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 2025  novembre 13 Giovedì calendario

Dozulè, non ci sono mai state apparizioni: Leone XIV smentisce il culto della grande croce in Normandia

Davanti a una grande croce bianca di cinque metri, eretta più di cinquant’anni fa su una collinetta di un paesino in Normandia, hanno pregato ogni giorno migliaia di persone, e ancora oggi continuano a farlo. Nonostante il diveto autorizzato in questi giorni da Papa Leone XIV. La croce venne eretta dopo che una signora francese, Madeleine Aumont, scomparsa nel 2016, aveva ricevuto l’indicazione da Cristo durante una apparizione, di fare costruire proprio a Duzolè, una grande croce. Inizialmente doveva essere di oltre settecento metri, ma poi è stata ridimensionata a soli cinque metri, visto che negli anni ottanta persino il vescovo locale si impuntò dicendo che non c’erano mai state apparizioni o messaggi celesti. Eppure il movimento legato alle apparizioni della signora Aumont è andato avanti ugualmente, crescendo non solo in Francia in modo cospicuo, per diffondere la volontà celeste: «Mio Padre ha benedetto e santificato questa città, e tutti coloro che verranno a pentirsi ai piedi della Croce gloriosa, io li farò risorgere nello Spirito del Padre mio. Lì troveranno Pace e Gioia. Dite al sacerdote di far innalzare lì la Croce Gloriosa e di costruire un santuario ai suoi piedi. Tutti verranno lì per pentirsi e trovare Pace e Gioia».
Cinquant’anni dopo questi fatti il Vaticano ha decretato con assoluta certezza che non c’è mai stato nulla, che si può scorgere alcun fenomeno spirituale e mistico.
In poche parole a Dozulè si è rappresentata solo una bufala. Con una lettera a firma del cardinale prefetto Victor Manuel Fernández (ma la decisione è stata approvata da Leone XIV lo scorso 3 novembre) il Dicastero della Fede ha dichiarato che il fenomeno delle presunte apparizioni avvenute a Dozulé è «da ritenersi, in maniera definitiva, come non soprannaturale, con tutte le conseguenze di questa determinazione».
Tra gli elementi problematici evidenziati nei messaggi diffusi c’è l’aver paragonato «la croce richiesta a Dozulé a quella di Gerusalemme», il che «rischia di far confondere il segno con il mistero, e di dare l’impressione che si possa ‘riprodurre’ o ‘rinnovare’ in senso fisico ciò che Cristo ha già compiuto una volta per sempre». Il Vaticano sottolinea inoltre che «alcune formulazioni contenute nei presunti messaggi di Dozulé insistono nella costruzione della ‘Croce Gloriosa’, quale segno nuovo, necessario alla salvezza del mondo, o mezzo privilegiato per ottenere il perdono e la pace universale. Si parla a volte di ‘moltiplicare il segno’, come se tale diffusione costituisse una missione imposta da Cristo stesso», si legge nella lettera. 
Dunque, al centro del documento del prefetto Fernández non c’è solamente la “non soprannaturalità” delle “presunte apparizioni”  ma anche la Croce (tra l’altro mai costruita) a Dozulè. Avrebbe dovuto essere tutta illuminata e raggiungere l’altezza considerevole di 738 metri, con bracci di 123 metri, secondo le precise indicazioni fornite nella terza apparizione del 7 dicembre 1972, quando Gesù avrebbe detto a Madeleine: «Dite al sacerdote di far innalzare lì la Croce Gloriosa e di costruire un santuario ai suoi piedi. Tutti verranno lì per pentirsi e trovare Pace e Gioia». 
Il problema del Vaticano ora è come affrontare il movimento che nel frattempo, da quel paesino della Normandia, si è diffuso nel mondo dove sono state innalzate decine e decine di croci.  Il Dicastero per la Dottrina della Fede ribadisce che «nessuna rivelazione privata deve essere considerata un obbligo universale o un segno che si imponga alla coscienza dei fedeli, anche qualora insieme a tali fenomeni si producano frutti spirituali. La Chiesa incoraggia le espressioni di fede che conducono alla conversione e alla carità, ma mette in guardia da ogni forma di ‘sacralizzazione del segno’ che porti a considerare un oggetto materiale come garanzia assoluta della salvezza».