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 2025  novembre 13 Giovedì calendario

In Giappone la paura degli orsi rompe un tabù: la polizia può usare i fucili in città

Tredici morti, oltre cento feriti e un Paese intero in allarme. Nelle prefetture del nord, la gente cammina con i campanelli legati alle borse e evita le foreste. Il governo rompe un tabù e autorizza la polizia a sparare: per la prima volta, gli orsi diventano un’emergenza nazionale.
Le forze dell’ordine in Giappone potranno usare i fucili per abbattere gli orsi in città. È l’effetto di una revisione straordinaria delle rigide normative sulle armi da fuoco, dopo una serie di attacchi mortali che hanno spinto perfino l’ambasciata statunitense a Tokyo a lanciare un’allerta per la fauna selvatica.
Da aprile, tredici persone sono state uccise in tutto il Paese: contadini sorpresi nei campi, residenti assaliti davanti a casa, passanti aggrediti nei pressi di scuole e supermercati. Un cucciolo di orso ha costretto alla chiusura per oltre un’ora la pista di decollo dell’aeroporto di Iwate.
L’Agenzia Nazionale di Polizia (Npa) ha spiegato che la revisione è dovuta “all’insufficiente potenza delle pistole attualmente in dotazione agli agenti”. Le nuove misure prevedono l’invio di unità armate nelle regioni settentrionali di Iwate e Akita, dove si sono verificati la maggior parte degli attacchi.
Gli agenti saranno formati dai cacciatori locali prima dell’avvio delle operazioni, fissato per oggi 13 novembre. Le truppe già dispiegate in supporto non porteranno armi da fuoco: saranno dotate di spray anti-orso, protezioni e lancia-reti per trasportare le trappole.
La paura nel nord del Giappone ha un nome e un volto. Quello di Keiji Minatoya, 68 anni, pasticcere nella prefettura di Akita, sopravvissuto a un attacco nel 2023.
“Un orso è uscito di corsa dal mio garage, mi ha atterrato e mi ha morso il viso”, racconta. “Pensavo: ‘Ecco come morirò’”.
Da allora, le segnalazioni di animali che si spingono nei centri abitati si moltiplicano. Gli scienziati collegano il fenomeno alla carenza di cibo – in particolare di ghiande – e allo spopolamento rurale, che lascia sempre più aree montane deserte. Le montagne, spiegano i ricercatori, sono “sovraffollate di orsi affamati”.
Nella prefettura di Akita, gli incidenti stradali legati agli orsi sono quintuplicati nel 2025, raggiungendo un record di 118 casi. Solo in ottobre si sono contate 66 collisioni, spesso in prossimità di zone residenziali. L’80% è avvenuto su strade statali o comunali.
Il governo ha censito oltre 20.000 avvistamenti di orsi tra aprile e settembre, il dato più alto degli ultimi cinque anni. Nello stesso periodo, gli attacchi a persone hanno superato quota 100, con tredici vittime.
Le autorità stanno valutando sistemi di allerta più rapidi e una gestione delle risorse alimentari naturali per evitare che gli animali si avvicinino alle città. Ma la paura cresce: nei villaggi si raccomanda di restare in casa dopo il tramonto e di portare campanelli per segnalare la propria presenza nei boschi.
La crisi ha colpito duramente il turismo nel nord-est, proprio nel periodo più redditizio dell’anno: il “koyo”, la stagione del foliage autunnale.
Nella regione di Tohoku, gli onsen – i tradizionali stabilimenti termali – registrano un crollo delle prenotazioni. Parchi e sentieri vengono chiusi a ogni avvistamento. A Iwate, cinque persone sono morte da aprile, e gli operatori locali parlano di un “autunno perduto”.
Il parco Senshu di Akita, celebre per i colori d’autunno, è stato chiuso a fine ottobre dopo ripetuti avvistamenti. Nella vicina Miyagi, le autorità hanno installato cartelli in quattro lingue – giapponese, inglese, coreano e cinese – e rafforzato le pattuglie.
Molti ryokan e attività turistiche del Tohoku si preparano a “un lungo inverno di incertezza”.
Il 28enne Kakeru Matsuhashi, uno dei pochi “Matagi”, cacciatori tradizionali del Giappone, parla con tono amaro: “Sentiamo notizie quasi ogni giorno di persone attaccate o ferite. Sta diventando qualcosa di personale, ed è semplicemente spaventoso”.
Nella sola prefettura di Akita, quest’anno le vittime sono il doppio del precedente record. I cacciatori, un tempo migliaia, oggi sono meno della metà rispetto agli anni ’80. Secondo i dati ufficiali, nel 2020 se ne contavano circa 220.000, la maggior parte con più di sessant’anni.
Tra il 2023 e il 2024 sono stati abbattuti oltre 9.000 orsi, e più di 4.200 solo tra aprile e settembre di quest’anno.
Da trent’anni, il dottor Hajime Nakae, dell’Ospedale Universitario di Akita, cura le ferite causate dagli orsi. Oggi avverte: “La loro natura sta cambiando. In passato un orso spaventato colpiva e fuggiva. Ora ti carica da circa dieci metri e poi ti salta addosso”.
Il ricercatore Naoki Ohnishi, del Forestry and Forest Products Research Institute, spiega: “La popolazione di orsi ha superato la capacità delle montagne di contenerli”. E aggiunge: “Abbatterli per ridurne il numero è l’unico modo efficace per far calare il rischio per la popolazione locale”.
Gli scienziati come Shinsuke Koike, professore all’Università di Agraria e Tecnologia di Tokyo, ricordano che “con il contatto con gli esseri umani, i cuccioli diventano meno timorosi e sviluppano un gusto per i frutti comuni come i cachi”.
Nel frattempo, le speranze immediate sono affidate al ciclo naturale: il letargo.
“Almeno in questo – spiegano Koike e Ohnishi –, i modelli di comportamento degli orsi non sono cambiati”.
Il Giappone, terra di equilibrio e natura venerata, oggi convive con un nemico che non riesce più a tenere lontano. Un’emergenza che non riguarda solo gli orsi, ma il fragile confine tra uomo e natura che, sempre più spesso, si spezza creando un problema che viene gestito con le armi, spesso senza risolverlo.