Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2025  novembre 13 Giovedì calendario

Sci, il caro-prezzi frena gli italiani: “Ormai il 70% dei turisti è straniero”

La montagna tira più che mai. Prima il bisogno di aria buona e spazi all’aperto come conseguenza della pandemia, ora il traino dell’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. In mezzo c’è anche lo zampino della moda, che indica le terre alte come meta di tendenza molto più di mari, laghi o colline.
Tutti gli indicatori registrano una crescita globale del turismo in quota, sia col caldo sia d’inverno. L’estate si è chiusa con un +4.2 di arrivi sopra quota mille. L’ultimo osservatorio di JFC stima per la stagione bianca alle porte un incremento di presenze in quota del 3.8%, per un fatturato globale della filiera che per la prima volta sfonderà la soglia dei 12 miliardi.
Ma è tutto oro la neve che luccica? Non proprio. La stessa indagine di JFC – e noi de La Stampa, da anni – specifica che il saldo positivo dei visitatori è in realtà una lente distorta. Il segno più è infatti drogato soprattutto dal crescere dei turisti stranieri, aumentati solo nell’ultimo anno dell’8%. Mentre il turismo cosiddetto domestico è un’emorragia continua: -4% solo nell’ultimo anno, con addirittura un allarmante -14.5% di visitatori giornalieri.
Raffiche di aumenti, dagli hotel alle lezioni di sci
In particolare, per il prossimo inverno, JFC prevede un crollo delle costosissime settimane bianche (spesa media: 1545 euro a persona, oltre 4000 euro per una famiglia di tre persone) a beneficio di short break e weekend lunghi, il cui costo lievita comunque del 9% rispetto al 2024.
Dopo i rincari dell’estate in quota (+7.2% a livello nazionale), «trascorrere una vacanza sulla neve costerà in media il 5.8% in più rispetto allo scorso inverno – spiega Massimo Feruzzi di JFC –. Il 4/5% in più ristorazione e lezioni di sci, oltre il 6% in più le settimane bianche, quasi il 9% di aumento alloggi e ospitalità alberghiera».
Già l’inverno scorso gli operatori montani avevano ritoccato i prezzi mediamente del 10%. Quest’inverno lo scenario si ripete
, nonostante le bollette non siano più bollenti di dodici mesi fa e l’inflazione si sia raffreddata. Un salasso che non è passato inosservato anche ad Assoutenti: «Prezzi e tariffe sono talmente aumentati da spingere una consistente fetta di cittadini a rinunciare del tutto alla classica settimana bianca. Non a caso i numeri ufficiali hanno registrato lo scorso anno una forte contrazione delle presenze domestiche in montagna, con circa un milione di italiani in meno sulla neve, che arrivano a -4 milioni rispetto al 2023».
Ecco dunque spiegata la previsione di JFC di una stagione invernale non più da tutto esaurito, anche in periodi di altissima stagione come a Natale e a Carnevale, quando le strutture saranno «sì full, ma non sold out».
Alla vigilia della riapertura della stagione sciistica, l’associazione consumatori ha realizzato un report mettendo a confronto le tariffe degli skipass dal 2021 a oggi. «In quattro anni i rincari dei giornalieri possono arrivare a sfiorare il +40% – denuncia Assoutenti –. È il caso per esempio di Livigno, il cui prezzo dello skipass in alta stagione passa dai 52 euro del 2021 agli attuali 72 euro (+38.5%). Per lo Ski Civetta gli aumenti del giornaliero, nello stesso periodo, segnano +34.6%, +30.7% sulla Vialattea; a Bormio il biglietto è rincarato del +30.4%, +28.4 il giornaliero Dolomiti Superski, +23.2% a Courmayeur».
A onor del vero, considerate promozioni varie e scontistiche per giovani, anziani, famiglie e riduzioni online, il prezzo medio degli skipass in Italia è di poco superiore ai 50€. Però è un fatto che ormai per acquistare in biglietteria un giornaliero adulto si spendono dai circa 58 euro della Vialattea e di La Thuile ai 72 euro di Livigno, fino agli 86 euro degli impianti Dolomiti Superski. Dai 54 euro dell’inverno 2015/16 significa un balzo del +59% in un decennio: applicando lo stesso ritmo di crescita del +4.8% annuo, lo skipass Dolomiti Superski sfonderà la soglia dei 100€ nel giro di quattro anni.
 
Gli stessi skipass con prezzo dinamico (prima li acquisti online, più risparmi) in teoria avrebbero dovuto rappresentare un’opportunità di risparmio per gli sciatori; a conti fatti si sono invece rivelati un ulteriore strumento di ricavo per le società impianti. «I nuovi rincari applicati dagli operatori turistici appaiono del tutto ingiustificati e inaccettabili – dice il presidente Assoutenti, Gabriele Melluso –. Sia perché l’inflazione in Italia è sotto controllo, sia perché le tariffe energetiche che nel 2022 avevano aggravato i costi a carico dei gestori degli impianti sono tornate alla normalità».
Carissima neve. Non è un caso che gli stranieri già da anni abbiano superato gli italiani sulle nostre piste, specie per quanto riguarda la settimana bianca. Ormai la proporzione è intorno al 40% di clientela domestica contro il 60% di sciatori esteri. Percentuale che si avvicina al 70% nelle località più esclusive, tipo la dolomitica Alta Badia. L’inverno scorso in Val Gardena i turisti stranieri sono stati addirittura il 73%: tre su quattro. Idem a Cortina.
A proposito: non c’è dubbio che l’Olimpiade invernale del 2026 rappresenterà un volano per la montagna bianca italiana, ma l’indagine previsionale di JFC mette al contempo in guardia dal «pericolo di un possibile allontanamento da parte dei clienti abituali delle località alpine coinvolte dai Giochi, dai proprietari di seconde case e di potenziale nuova clientela». La causa? «La viabilità difficoltosa, i comprensori parzialmente inagibili per via delle gare» e sì, anche «l’impennata dei prezzi». Insomma, nevica sul bagnato.
In generale il turismo alpino si sta sempre più orientando verso formule “premium”. Lo stesso direttore marketing del comprensorio Dolomiti Superski, Marco Pappalardo, ha ammesso a La Stampa che «per via degli alti costi che comporta, lo sci si sta orientando sempre più verso una clientela internazionale e alto spendente. Nel lungo periodo sarà uno sport d’élite, appannaggio solo di chi se lo potrà permettere, e questo aumenterà la marginalità per noi operatori».
 
Sì, perché lo skipass è solo una delle voci di spesa durante una vacanza sulla neve. E neanche quella più importante, considerato che per le stazioni invernali gli incassi di giornalieri e settimanali valgono appena il 15/20 delle entrate. Poi ci sono i costi di hotel, ristoranti, spuntino in rifugio, lezioni di sci, noleggio e pure dei parcheggi nei dintorni degli impianti.
Per dire: sempre secondo lo studio di Assoutenti, alberghi e alloggi hanno subito in quattro anni incrementi medi del 26% in Valle d’Aosta, del 33% nelle stazioni venete e del 36% in quelle dell’Alto Adige. I servizi legati alla ristorazione sono invece rincarati dal +16% in Valle d’Aosta fino al +26% nelle province di Belluno e Bolzano e Belluno.

Il risultato? Una sensibile diminuzione dei giorni di vacanza per l’italiano medio: un trend sempre più marcato, assieme a un anticipo delle prenotazioni o, al contrario, a booking sotto data per cogliere eventuali offerte last-minute. E poi, sempre nell’ottica di contenere i costi e anche l’affollamento, una diluizione delle vacanze anche al di fuori dei canonici periodi di alta stagione, specie nelle località più blasonate dove i servizi sono sì migliori ma i prezzi inevitabilmente più salati.
Ma più di tutto, la tendenza è: più après, meno ski. Perché è vero che la montagna d’inverno è soprattutto sci in pista, ma non solo. Si possono fare escursioni sulla neve – a piedi, con le ciaspole, con gli attrezzi da scialpinismo –, si può praticare lo sci fondo, il pattinaggio su ghiaccio, ci si può dedicare alle esperienze culturali o ad attività più slow e autentiche.
Soprattutto, trattandosi di vacanza, in montagna ci si può anche semplicemente rilassare e leggere un buon libro davanti al camino. Ebbene sì, Enjoy the silence, per dirla con i Depeche Mode