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 2025  novembre 15 Sabato calendario

Caro-energia, salari bassi, azzardo La nuova povertà: +43% in 10 anni

Aumenta il costo della vita, diminuiscono i salari. In dieci anni la povertà assoluta in Italia ha investito un numero sempre maggiore di famiglie: quelle indigenti sono aumentate del 43,3%. È quanto emerge dal ventinovesimo Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale, intitolato “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, che approfondisce i dati diffusi dall’Istat. Secondo il report la povertà si è ormai sedimentata nel nostro Paese: coinvolge nuove fasce di popolazione ed è sempre più difficile uscirne. Basti pensare che nel 2024 i Centri di Ascolto Caritas hanno sostenuto 277.775 famiglie, il 3% in più rispetto al 2023 e addirittura +62,6% se si guarda indietro fino al 2014. Si parla ormai di un fenomeno «cumulativo e interconnesso»: spesso al disagio economico si uniscono la mancanza o perdita di un’abitazione, i problemi legati alla salute mentale e alle dipendenze, la povertà educativa e culturale, la perdita di autosufficienza, la condizione migratoria irregolare, gli svantaggi connessi all’ex-detenzione, ma anche condizioni di abuso e sfruttamento. Le donne non autonome economicamente, inoltre, sono più a rischio violenza domestica. Dati su cui pesano anche l’aumento dei prezzi dei beni alimentari – +25% dal 2021 a oggi -, complici l’invasione dell’Ucraina, gli eventi climatici avversi e le speculazioni, il caro bollette e la crescita esponenziale del gioco d’azzardo: dai 35 miliardi di euro giocati nel 2006 siamo arrivati a 157 miliardi giocati nel 2024, con un +349%.
Nel rapporto Caritas si analizza la questione dei salari: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha certificato che i salari reali in Italia restano inferiori del 7,5% rispetto all’inizio del 2021, nonostante un incremento nell’ultimo anno dovuto al rinnovo di diversi contratti collettivi. E ancora: tra il 1990 e il 2020 l’Italia è stato l’unico Paese dell’area Ocse con salari reali medi in calo (-2,9%), mentre la quota di lavoratori a basso salario è salita dal 25,9% al 32,2%. Le categorie più colpite sono i giovani tra i 16 e i 34 anni, le donne, residenti nel Mezzogiorno e chi ha contratti part-time. Nel rapporto Caritas si legge che «mettendo queste dinamiche reddituali nel contesto globale si nota un vistoso arretramento della maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori italiani con redditi medio bassi all’interno della distribuzione globale dei redditi». E anche: se alla fine degli anni 80 le lavoratrici e i lavoratori italiani compresi nel 30% più povero della distribuzione salariale «mantenevano un vantaggio nella distribuzione mondiale dei redditi, nonostante lo svantaggio relativo nazionale», oggi «tali redditi della medesima fascia della popolazione lavorativa permettono di stare appena al disopra dei redditi della metà dei lavoratori nel mondo».
Dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2024 dell’Istat emerge anche altro: nel 2024 l’aspettativa di vita alla nascita si è attestata a 84,1 anni, contro una media Ue di 81,7, collocando il nostro Paese ai vertici della classifica europea di longevità, ma le condizioni di benessere economico sono peggiori rispetto alla media Ue. Il rischio di povertà riguarda il 18,9% della popolazione, rispetto al 16,2% della media europea. Nel confronto con gli altri paesi l’Italia presenta «significativi svantaggi» nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione al 67,1%, 8,7 punti sotto la media Ue. Tra le donne il tasso scende al 57,4% in Italia, contro il 70,8% dell’Ue. Nel campo dell’istruzione e formazione siamo nelle ultime posizioni per diplomati e laureati, con solo il 31,6% della popolazione tra i 25 e i 34 anni laureata, contro il 44,1% nell’Ue, e il 66,7% delle persone di 25-64 anni con un diploma di scuola secondaria di secondo grado, contro l’80,5% Ue. Sul fronte dell’innovazione e della ricerca non va meglio: l’Italia investe meno in ricerca e sviluppo: 1,37% del Pil, contro il 2,22% dell’Ue.
Anche un altro dato viene considerato significativo: si è allargato di molto il divario tra chi ha molto e chi ha poco. Dalle analisi emerge che il patrimonio medio dei 50mila adulti più ricchi del Paese è più che raddoppiato dagli anni Novanta, mentre quello dei 25 milioni di italiani più poveri si è ridotto di oltre tre volte: oggi è di circa 7mila euro pro capite. Almeno 10 milioni di italiani hanno risparmi liquidi inferiori ai 2.000 euro, mentre i miliardari sono saliti a 65.