaio, lavorando regolarmente dal 1° gennaio. Un po’ meglio del resto d’Europa, dunque, ma non ancora abbastanza.
La differenza in busta paga riflette una carriera lavorativa che si sviluppa su binari diversi. “Il gender pay gap cresce con l’età e con la seniority, superando il 12% nella fascia 55–64 anni, e resta marcato nei ruoli di responsabilità”, spiega il rapporto dell’Osservatorio Jobpricing e Idem. Nei ruoli apicali – dirigenti e top manager – le donne sono solo il 19%, mentre tra i quadri la percentuale sale al 31%. Nei consigli di amministrazione delle società quotate, la rappresentanza femminile raggiunge il 43,2%, ma solo il 16,9% ricopre ruoli esecutivi e appena il 2,3% è amministratrice delegata”.
Non che di questa differenza le donne non portino il “peso”. Dall’indagine emerge infatti che si dichiarano meno soddisfatte del proprio pacchetto retributivo in tutte le dimensioni analizzate: la media complessiva è 3,6 punti, contro 4,5 degli uomini. Le differenze più forti si registrano sulla percezione di equità interna e di meritocrazia.
In attesa del recepimento della direttiva sulla trasparenza retributiva, resta una situazione da migliorare, come ricorda Nicole Boccardini, operations manager di Idem – Mind the Gap: “Il divario retributivo è solo la punta dell’iceberg di disuguaglianze più profonde, culturali e strutturali che accompagnano le donne fin dal percorso formativo, condizionando accesso, crescita e riconoscimento nel mondo del lavoro. Le donne continuano a farsi carico in misura sproporzionata del lavoro di cura, e rimangono ancora sottorappresentate nei ruoli decisionali.
Colmare questo squilibrio – insiste Boccardini – non significa solo correggere un’ingiustizia economica, ma intervenire su meccanismi organizzativi e culturali che continuano a limitare il pieno riconoscimento del lavoro femminile”. Uno scatto per abbattere quelle “peculiarità purtroppo consolidate e difficilmente in fase di contrazione” del mercato del lavoro italiano che identifica Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio: “Una delle principali riguarda il fatto che la componente femminile, che di per sé è più limitata in termini di partecipazione al mercato del lavoro, rimane sempre una quota ridotta nelle popolazioni manageriali e, ancor più, nella popolazione aziendale dove sono presenti ruoli decisionali delle aziende, per via di un retaggio culturale che caratterizza il nostro tessuto imprenditoriale”.