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 2025  novembre 13 Giovedì calendario

Andreose: una vita tra Moravia, Eco e pettegolezzi (editoriali)

Mario Andreose, perché a 91 anni ha scelto di raccontarsi in Un’educazione veneziana?
Senza nessuna nostalgia mi premeva svelare ai lettori, nonché ad amici e colleghi, come sono diventato quello che sono.
Figlio di un fornaio, studia in una scuola di carità. Cosa le hanno regalato indigenza ed educazione religiosa?
Senso di disciplina e solidarietà per il mio prossimo.
Cresce a Venezia tra gli anni 40 e 50 in un milieu culturale diviso tra la Mostra del Cinema e la Biennale.
Una fortuna essere veneziano in quella stagione dorata dove i caffè erano affollati di artisti. Un clima irripetibile. Dalle stelle di Hollywood in trasferta in laguna agli ospiti di casa Guggenheim.
Si forma sui classici di tutte le letterature ma Furore di John Steinbeck ha un impatto decisivo.
Chiudo il libro e mi consacro a una militanza ideale di sinistra, in sintonia con i comizi di Nenni e Togliatti sulla condizione degli umili.
Si trasferisce a Milano alla fine degli anni 50 e comincia l’avventura nell’editoria a Il Saggiatore. È lei a tradurre Il secondo sesso di Simone de Beauvoir.
Ero un redattore e completai la traduzione, ancora oggi l’unica in circolazione, come lavoro di ufficio. Infatti non ho mai percepito una lira di diritti.

È stato amico oltre che editore di svariati autori al timone della Bompiani dal 1982. È a casa di Moravia il giorno della sua morte.
Era mia consuetudine raggiungere Moravia a Roma per consegnargli personalmente la prima copia di ogni suo nuovo libro. Lo faccio anche in quella fatale mattina del 1990 con Vita di Moravia, libro intervista con Alain Elkann. Lo trovo disteso sul pavimento del bagno con un asciugamano sui fianchi. Una scena triste ma piena di dignità.
Riesce a strappare Sciascia alla concorrenza.
Approfittai di una delle cicliche crisi Einaudi (De Carlo passò con noi proprio in virtù della brutta aria che tirava a Torino). Risentito contro la critica che allora lo reputava uno scrittore di gialli, Sciascia accolse con favore la mia proposta di raccogliere tutte le sue opere nella nuova collana dei Classici che avevo approntato per sottrarre Moravia dalle mire della Mondadori. Peccato che in seguito gli eredi abbiano dirottato su Adelphi.
Bufalino, star della Sellerio, approda in Bompiani e vince nel 1988 il premio Strega con Le menzogne della notte.
A propiziare il suo cambio di casacca fu la presenza di Elisabetta Sgarbi. Infatti fu suo il voto di scarto decisivo che gli fece vincere il Campiello nel 1981 con Diceria dell’untore. Vittorio premeva per Anna Banti che poi arrivò seconda ma Elisabetta, allora giurata popolare, le preferì appunto lo scrittore siciliano.
Il colpaccio su Calvino invece non le riesce.
La vedova mi disse a muso duro che suo marito non sarebbe mai stato pubblicato dallo stesso editore che aveva in catalogo Moravia. Mai comprese le ragioni di tanta ostilità.

Con Umberto Eco un’amicizia lunga trentacinque anni. Uno degli episodi più singolari risale ai tempi del Pendolo di Foucault.
Sì, ero a Bologna per una fiera e ci ritroviamo per un caffè. Lui si presenta con un malloppo di carta infilato in un sacchetto del supermercato. Me lo porge e mi annuncia: ‘È il mio nuovo romanzo. Se ti piace, pubblicalo. Solo una cortesia: il titolo deve restare Il pendolo di Foucault’
. Lo leggo subito, passo la notte insonne. Erano otto anni che lo aspettavamo dopo il successo del Nome della rosa. Mi manca molto. Ricordo che, diretti all’ospedale per le sue sedute di chemio, gli tenevo compagnia raccontando pettegolezzi editoriali mentre lui guidava e ascoltava Chopin.
Il suo fiuto editoriale ha fatto mai cilecca?

Quando in Bompiani Elisabetta Sgarbi insistette per acquisire Paulo Coelho tentai di dissuaderla, perplesso di fronte al misticismo new age. Fortuna che Elisabetta non mi ha dato retta. È l’autore che ha venduto più copie di tutti.

Il sodalizio con Sgarbi prosegue ora al timone della Nave di Teseo di cui lei è presidente. Un rammarico per autori che non sono nel vostro catalogo?
Mi sorprende che due autori lanciati e promossi da Elisabetta abbiano infine scelto di collocarsi altrove. Mi riferisco a Kureishi e Scurati.
È vero che la sua carriera è stata a rischio nel 2005 a causa del Dizionario Bompiani delle Opere?
Per rendere più commerciale il Dizionario decisi di inserire anche autori contemporanei. Il direttore di sezione omette il nome di Susanna Agnelli, autrice di un solo libro sia pure fortunato come Vestivamo alla marinara. Ricevo la chiamata dell’allora amministratore delegato Rcs (la cui proprietà era della famiglia Agnelli) che turbato mi domandò come avevamo potuto incorrere in una simile svista. Pare fosse stato Garboli, editor e sodale della sorella dell’Avvocato, a fare la soffiata. La bufera si spense presto. Sono ancora qui.