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 2025  novembre 17 Lunedì calendario

Milano-Cortina, comincia lo show. Il grand tour della torcia olimpica

Forse, basterebbe dire del mitico signor Dario. Più che una torcia umana, un uomo con il fuoco dentro, e in mano. Dario Pivirotto, classe 1936 da Vinigo di Cadore, Belluno, a vent’anni portò la fiaccola olimpica nel viaggio verso il tripode di Cortina 1956, e quando ne aveva settanta replicò il gesto fisico, ma soprattutto simbolico, per i Giochi invernali di Torino 2006. Ora, sulla soglia dei novant’anni, Dario Pivirotto sarà uno dei 10mila tedofori di Milano Cortina 2026. Non si spegne mai il fuoco quando si crede nella luce. Il viaggio della torcia dentro il cuore e le budella dell’Italia comincia il 6 dicembre per chiudersi esattamente due mesi più tardi, nel momento più solenne della cerimonia d’apertura a San Siro (una prece).
Racconterà lo spirito di un paese unico e per fortuna irripetibile: gli italiani, ancor più dell’Italia, per un’idea di bellezza un po’ meno scontata. Grandi storie degli angoli, paesaggi straripanti – Venezia, Taormina, Amalfi, il Monte Rosa… – ma soprattutto borghi e contrade, perché è in quelle fessure che nasce e vive la nazione con più siti Unesco al mondo. Dodicimila chilometri per ricordarci chi siamo, dentro 110 province e 300 comuni (in 60 si terrà, a sera, una festa di piazza), dove l’infinita staffetta (ogni tedoforo corre non più di duecento metri) fa rivivere il sogno di Olimpia anche in un tempo dissacrante e svagato come il nostro. Perché il fuoco, ragazzi, il fuoco brucia.
Si sa che il segreto dell’ultimo tedoforo si svela solo nell’istante topico, come ad Atlanta 1996, quando apparve come una divinità un Muhammad Alì tremante eppure indomito. Nulla mai potrà avvicinare quell’emozione, però avanti con la fantasia. In attesa di scoprire cosa s’inventeranno stavolta gli organizzatori, si svelano i primi nomi noti che recheranno la fiamma: Jasmine Paolini e Giuseppe Tornatore, Flavia Pennetta e Alessandra Mastronardi, Marco Belinelli e Giacomo Agostini, Pecco Bagnaia e Achille Lauro, forse vestito da torcia (tra i tedofori c’è anche un cane che si chiama Chico, non vogliamo saperne di più).
Ma il senso del viaggio lo racconteranno soprattutto personaggi portatori di un più alto significato, oltre che della scintilla: come Franco e Andrea Antonello, padre e figlio uniti nel cammino contro l’autismo, la campionessa paralimpica Chiara Vingione oppure la panettiera Lucia Tallone, che in un piccolo borgo della Marsica, Villa San Sebastiano, ha ridato vita al forno del paese e un nuovo senso alla comunità. “La torcia olimpica rappresenta l’attesa e l’orgoglio, è un’appartenenza che ancora emoziona”, racconta Maria Laura Iascone, direttrice delle cerimonie olimpiche. “Vogliamo un racconto di gruppi, ambienti sociali, geografia ma soprattutto storia. Perché nessuno è davvero comune. La gente ha palpitato oltre le transenne persino durante le prove del viaggio della torcia, quando il fuoco ancora non c’era ma tutto il resto sì. Soltanto l’Italia può raccontarsi così”.
Prendete note dei luoghi dove rincorrere il fuoco. La fiamma parte da Olimpia il 26 novembre (quella Paralimpica, invece, viaggerà in Italia dal 24 febbraio al 6 marzo, portata da 501 tedofori), arriva a Roma il 4 dicembre, a Natale sarà a Napoli e brinderà al Capodanno a Bari. Il 26 gennaio giungerà a Cortina, a 70 anni esatti da “quella volta”. La portano anziani e ragazzi nati prima del 5 dicembre 2011, non possono farlo i politici o chi sia impegnato in qualche campagna elettorale, meno che mai i condannati penali o per doping, e neppure chi ricopra cariche religiose: peccato, perché un tedoforo vestito di bianco farebbe la sua figura (lo sciatore provetto Karol Wojtyla, a suo tempo lo avrebbe fatto volentieri).
Il rito dei tedofori è un momento che non si dimentica, a partire dal loro punto di raccolta mattutino, poi tutti sulla navetta che li “rilascia” nel luogo stabilito e poi un’altra li raccoglierà, vestiti di tutto punto. Se la fiamma si spegne, nel convoglio c’è chi è subito pronto a riaccenderla. Rispetto al passato, non è acquistabile: ne sono state prodotte in numero sufficiente, non di più.
La prima torcia della storia risale a Berlino 1936, era d’acciaio e argento. Quella di Roma 1960, classicissima e bronzea, fu ideata da un archeologo, Amedeo Mauri. Questa di Milano Cortina è minimalista, l’ha progettata un italiano, Carlo Ratti, è di ottone e alluminio e ha uno scopo preciso: non prevaricare la fiamma, dunque cercherà di passare abbastanza inosservata (si chiama, non a caso, Essential) con linee che ricordano un po’ una vuvuzela. Una torcia destrutturata, come a volte fanno certi pasticceri con i cannoli. Ma quello che conta è il contenuto, la luce più della lucerna.