repubblica.it, 17 novembre 2025
Il Giappone vuole aprire alle armi nucleari. Il governo preme per cambiare la Costituzione pacifista
A preoccupare la Cina non sono solamente le parole della premier giapponese Sanae Takaichi su Taiwan che negli ultimi dieci giorni hanno scatenato una gravissima crisi tra Pechino e Tokyo, ma pure la possibile revisione dei principi del Giappone in materia di armi nucleari. “L’ambiguità delle dichiarazioni del primo ministro giapponese sul nucleare rivela un significativo cambiamento negativo nella politica del Paese”, titola questa mattina la Xinhua, l’agenzia di stampa statale cinese, in un editoriale.
La scorsa settimana, durante un’audizione della Commissione Bilancio della Camera bassa, Takaichi ha rifiutato di commentare in Parlamento se l’impegno nei confronti dei tre principi nucleari (non possesso, non produzione e non introduzione di armi) rimarrà nei nuovi documenti di politica di sicurezza, affermando che non è il momento giusto per esprimersi sulla questione. “L’esecutivo mantiene tali principi come orientamento politico per il momento”, si è limitata a dire Takaichi. Il suo governo si prepara ad aggiornare i principali documenti di sicurezza nazionale entro la fine del 2026 e, come hanno svelato nel weekend fonti all’agenzia di stampa giapponese Kyodo, la premier “sta valutando la possibilità di rivedere i principi nucleari”: il terzo, per la precisione, quello che riguarda l’introduzione di armi sul territorio giapponese. Tale principio “è visto come un indebolimento dell’efficacia della deterrenza nucleare fornita dal suo alleato, gli Stati Uniti”, sostengono le fonti sentite da Kyodo.
“Takaichi non ha alcuna intenzione di rivedere i due principi di non possesso e non produzione di armi nucleari, dato che il Giappone è parte del Trattato di non proliferazione nucleare. Ma Takaichi teme che il rispetto dell’altro principio, quello di non consentire l’introduzione di armi nucleari in Giappone, possa ostacolare l’attracco nei porti delle imbarcazioni statunitensi dotate di armi nucleari, indebolendo così la percezione della deterrenza nucleare in caso di emergenza”, scrive Kyodo. Non è ancora chiaro quale formulazione verrà adottata nei nuovi documenti, o se ne verrà adottata una nuova.
Il governo di Tokyo intende aggiornare la Strategia di sicurezza nazionale e il programma di potenziamento della difesa per la prima volta dal 2022. “Il partito liberal-democratico dovrebbe avviare a breve i colloqui per l’aggiornamento della strategia di sicurezza e dei relativi documenti, con l’obiettivo di presentare una proposta intorno alla prossima primavera. Le discussioni getteranno le basi per la revisione dei documenti di sicurezza da parte del governo entro la fine del prossimo anno”, continua ancora Kyodo.
I tre principi non nucleari furono presentati per la prima volta alla Dieta (il Parlamento giapponese) dall’allora primo ministro Eisaku Sato nel 1967 e divennero da allora una dottrina nazionale. Sato vinse il Nobel per la Pace nel 1974. Se Takaichi dovesse effettivamente rivedere tali principi sarebbe una mossa che segnerebbe un importante cambiamento nella politica di sicurezza del Paese, l’unico ad aver subito bombardamenti atomici. Nonostante mantenga una Costituzione pacifista, imposta dagli americani nel secondo dopoguerra, “negli ultimi dieci anni il Giappone ha sostanzialmente allentato i vincoli di difesa. Inoltre, fa affidamento sulla deterrenza nucleare degli Stati Uniti per la propria protezione, cosa che secondo alcuni critici è in contraddizione con i tre principi non nucleari”, conclude Kyodo.
Proseguono, intanto, i colloqui tra il partito liberal-democratico e il suo partner di colazione Ishin sulla revisione della Costituzione pacifista avviati la settimana scorsa. I due partiti vogliono “approfondire le discussioni su alcuni emendamenti e sull’introduzione di una clausola di emergenza che conferirebbe al governo maggiori poteri in caso di gravi catastrofi o attacchi armati”, scrive la stampa nipponica.
Modificare la Costituzione non sarà però facile: richiede la maggioranza di due terzi in entrambe le camere della Dieta, seguita dal sostegno della maggioranza in un referendum nazionale. Attualmente, il partito liberal-democratico e le altre forze favorevoli alla riforma detengono meno dei due terzi dei seggi alla Camera dei rappresentanti, sebbene abbiano una maggioranza schiacciante alla Camera dei consiglieri. Le proposte di emendamento dovrebbero essere presentate alla Dieta nel marzo 2027.
Preoccupazioni nucleari a parte, le tensioni tra Giappone e Cina riguardo ai commenti della premier Takaichi su Taiwan – l’isola che Pechino rivendica come propria – continuano. Per provare a placare le tensioni, Tokyo manda un inviato del governo a Pechino: Masaaki Kanai, direttore generale dell’ufficio Asia e Oceania del ministero degli Esteri giapponese, incontrerà il suo omologo cinese, Liu Jinsong. La sua missione: spiegare che il commento di Takaichi su Taiwan non segnala un cambiamento nella politica di sicurezza giapponese. La premier nipponica disse lo scorso 7 novembre che il tentativo cinese di portare Taiwan sotto il completo controllo di Pechino utilizzando navi da guerra e forze militari potrebbe costituire una situazione che minaccia la sopravvivenza del Giappone. Aggiungendo che un attacco alle navi da guerra statunitensi inviate per rompere qualsiasi blocco cinese su Taiwan potrebbe richiedere l’intervento militare di Tokyo per difendere se stessa e il suo alleato. La dichiarazione di Takaichi è andata oltre quella di qualsiasi altro primo ministro giapponese in carica in passato: il Giappone ha sempre mantenuto una posizione che ricalca quella “ambiguità strategica” su Taiwan che mantengono pure gli Stati Uniti, alleati di Tokyo. Sono seguite forti proteste da parte dei cinesi, con editoriali dai toni duri sulla stampa statale.
Giovedì il ministero degli Esteri cinese ha convocato l’ambasciatore giapponese a Pechino e il giorno successivo il ministero degli Esteri giapponese ha convocato l’ambasciatore cinese a Tokyo. Nel weekend Pechino ha consigliato ai propri connazionali di evitare i viaggi in Giappone (oggi a risentirne sono i titoli alla Borsa nipponica: Shiseido ha perso l’8,69%, la compagnia aerea Ana ha ceduto il 2,77% e la Jal il 3,89%; Uniqlo ha perso il 5,39%. I cinesi sono al primo posto tra i visitatori stranieri in Giappone). Anche il Ministero dell’Istruzione cinese ha avvertito gli studenti di “pianificare attentamente” i loro programmi di studio in Giappone. Domenica la guardia costiera cinese ha annunciato che stava pattugliando le acque intorno alle isole contese Senkaku/Diaoyu (arcipelago disabitato tra Okinawa e Taiwan). Mentre Tokyo ha dichiarato oggi di aver fatto decollare sabato scorso dei caccia dopo il sospetto avvistamento di un drone cinese tra l’isola di Yonaguni e Taiwan. Pechino fa sapere che al vertice del G20 di questa settimana in Sudafrica il premier cinese Li Qiang non ha intenzione di incontrare la premier nipponica Takaichi. Tokyo teme ritorsioni economiche da parte della Cina: del resto in ogni crisi del passato tra Cina e Giappone Pechino attinge ad un manuale ben collaudato: “il copione abituale ha previsto in passato misure quali indagini sulle imprese giapponesi, blocco di determinate esportazioni e/o importazioni, vessazioni/arresti di cittadini giapponesi”, nota Bill Bishop, autore della newsletter Sinocism.