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 2025  novembre 17 Lunedì calendario

Contrabbando di sigarette, torna il business miliardario: l’Italia crocevia del traffico

Gli scafi blu, i potenti motoscafi invisibili di notte che la camorra utilizzava negli anni Settanta per fare la spola con le navi cargo che portavano le “bionde” in Italia, sono solo una foto ricordo. «Ogni nave contrabbandiera scaricava non meno di 35-40mila casse di sigarette a viaggio», raccontò Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone quando ancora per Cosa nostra era un traffico fiorente.
Oggi il contrabbando di tabacco, che sembrava essere diventato residuale nell’economia delle mafie, ha cambiato pelle e ripreso vigore. Non è più il traffico di sigarette autentiche che travalicano i confini senza pagare dazio, adesso l’Italia è diventato strategico crocevia di un business ben più lucroso, con prodotti interamente falsi, dal tabacco al packaging realizzati in fabbriche con macchinari all’avanguardia, centinaia di operai schiavi, e una spaventosa capacità di produzione: 2.500 tonnellate di tabacchi sequestrati, 1,2 miliardi di euro di giro d’affari, stando alle stime (assai per difetto) dell’ultimo report della Guardia di finanza che definisce il nuovo contrabbando di sigarette «il bancomat della criminalità organizzata». Proprio per la peculiarità di questo tipo di traffico di monetizzare immediatamente e con una certa facilità investimenti che, stando alle fabbriche scoperte dalle Fiamme gialle negli ultimi mesi, sono assai consistenti.
A settembre, alle porte di Cassino, la scoperta dell’enorme bunker sotterraneo che ospitava la più grande fabbrica di tabacchi clandestini mai sequestrata in Europa: tre linee produttiva capaci di sfornare sette milioni di sigarette al giorno. Una catena di montaggio attiva 24 ore su 24 per assemblare 2,7 miliardi di sigarette in un anno, valore sul mercato 900 milioni di euro. E poi, poche settimane dopo, la scoperta nel Torinese di un piccolo distretto industriale del contrabbando, con ben cinque opifici e due depositi. Anche in questo caso cifre impressionanti: sequestrate 230 tonnellate di tabacco e 22 tonnellate di sigarette già confezionate, giro d’affari di 175 milioni di euro. Nei mesi precedenti, anche se di dimensioni più ridotte, fabbriche analoghe erano state scoperte a Foggia e Piacenza.
Ma perché questo epocale cambio di passo nel contrabbando di tabacchi? E da chi è gestito? «Il trend più recente dei gruppi criminali meglio organizzati – spiegano dal comando generale della Finanza – è quello di concentrare la produzione delle sigarette presso i mercati di sbocco in modo da evitare del tutto i controlli alle frontiere e ridurre i costi di trasporto». Trend confermato dall’ultimo documento di Europol sulle più importanti minacce criminali nell’Unione europea che rileva come la produzione illecita di tabacchi è sempre più on site in impianti di produzione moderni e professionali situati vicino ai mercati di destinazione. Che sono prevalentemente quelli del nord Europa dove un pacchetto di sigarette costa anche più del doppio che in Italia e dunque lo smercio di prodotti contraffatti assicura maggiori ricavi. Ma c’è anche il mercato delle vendite online e il sospetto che i prodotti possano finire nel circuito legale dei tabaccai. Le vie del tabacco clandestino partono prevalentemente dal sud-est asiatico e dall’area balcanica ma nelle fabbriche clandestine scoperte in Italia non arriva solo il tabacco: tutti i singoli pezzi che concorrono all’assemblamento del prodotto finito, dalle cartine, al packaging alle etichette sono contraffatte e hanno provenienze diverse.
Quel che sorprende è che a gestire le fabbriche clandestine impiantate in Italia sono le mafie dell’est Europa: romeni, moldavi, ucraini. E anche la manovalanza impiegata negli opifici, con ritmi e condizioni di lavoro da nuovi schiavi del terzo millennio, arriva dagli stessi Paesi. Questo almeno è quello che appare dalle indagini che stanno ancora muovendo i primi passi. Certo, appare assai improbabile che soprattutto camorra e ‘ndrangheta abbiano lasciato campo libero ai clan dell’est Europa per operare all’interno del territorio italiano un business così lucroso. Che, per altro verso, parte da investimenti notevolissimi, dunque messi in campo da organizzazioni che hanno la liquidità necessaria. Se c’è una cosa che di queste fabbriche clandestine ha impressionato gli ispettori dei grandi marchi di sigarette venuti a dare un’occhiata, sono le linee produttive di assoluta avanguardia. Come quelle utilizzate dalle case madri.