Corriere della Sera, 13 novembre 2025
Unicredit, Orcel non ci sta: non siamo una minaccia per la sicurezza nazionale
Per Andrea Orcel «il capitolo Bpm è chiuso». UniCredit non ci sta però a passare per il cattivo della storia. «Non possiamo accettare l’affermazione secondo cui saremmo una minaccia per la sicurezza nazionale», ha detto il ceo della banca nel giustificare il ricorso presentato al Consiglio di Stato contro il golden power del governo che, di fatto, ha bloccato la scalata a Bpm. «Non è uno scontro, ma il cda ha il dovere di chiudere il cerchio sull’accaduto e di ottenere chiarezza legale», ha aggiunto Orcel durante l’evento Future of Finance di Bloomberg. Sulla vicenda golden power, peraltro, pende anche una procedura in sede europea, anche se la decisione della Commissione Ue a riguardo non pare imminente. Ieri, intanto, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha incontrato la commissaria Ue ai servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque.
L’addio a Banco Bpm non mette però la parola fine alle acquisizioni di UniCredit in Europa – «Siamo la banca con più opzioni m&a perché operiamo in 13 mercati» – purché alle giuste condizioni e purché generi più valore di quanto UniCredit sia in grado di fare da sola. Orcel ha portato l’esempio di Commerzbank, di cui l’istituto è socio al 26% con facoltà di salire al 29,9%. «Abbiamo investito 6,5 miliardi per costruire la partecipazione che ci dà un ritorno del 20%», ha calcolato. «Per avere lo stesso rendimento avremmo dovuto comprare nostre azioni per 13 miliardi, il doppio». Anche in Germania, però, le ambizioni di UniCredit si sono scontrate con l’opposizione non solo della preda – Commerz – ma anche del governo di Berlino. «Se a un certo punto le parti interessate saranno aperte a discutere dell’enorme valore che potremmo generare per l’Europa e la Germania, noi saremo lì», ha chiarito Orcel.
Quanto ai piani «interni» di UniCredit, Orcel ha detto di voler spingere sull’innovazione, notando che la quinta banca in Italia per clienti è una fintech, Revolut. «Se non sei in grado di batterle, le fintech finiranno per mangiarti», ha avvertito. Che ha lanciato un monito anche ad Amundi, con il quale la banca ha un accordo sulla gestione del risparmio in scadenza nel 2027. «Alla fine del contratto la domanda chiave è se Amundi sarà un partner, le cose andranno in una certa direzione. Se saranno fornitori, andranno in un’altra».
Il governo italiano, intanto, sta valutando di intervenire anche sull’acquisizione di Iveco da parte del gruppo indiano Tata Motor.«Il governo garantirà con gli strumenti a sua disposizione il rispetto dell’interesse nazionale, vigilando affinché l’operazione si sviluppi nel rispetto dei vincoli fissati», ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Parole che sembrano preludere all’applicazione di prescrizioni con il golden power. Urso ha ricordato che Tata si è impegnata a mantenere livelli produttivi, occupazione e stabilimenti per due anni. Un impegno insufficiente per i sindacati che hanno chiesto un confronto al governo.